Sull’invito ad andare a votare si gioca lo sprint finale di questa disordinata corsa di cavalli e di scuderie. E su questo invito si giocano le ultime chances di arrivare sul podio più alto sia di Berlusconi, all’interno del centro destra, sia della coalizione del Pd, nella speciale classifica del partito con più seggi parlamentari. E’ sempre più chiaro che ad un successo dei cinque stelle, ormai più che probabile, non corrisponde automaticamente la governabilità del Paese, al massimo, un mero passaggio parlamentare per vedere chi ci sta. E siccome sono già definite le risposte, la vera partita è la seconda, che riguarda la capacità di mettere assieme una maggioranza intorno al leader Gentiloni. Il vero tema politico che va analizzato è che , per avere queste chances di muoversi in parlamento alla ricerca di una maggioranza, sia Renzi, sia Berlusconi debbono arrivare in piedi, il primo superando la quota Bersani del 24% , il secondo che deve staccare di qualche punto l’alleato rivale Salvini, dimostrando che gli estremi non sono compatibili con una maggioranza, sia a destra che a sinistra. Entrambi i protagonisti, sanno in cuor loro che la mobilitazione di quella parte dell’elettorato fatto di indecisi o di propensi al non voto, può diventare la carta vincente per una serie di motivi: il primo perché entrambi , mettendo l’Europa avanti, si candidano a pompieri di una fase calda e avventuristica, tranquillizzando i mercati finanziari che tremano al solo sentire espressioni come estrema destra ed estrema sinistra; il primo perchè si tratta di un elettorato non giovane, non particolarmente accarezzato dal vento di rinnovamento, incline ad andare avanti con pragmatismo, alla ricerca di una serieta’ che non arriva più che di promesse da gustare, il secondo motivo è che entrambi parlano ai delusi dei loro stessi partiti che poi costituiscono la gran parte della maggioranza silenziosa. Solo che mentre Berlusconi lo deve fare in prima persona, mettendo la sua rinnovata (sic) faccia davanti alle telecamere, il secondo ha il vantaggio di poterlo fare tramite altre figure, che sono Gentiloni e la Bonino, entrambi ai vertici ( primo e seconda) dell’indice di gradimento personale, entrambi affidabili, entrambi che più europeisti non potrebbero essere. L’endorsement fatto da Giorgio Napolitano a Gentiloni vale molto più di quello fatto da Prodi, sia perché il primo è fuori da ogni sospetto di incursione nell’agone politico, sia perché l’ex presidente della repubblica , per la sua estrazione e per le sue abituali frequentazione, antepone il giudizio sull’uomo Gentiloni a ogni altra questione politica : l’essenziale è la continuità di un percorso di risanamento e di rilancio. Insomma anche Napolitano interpreta le inquietudini dei partner europei e indica l’unica strada percorribile che è quella di riporre il paese in mano ad una persona che assicuri tranquillità, buon senso, e comportamenti concreti. All’interno della Margherita lo chiamavano non a caso Camomilla. E sera per sera ha steso tutti i competitor. Adesso Renzi, se vuole limitare le perdite e rimettersi sul quadrato , deve mandare avanti il suo sparring partner che allenamento dopo allenamento è risultato più gradito agli spettatori. ROCCO ROSA
GENTILONI E’ GIA’ BEATO, PER FARLO SANTO CI VUOLE UN MIRACOLO
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