Giorgetti e il semipresidenzialismo all’italiana.

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Che l’obiettivo dell’establishment fosse “Draghi for ever” era chiaro già lo scorso anno in piena pandemia quando i media di regime hanno iniziato a bombardare il governo Conte 2; ma come arrivarci?  Il ministro Giorgetti con la sua proposta non ha fatto altro che scoprire le carte mettendo in chiaro ciò che si intuiva già da tempo. Il punto non è la proposta di Giorgetti, come dice la Costituzionalista Carlassare, è “incostituzionale”;ma la volontà politica. Già il presidente Napolitano ha interpretato in senso semipresidenzialista il suo ruolo, in contrasto con il Titolo II della nostra Costituzione che stabilisce modalità di elezione, compiti e prerogative del presidente della Repubblica. Questo è stato possibile grazie all’accondiscendenza delle forze politiche allora in Parlamento, nonostante  la richiesta di stato d’accusa del M5S del 30 gennaio 2014, per attentato contro la Costituzione, motivata con l’avallo di leggi incostituzionali e rispetto alle vicende sulla trattativa Stato-mafia. Analogamente avvenne per Cossiga  quando il PdS lo mise in stato d’accusa. Cossiga nel 2005 rese noto che in quell’occasione Napolitano gli confidò di non essere stato d’accordo con il suo Partito, lasciando già intravedere una simpatia per il semipresidenzialismo. Fondamentale è stato in entrambi i casi il ruolo del Comitato Parlamentare che ha rispettato le “regole” della politica. Fatta questa premessa Draghi, a Costituzione vigente, non potrà mai essere contemporaneamente Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio e la “ moral suasion “ e un uso semipresidenziale delle prerogative presidenziali previste in Costituzione potrà avvenire alla sola condizione che le forze politiche presenti in Parlamento, o almeno in maggioranza, glielo consentano. Provo a ragionare sulle possibili ipotesi che potrebbero essere messe in campo per realizzare l’obiettivo per un “Draghi for ever”. La prima ipotesi è che Mattarella accetti di essere rieletto alla carica di Presidente della Repubblica fino alle prossime elezioni. In questo arco di tempo, in nome delle innumerevoli emergenze,  vero o false che siano, si avvierebbe un processo di riforma della Costituzione che modifichi da parlamentare in semi presidenziale il nostro sistema politico. Il modello di riferimento potrebbe essere quello francese per cui alle prossime elezioni Draghi dovrebbe presentarsi a capo di una coalizione tipo En Marche! per essere eletto direttamente  dai cittadini e dovrebbe fare affidamento su un’ampia coalizione che tenga insieme le stesse forze politiche dell’attuale maggioranza o la parte maggioritaria di esse. Tale soluzione richiederebbe sia la modifica del Titolo II della Costituzione che della stessa legge elettorale ma soprattutto la rielezione di Mattarella. L’altra ipotesi è che si vada verso il premierato forte ossia verso l’indicazione che viene direttamente dal voto di colui che deve rivestire la carica di Presidente del Consiglio. Questa soluzione richiederebbe comunque il rafforzamento della figura del Presidente del Consiglio, potrebbe passare attraverso l’introduzione della sfiducia costruttiva,  la modifica alla decretazione di urgenza che dovrebbe diventare ordinaria e la nomina dei ministri. Una tale ipotesi non richiederebbe alcuna modifica al sistema elettorale e potrebbe essere di più facile realizzazione, introducendola di concerto al regionalismo differenziato riprendendo in parte alcuni passaggi contenuti nella proposta di modifica alla Costituzione del trio costituente : Renzi – Boschi – Verdini. In più una tale ipotesi, considerati i tempi tecnici relativi al mandato del Presidente della Repubblica e alla durata della legislatura Draghi potrebbe essere spendibile anche per l’elezione del Presidente della Repubblica nel 2028, quando scadrebbe anche la prossima legislatura. La seconda ipotesi, per realizzarsi, ha bisogno di un Presidente della Repubblica per così dire “accomodante”, cioè consapevole dell’uso della “moral suasion”per far passare un simile progetto : chi meglio di  Casini o di Gentiloni?  Entrambe le ipotesi non sarebbero gradite a Fratelli d’Italia,alla Lega – al netto delle possibili mediazioni relative alla guida del partito –  al gruppo di “Alternativa c’è” e a  qualche parlamentare del M5S. Per ottenere l’appoggio di  Sinistra Italiana, Art. 1 MdP sarebbe sufficiente garantire l’elezione ai titolari dei rispettivi cartelli elettorali.   In conclusione quella di Giorgetti è una provocazione; aver messo sul tappeto una proposta che manca di fondamento giuridico punta a scoprire le carte delle parti interessate. A meno che non è sia uno sprovveduto, e non penso che lo sia,  Giorgetti punta con questa mossa a sottrarre la guida della Lega a Salvini in funzione della riconferma di Draghi alla guida del Governo consapevole del fatto che la Lega è fondamentale per la realizzazione di tale progetto.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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