GIOVANNI OVADIAH, IL LUCANO CHE TRASCRISSE LA MUSICA EBRAICA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Un medioevo che non ti aspetti, spesso si legge questa categoria storica, a dire la verità più finzione storiografica che realtà, dato che possiamo affermare che ci sono stati tanti medioevi, lungo 1000 anni di storia e diversi da aree geografiche e culturali. Quello in Lucania, anzi dal Thema  bizantino di Lucania alla Contea di Apulia dei Normanni di Melfi alla Basilicata come unità amministrativa del Regno di Sicilia di Ruggero II d’Altavilla è alquanto complesso, multiculturale, multietnico e innovativo tra gli stati dell’epoca. Porta anche sorprese che non ti aspetti, a immaginare che la musica degli antichi ebrei, la quale  per millenni non aveva una codificazione scritta, finchè arrivò un compositore, un cristiano convertito all’ebraismo a trascrivere i canti della tradizione dei Figli di Israel  nella notazione musicale gregoriana. Siamo attorno all’anno 1102, quando Giovanni da Oppido, si converte alla religione ebraica. Era nato nel paese lucano  verso l’anno da  da Dreux (Droco) e da Maria, che lo diede alla luce insieme a un fratello gemello, Ruggero E apparteneva a una importantissima famiglia normanna,  I Dregont Quarrell, tra altro principi di Capua e conti di Acerenza e Lavello. La formazione del giovane rampollo normanno di Lucania, in un monastero  un monastero, ove ricevette la preparazione musicale che avrebbe dimostrato negli anni a venire, fra l’altro con la trasposizione musicale di tre melodie sinagogali che lo accreditano come il più antico compositore ebraico di cui siano pervenute opere. I suoi  dati biografici sono ricostruibili sulla base delle sue memorie, Megillat Ovadiah, Di questo testo autografo nel corso del XX secolo sono stati progressivamente ritrovati sette frammenti nella Genizah del Cairo. Il normanno di Oppido Lucano, è stato riscoperto e studiatissimo soprattutto negli Stati Uniti, a Cambridge poi in Israele e riscoperto anche in Italia, il suo paese natio gli ha dedicato un teatro e anche un convegno internazionale  con la pubblicazione degli atti nel 2004. Tra l’altro Giovanni Obadiah dà una descrizione della Basilicata di inizio XII secolo. In un documento conservato a Budapest, si nomina Oppido luogo di nascita di Johannes figlio di Drex e poi Potenza, Pietragalla, Anzi, Montepeloso, Genzano, Acerenza , Tolve Albano e il fiume Bradano. Da rimarcare la notevole presenza ebraica nella lucania normanna, sia a Melfi che anche più antica a Venosa, unico esempio di catacombe con ebrei e cristiani sepolti assieme. Si convertì all’ebraismo nella tarda estate del 1102 . Influirono in maniera radicale su tale decisione la notizia della conversione alla religione ebraica dell’arcivescovo barese Andrea, avvenuta verso la fine degli anni Settanta dell’XI secolo, e gli eventi connessi alla prima crociata nel Mezzogiorno italico, negli ultimi anni del secolo. La conversione avvenne certamente in Italia e lo costrinse a imbarcarsi non molto tempo dopo alla volta del Medio Oriente, per evitare persecuzioni da parte cristiana. Verosimilmente la prima tappa fu Antiochia; successivamente la sua presenza è attestata nella vicina città di Aleppo da una lettera di raccomandazione redatta in suo favore dal capo della accademia rabbinica aleppina, Baruk ben Isaac. Da quel momento Ovadiah stazionò principalmente in aree sotto il controllo islamico (ricorda soggiorni più o meno prolungati a Baghdad, Raqqah, Damasco, Baniyas, Tiro), incontrando comunque difficoltà: nei primi tempi della sosta a Baghdad fu oggetto di un tentato assassinio, forse perché sospettato di essere una spia. Visto che le sue testimonianze autografe sono state ritrovate nella Genizah del Cairo, probabilmente la destinazione finale delle sue peregrinazioni fu l’Egitto. Dopo il soggiorno egiziano si perde ogni sua traccia. Della sua morte non si conoscono né il luogo né la data. La testimonianza di Ovadiah è rivelatrice delle ripercussioni innescatesi nelle comunità ebraiche mediorientali nei primi decenni del XII secolo, all’indomani della prima crociata: i sospetti e le violenze, ma anche i timori e le aspettative millenaristiche, conobbero un forte picco negli anni in cui egli fu attivo. L’ex ecclesiastico cristiano mostrò una particolare attenzione nel registrare vicende ed eventi del nuovo mondo in cui si era calato dopo la ‘fatale’ conversione. I dati biografici sono ricostruibili sulla base delle sue memorie, Megillat Ovadiah (l’edizione critica di riferimento è N. Golb, Megillat Ovadiah ha-ger [The autograph memoirs of Ovadiah the Proselyte], in Meḥqere ‘edot u-genizah: Studies in Geniza and Sepharadi heritage presented to Shelomo Dov Goitein on the occasion of his eightieth birthday, a cura di I. Ben-Ami – S. Morag – N. Stillman, Jerusalem 1981, pp. 77-107 [in partic. 95-106]). Di questo testo autografo nel corso del XX secolo sono stati progressivamente ritrovati sette frammenti nella Genizah del Cairo.

Catacombe di Venosa

La sua città natale gli ha dedicato il teatro, ci fu anche un importante convegno internazionale nel marzo 2004 con la pubblicazione degli atti, a cura di Antonio De Rosa e Mauro Perani per l’Associazione italiana per lo studio del giudaismo. Da rimarcare la notevole presenza ebraica nella Lucania normanna, sia a Melfi che anche più antica a Venosa, unico esempio di catacombe con ebrei e cristiani sepolti assieme, c’è un ottimo documentario di Rocco Brancati su questo unicum nella storia delle due religioni monoteiste.

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