GIUSEPPE LUPO: “GLI ANNI DEL NOSTRO INCANTO”

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VALERIA IANNUZZI

Alla trentunesima edizione del salone internazionale del libro (Torino), non manca la Basilicata all’appello. Negli spazi del salone off, in via San Mauro, lo scrittore e docente universitario Giuseppe Lupo illustra il suo ultimo lavoro: “gli anni del nostro incanto”.

Un giorno Lupo, come d’abitudine, lesse il Corriere della Sera e si soffermò su un’immagine, quella di una famiglia che viaggia su una vespa. Molti anni dopo, andando alla ricerca dei personaggi per la stesura del suo romanzo, ritrovò quella fotografia, poi copertina del libro: mamma, papà e due figlioletti sora una vespa, a Milano. E da qui nacque “gli anni del nostro incanto”.

Ogni dettaglio è un pretesto per una riflessione storica e per un gioco di fantasia, al fine di costruire e ricostruire una storia densa ed organica. Ad esempio, il celofan che ancora veste la vespa ha riportato l’autore alle probabili difficoltà economiche di quella famiglia che, solo dopo molti sacrifici, è riuscita ad acquistare il mezzo. E questo non doveva in nessun modo rovinarsi. E ancora, gli abiti indossati da quelli che poi Lupo rese i suoi protagonisti sono abiti di festa. Probabilmente quella era una domenica. Di primavera, però, dati i tessuti leggeri che li compongono.

Quella vespa, simbolo di un’intera generazione, racconta l’Italia degli anni sessanta, quella dell’industrializzazione, del boom economico, della speranza di ognuno, anche delle famiglie meno abbienti. Poiché anche queste, attraverso solidi sacrifici, potevano riuscire ad acquistare una vespa, poi una cinquecento, poi un elettrodomestico… Un periodo unico, di un’Italia bella – definisce l’autore – ma anche inaspettata, che poco più di un decennio prima era nella lista dei vinti di una guerra mondiale. Solo in quegli anni, quelli sessanta, è avvenuta la combinazione che il benessere fosse democratico.

La piazza sullo sfondo è ben riconoscibile: si tratta piazza Fontana, a Milano. Se è chiara la contestualizzazione storica, si può percepire quasi una sorta di minaccia: la strage del 12 dicembre del 1969 è stato il primo e più dirompente atto terroristico del dopo guerra, ritenuto da molti l’inizio degli anni di piombo.

Gli anni del nostro incanto probabilmente muoiono a partire da questo momento, da qui di apre una nuova Italia: la bomba a piazza Fontana segna la fine dell’innocenza dell’Italia, afferma Lupo. Innocenza che coinvolge anche la purezza della bambina che viaggia sulla vespa, in braccio alla madre. Al momento in cui è stata scattata la fotografia, ella aveva forse poco più di un anno. Racconterà poi la storia di i momenti di quella speranza, catturati dal reporter del Corriere della sera, vent’anni dopo: ancora molto giovane ma appartenente ad una generazione ferita alla nascita ma, proprio per questo, più consapevole.

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