
MICHELE PETRUZZO
“Gli anni più belli”, il film di Gabriele Muccino andato in onda il 23 febbraio su Rai 1, è un intreccio di pubblico e privato, capace di raccontare quelli che sono stati gli ultimi quarant’anni del nostro Paese. Una narrazione esemplare della complessità della vita attraverso la storia quattro amici, le cui vicende personali si snodano lungo i decenni italiani, mentre il mondo cambia inesorabilmente. Vite ed esistenze individuali che si muovono sullo sfondo collettivo della storia. Amicizia, amore, gioia, delusione, dolore, rabbia. In questo racconto c’è tutto quello con cui ciascuno si confronta quotidianamente, tutto ciò che ognuno di noi incontra nel proprio percorso di vita. Ed è proprio questo aspetto a rendere il film lo specchio del pubblico, una narrazione in cui gli spettatori possono riconoscersi, perché profondamente concreta e impregnata di vita vissuta. Attraverso la storia dei personaggi, dei loro successi e dei loro fallimenti, lo spettatore ritrova le dinamiche umane, che nonostante il trascorrere del tempo e il mutamento dei contesti, tendono a rimanere quasi sempre le stesse.
Le riprese sono iniziate nel giugno 2019. Il film è poi uscito nelle sale cinematografiche nel febbraio 2020, poco prima dello scoppio della pandemia. Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria hanno interpretato i protagonisti. Quattro adolescenti degli anni Ottanta – Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo – che poi diventano adulti nei giorni nostri. Ad accrescere l’impatto emotivo di questo racconto ha contribuito sicuramente il brano di Claudio Baglioni, “Gli anni più belli”, da cui deriva appunto il titolo del film. Narrazione semplice di un tema complesso, quale è quello della imprevedibilità delle singole traiettorie esistenziali.