GLI ENOTRI, ABITANTI DELL’ANTICA ITALÌA E LE LORO CERAMICHE

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

A partire dall’A.A. 2020/2021il Dottorato di Ricerca in Storia, Culture e Saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Basilicata, è diventato un percorso internazionale, questo lo sottolinea  la professoressa Maria Chiara Monaco e aggiunge: “Anche in virtù dell’ambito di interessi del corso di Dottorato, focalizzato sull’Europa mediterranea, l’Università che abbiamo scelto per il consorzio è l’Università degli Studi di Creta.

Maria Chiara Monaco

Tre ben noti studiosi e colleghi di quel prestigioso Ateneo greco fanno ora parte del Collegio di Dottorato dell’UNIBAS. Si tratta dei professori Dimitrios Bosnakis (Archeologia classica), Panayotis Ioannou (Storia dell’arte) e Eleni Sakellariou (Storia medievale). Ogni anno due studenti greci,usufruendo di una apposita borsa di studio,potranno venire a svolgere le loro ricerche in Basilicata. Come evidente anche gli studenti italiani potranno seguire il loro percorso di Dottorato in Grecia. Una bella ed importante novità nel segno di un più ampio processo di internazionalizzazione intrapreso dal nostro Ateneo che consentirà di stringere relazioni e rapporti con il mondo mediterraneo e di crescere future generazioni abituate a lavorare in contesti internazionali. Ora chiediamo i particolari alla giovane ricercatrice Linda Parisi.

Gli Enotri e le loro ceramiche, ma chi erano gli Enotri?

Linda Parisi

Il progetto di ricerca con cui lo scorso ottobre ho vinto il Dottorato presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Unibas è relativo all’archeologia dell’Italia meridionale, spiega Linda Parisi. In particolare sto studiando le ceramiche prodotte dagli Enotri, con l’obiettivo di realizzare un primo atlante di queste forme vascolari. Dall’Età del Ferro (X-IX secolo a.C.) alla metà del V secolo a.C., questa antica popolazione italica visse in Magna Grecia. L’areale insediativo degli Enotri – che le fonti di età classica identificano con la più antica Italìa – comprendeva l’attuale Calabria settentrionale,gran parte della Basilicata sud-occidentale (dalle valli dell’Agri e del Sinni ad Anzi e Garaguso) e la Campania meridionale (Cilento e Vallo di Diano).Gli Enotri non erano l’unica popolazione italica della Basilicata: nell’area occidentale della regione, in corrispondenza del potentino, era stanziato un popolo del quale ancora non conosciamo il nome; il Vulture-Melfese era abitato dai Dauni; i Peuceti vivevano nell’area del materano e i Chones occupavano l’entroterra dell’arco ionico.

Vasi enotri ritrovati ad Anzi

In base a quali elementi l’archeologia distingue una popolazione dall’altra?

I confini tra queste antiche popolazioni non furono mai segnati da precise linee di demarcazione, quanto piuttosto da zone “ibride” caratterizzate dalla compresenza di elementi culturali e materiali diversi.Oltre alle fonti storiche e letterarie, che sono piuttosto scarse, gli indicatori archeologici che ci consentono di distinguere una popolazione dall’altra sono due: il rituale funerario e le produzioni ceramiche. Gli Enotri seppellivano i loro defunti inumati in posizione supina, secondo una prassi presente anche sulla costa tirrenica. Diversamente, nel comparto nord-orientale della Basilicata i defunti erano sepolti in posizione rannicchiata,secondo un uso delle popolazioni più orientali, di stirpe iapigia.I corredi delle sepolture femminili enotriesi caratterizzano per un ricco apparato ornamentale (bronzi, pasta vitrea e ambra) e quelli maschili per la presenza di armi (spade e punte di lancia); a questi oggetti si affianca una ricca produzione ceramica con decorazione geometrica che, per le peculiari caratteristiche tecnico-artigianali ed ornamentali, viene detta “enotria”. Infine, molto poco sappiamo della lingua, degli spazi abitativi, dei luoghi sacri e delle pratiche di culto di questo antico popolo.

Perché scegliere di studiare la ceramica enotria e cos’è un atlante delle forme ceramiche?

 La ceramica funge da “fossile guida” per gli archeologi. È uno strumento indispensabile perché  fornisce datazioni piuttosto precise e perché – attraverso uno specifico repertorio di forme vascolari e di decorazioni – consente di ricondurre all’identità del popolo che l’ha prodotta. Al momento le nostre conoscenze in merito alle produzioni ceramiche enotrie sono piuttosto frammentarie. Ciò, sia a causa della casualità dei rinvenimenti archeologici, sia in conseguenza delle moderne divisioni regionali che non facilitano la composizione di quadri unitari.Nonostante che,a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, ci siano stati diversi studi, manca ancora una visione d’insieme delle produzioni ceramiche enotrie e dei loro motivi decorativi. L’analisi sarà svolta su tutto il comparto del popolamento antico: Campania, Basilicata, Calabria. L’atlante consentirà di sistematizzare le forme vascolari di produzione enotria, di comprendere l’evoluzione di ciascuna di esse nel corso del tempo,di analizzarne i motivi decorativi e di individuare così i diversi centri di produzione.La ricerca si avvale del pieno sostegno della Soprintendenza, Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata e di altre realtà museali. Inoltre grazie alla disponibilità del Dipartimento di Scienze dell’Unibas (proff. Roberto Teghil, Angela De Bonis) effettueremo analisi chimico-fisiche su campioni ceramici. Ciò servirà a comprendere la provenienza delle argille e a definire, con maggior precisione,i centri produttivi enotri che sembrano essere stati piuttosto diffusi sul territorio. Tale progetto di ricerca rappresenta per me un privilegio e una valida spinta motivazionale, perché, essendo io stessa lucana, mi consentirà di conoscere meglio le radici storiche del territorio in cui vivo. Infine, il lavoro sul territorio (regionale e extraregionale) e il soggiorno di studio che effettuerò all’estero costituiranno per me altrettanti motivi di crescita e di formazione.

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