GOVERNO DRAGHI: FACILE A DIRSI, DIFFICILE A FARSI

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MICHELE PETRUZZO

                                                                                                                                                                  Draghi sì, Draghi no! La formazione del nuovo governo assomiglia al famoso “rompicapo del cavolo, della capra e del lupo”, di cui si fatica a trovare la risoluzione per via dei difficili incastri; perché se c’è la destra sovranista non può esserci la sinistra (Liberi e Uguali); inoltre alcuni pentastellati preferirebbero evitare di sedersi al tavolo con Renzi, memori del fatale sgambetto che ha fatto ruzzolare Giuseppe Conte fuori dai giochi.

Nel frattempo proseguono le consultazioni del nuovo Premier incaricato, che avrà il difficile compito di rimettere insieme le tessere di un puzzle complicato, quale è la politica italiana di oggi. Infatti, mai come in questo caso, sono entrate in gioco dinamiche personalistiche e risentimenti, che complicano ulteriormente la situazione. Nonostante ciò, gran parte delle forze politiche dell’arco parlamentare si è dimostrata disponibile alla formazione del nuovo esecutivo e alla creazione di un nuovo perimetro di maggioranza. Il problema principale rimane quello di assemblarle in maniera corretta e compatibile.

Sia perché le elezioni convengono a pochi, sia perché è in atto una pandemia, lo spettro delle urne anticipate sembra allontanarsi, dopo giorni in cui è stato clamorosamente vicino.

Mentre la figura di Mario Draghi pare riscuotere un complessivo apprezzamento da parte dei vari protagonisti della scena politica, l’unico partito che sembra non volersi spostare di un centimetro dalla ferma volontà di rimanere all’opposizione è Fratelli d’Italia. La sua leader, Giorgia Meloni, sa benissimo che da questa scelta trarrà inevitabilmente vantaggio in termini di consenso e percentuali elettorali; cosa che è già accaduta in questi ultimi anni e che le ha già permesso di balzare in avanti nei sondaggi e nelle intenzioni di voto degli italiani. La sua perenne estraneità ai vari governi che si sono alternati, infatti, le ha consentito di abbandonare la dimensione del piccolo partito e di ambire al ruolo di leader del centrodestra, soprattutto dopo alcune uscite a vuoto dell’ex Ministro dell’Interno. A proposito di quest’ultimo, è certo che la disponibilità della Lega alla nascita del nuovo governo stia creando non pochi imbarazzi al Partito Democratico, che per quanto possa dimostrarsi flessibile e capace di andare oltre gli steccati ideologici, correrebbe il rischio di portarsi dietro, per molti anni, la macchia di aver governato con Salvini, lo stesso che diede vita ai Decreti Sicurezza, poi smontati dalla maggioranza giallo-rossa. Una scelta che di sicuro non farà piacere alla base elettorale, perché un conto è l’alleanza con i grillini, altra cosa è quella con i leghisti; un rospo molto più amaro da ingoiare!

Fa poi riflettere che in questo anomalo scenario, in cui tutto è possibile, siano tornati a far rumore e ad essere “aghi della bilancia” figure e nomi che sembravano ormai caduti nel dimenticatoio: da Mastella a Grillo, passando per Tabacci e Casini. Sotto questo punto di vista, la politica italiana non smette mai di stupire e sorprendere, riservando continuamente colpi di scena, spesso anche poco gradevoli.

Dunque non è dato sapere quanto accadrà nei prossimi giorni, ma una cosa è certa: non è questo il tempo dei tatticismi e dei sotterfugi. I partiti, al contrario, sono chiamati a scelte precise, di cui dovranno poi accettare le relative conseguenze, nel bene e nel male.

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Sull' Autore

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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