I GRANDI LUCANI: FRANCESCO SAVERIO NITTI

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antonietta lisco a cura di Antonietta Lisco

 

 

« Non vi è quasi avvenimento che interessi l’anima nazionale, o l’avvenire del paese, in cui non si ripeta che manca l’uomo. L’uomo è in noi stessi, può esser dato dallo sforzo di tutti, dalla coscienza di tutti: e noi lo attendiamo invece come una forza operante all’infuori di noi. » Pensiero di Francesco Saverio Nitti.

Francesco Saverio Nitti nacque a Melfi 1868 e morì a Roma 1953. Liberale, giornalista, economista e meridionalista di orientamento democratico, come capo del governo affrontò lnfsa riforma elettorale, la questione fiumana e le trattative di pace di Parigi. Esule sotto il fascismo, nel dopoguerra fu promotore dell’Unione democratica italiana, membro della Costituente e senatore. Di modeste condizioni economiche, si laureò in giurisprudenza nel 1890 e iniziò a collaborare con La Scuola positiva e Il Mattino. Liberale e sostenitore di una politica radicale democratica in direzione dell’espansione produttiva, diresse dal 1894 La Riforma sociale.  Fu prof. di materie economiche alla Scuola superiore di Portici e all’università di Napoli e si occupò in particolare di rapporti tra Nord e Sud, divenendo tra i più ascoltati studiosi della questione meridionale.  Nel 1907 fu eletto deputato e indirizzò la sua azione, anche in polemica con i provvedimenti particolaristici del governo Giolitti, verso interventi strutturali e di lungo periodo. Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio del governo Giolitti Francesco Saverio contribuì alla creazione dell’Istituto nazionale delle assicurazioni e sostenne la modernizzazione produttiva del Mezzogiorno attraverso l’espansione delle società di elettricità. Fu poi ministro del Tesoro nel governo Orlando , impegnandosi nello sforzo bellico e nella ripresa economica. Dal giugno 1919 al giugno 1920 fu capo del governo, alle prese con la riforma elettorale, con la questione fiumana (che riuscì solo in parte a comporre sul piano internazionale), con i tentativi di riformare i trattati di Versailles e, soprattutto, con i problemi economici e sociali del dopoguerra. Rieletto alla Camera nel 1921 ma politicamente isolato e bersaglio delle violenze fasciste (fenomeno del quale non valutò appieno la portata, emigrò in Svizzera e dal 1926 visse in Francia. Ne 43, a Tolosa fu arrestato dalle SS e deportato nel Tirolo. Fu liberato nel maggio 1945, tornò in Italia e costituì  i l’Unione democratica italiana. Eletto alla Costituente e poi senatore di diritto. Le opere sono state pubblicate in edizione nazionale in 16 volumi.

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« Per le plebi meridionali il brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia stessa. Le rivolte dei briganti, coscienti o incoscienti, nel maggior numero dei casi ebbero il carattere di vere e selvagge rivolte proletarie. Ciò spiega quello che ad altri e a me e accaduto tante volte di constatare; il popolo delle campagne meridionali non conosce assai spesso nemmeno i nomi dei fondatori dell’unità italiana, ma ricorda con ammirazione i nomi dell’abate Cesare e di Angelo Duca e dei loro più recenti imitatori. »

 

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Sull' Autore

Antonietta Lisco

Antonietta Lisco, assistente domiciliare e ospedaliera. Ama l'arte, la scrittura, la moda e gli arredi. Quando può pratica yoga, il suo piacere per il corpo. Ascolta musica, ama il cinema. Scrive. Sua passione da sempre. Ha scritto un romanzo e...chissà.

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