E’ una ricercatrice moderna, di quelle che non si chiudono nel laboratorio o nell’aula dell’Università ma che sono antenne sempre pronte a captare i segnali nuovi che arrivano dalla società . Se poi la curiosità è anche femmina, lei, Liliana Dell’Osso, bernaldese, è sempre pronta a sperimentare, a trovare strade nuove per rendere la psichiatria pronta a cercare risposte puntuali a tantissime forme di malattie della mente. Può ad esempio, il cinema d’autore essere indagato da chi studia psichiatria? Certo che può se i film si intitolano “Adele H.” di François Truffaut (1975), “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo (2010), “Inseparabili” di David Cronenberg (1988), “La conversazione” di Francis Ford Coppola (1974), il suo amato e venerato concittadino bernaldese, “L’amore bugiardo di David Fincher” (2014). (Ci sta bene, a mio parere, anche “bella di giorno”, di Bunuel a proposito di fantasie che viaggiano border line nella sfera dei sogni al femminile). Ecco, lei, la Direttrice di Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa, è ultramoderna anche perché sa che il suo sapere deve socializzarlo, per mettere all’angolo i tabù che quella sfera da lei indagata, si porta appresso, soprattutto tra i ceti sociali meno acculturati. Malattie come le altre, che si curano come e meglio di tante altre. E così la vediamo in veste di autrice di libri ( ne ha scritti due “: L’altra Marilyn, edito da Le Lettere, e L’abisso negli occhi, edito da ETS, entrambi del 2016, come la vediamo presente in tante trasmissioni televisive di salute e medicina, come la troviamo con risposte puntuali su you tube.
Lei Liliana, liceo scientifico a Matera, figlia di un gentiluomo proprietario terriero e padrone del locale cinema di Bernalda, nonché di una direttrice didattica severa e materna, autorevole in campo didattico ma anche attiva e piena di iniziative in quello sociale ( al punto che gli amministratori comunali tremavano nel vederla arrivare), ha scelto la strada difficile di Pisa
. “Io non mi sono fatta scoraggiare, e ho combattuto tenacemente per rendere il futuro aderente alle mie aspettative . Così facendo ho scoperto che il mondo non era, in realtà, poi tanto diverso dalla tavola della mia infanzia: la gente mi avrebbe ascoltata. Buttandomi nello studio, ho avuto ad esempio la soddisfazione di essere invitata dal Prof . Moruzzi, (fi siologo, due volte 39 candidato al premio Nobel) o dal Prof. Michelucci (istologo), dopo aver sostenuto l’esame, a frequentare come alunna interna. Invito declinato perché, pur amando moltissimo la ricerca, la mia grande passione era la clinica, il paziente. Dopo la laurea (conseguita con il massimo dei voti e la dignità di stampa), ho avuto la fortuna di avere maestri e colleghi, come il Prof. Pietro Sarteschi, il Prof. Giovanni Battista Cassano, il Prof. Luciano Conti, che mi hanno incoraggiata e guidata, fino al conseguimento della posizione di professore ordinario: grazie al loro sostegno, ho scoperto che, al di là della competizione serrata, della fatica, delle sfide e a volte delle delusioni, si nascondevano anche grandi gioie: esperienze professionali ed umane di immenso valore. Oggi considero la Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa la mia seconda casa. E i miei collaboratori, i miei studenti e specializzandi, i miei maestri sono i membri di una grande famiglia, con cui condivido un universo di saperi, esperienze, idee, sogni.
Cos’,Liliana Dell’Osso scrive nel suo contributo alla stesura della “Top Italian Women Scientists”, il gruppo, promosso dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), che riunisce 76 eccellenze al femminile, scienziate italiane impegnate nella ricerca biomedica, nelle scienze cliniche e nelle neuroscienze. E il suo contributo alla scienza psichiatrica è notevole
“Ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare, da giovane ricercatrice, allo “Spectrum Project”: un progetto internazionale partito nel 1995 dalle Università di Pisa e Pittsburgh (che poi ha coinvolto la Columbia di New York e San Diego) basato – spiega- su un modello dimensionale della psicopatologia inizialmente guardato con scetticismo ma che in seguito è stato accolto favorevolmente dalla comunità scientifica. Recentemente nel contesto di questo progetto ho validato il 40 modello dello spettro autistico sottosoglia.
Donne di “impatto” il cui operare incide in modo fondamentale sulla società e sui progressi della conoscenza. E il premio Scardaccione, che i riconoscimenti li dà veramente a persone eccezionali della Basilicata, conferma che si può essere fieri di questa grande donna lucana. rocco rosa