Guardia Perticara, una domenica di ottobre. Il trolley dell’escursionista fa un rumore inevitabile, sballottolato sulle pietre del corso principale di cui è lastricato il paese, ma il suo polso saldo e le sue scarpe da trekking gli fanno superare qualunque ostacolo, anche quella scalinata alla fine della quale forse si trova la struttura ricettiva che lo attende. Anche in una domenica di ottobre i visitatori non fanno mancare la loro presenza nel bel borgo lucano. Mentre sale la scalinata, accompagnato da quella che, in tutta probabilità, è la sua compagna, e da altri escursionisti che sembra che vengano da lontano, guarda stranito una strana riunione di uomini e donne di età differenti che hanno messo le sedie a cerchio intono ad un unico, piccolo tavolino quadrato centrale. È che qui, a Guardia Perticara, il 9 ottobre, è stata istituita la bandiera arancione del Touring Club italiano e quelle persone sono rappresentanti istituzionali, professori di scuola, comunicatori, operatori turistici e anche semplici cittadini riuniti per dire la loro su un tema che da queste parti è una specie di mantra: lo “slow tourism”.
Quei visitatori devono essere stranieri, perché magari l’argomento avrebbe potuto anche interessarli, ma forse l’italiano è troppo ostico per le loro orecchie, e allora decidono di continuare su per la scalinata. Ma intanto una nutrita folla di curiosi si raduna intorno a quella che sembra una riunione improvvisata: invece quel piccolo tavolino centrale non sa di essere testimone di una specie di dibattito organizzato da tempo che si sarebbe dovuto tenere in qualche sala del Comune, ma alla fine si è preferito il criterio dell’informalità e discutere lì, sotto il cielo aperto, dei problemi dei piccoli centri, ma anche delle smisurate opportunità che ancora sono da cogliere, come quei turisti di ottobre dimostrano chiaramente.
Appena termina il dibattito inizia un’altra cosa piuttosto strana. Un musicista che sembra anche lui capitato lì per caso, prende la chitarra e inizia a suonare delle note del passato ma ancora conosciute, tanto che qualcuno in piazza si raccoglie lì intorno, e subito dopo si alterna con un’altra persona che racconta delle storie anch’esse piuttosto strane, che partono dalla leggenda di Fata Morgana e termina con il racconto dei viaggi (rigorosamente slow, data anche l’epoca in cui sono stati effettuati) del pittore americano Edward Hopper e dello scrittore francese Gustave Flaubert. Racconti inframmezzati da canzoni. Un aneddoto e una canzone, in un susseguirsi di suggestioni musicali e letterarie. Chiediamo ad un tale che sembra sapere tutto quel che sta succedendo, per sapere come si chiama quella strana rappresentazione. Ci risponde che si chiama “Una Musica può dire”, e ci spiega chi sono queste due persone e cosa ci stanno raccontando.
Sulla piazza del paesino intanto si addensano nuvole minacciose che tuttavia sembrano resistere abbastanza bene alla minaccia della pioggia, allora alcuni curiosi si fermano ad ascoltare, qualcuno canta le canzoni proposte dal musicista, altri scrivono dei loro pensieri sul viaggio su di un taccuino, altri ancora fanno fotografie e poi salutano educatamente in segno di ringraziamento prima di andare. Appena terminata la strana rappresentazione, la pioggia rompe la membrana delle nuvole e si fa piuttosto copiosa e insistente, decretando il “rompete le righe” della piazza, mentre poco più avanti nel corso, la principessa Enotria, simbolica custode del borgo, guarda tutti nella sua vitrea immobilità senza farsi condizionare dal maltempo. Nonostante la pioggia, è trascorsa una bella giornata nel borgo lucano e molte altre ancora si preparano in questo autunno, tra le strade a cerchio e le case di pietra di questo paesino che non smetterà mai di regalarci sensazioni d’altri tempi.
