GUERRA ANNUNCIATA SUL “RESIDUO FISCALE”

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Dopo il tentativo di revisione della Costituzione, bocciato dagli elettori con il referendum del 4 dicembre 2016, si è aperto un nuovo fronte di discussione, quello del cosiddetto “cantiere delle riforme” attraverso cui ha preso vitalità il dibattito sul “regionalismo differenziato”.

E’ il  confronto tra Stato e Regione che si è sviluppato subito dopo le iniziative referendarie assunte dall’Emilia-Romagna, dalla Lombardia e dal Veneto con l’attivazione delle procedure previste dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia […] possono essere attribuite ad altre regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119”.

Un precedente che potrebbe innescare un processo a catena giacché ogni regione interessata può avviare il procedimento per il “regionalismo differenziato”. Procedimento  attivato in Lombardia e in Veneto con il referendum consultivo sottoposto ai cittadini di quelle regioni mentre in Emilia è bastata una legge regionale per ottenere lo stesso risultato . Anche in Basilicata si sta lavorando a definire i contorni di una autonomia più ampia ed a giorni dovrebbe essere tirata una linea conclusiva.

Quello che c’è dietro tutto questo movimento da parte delel regiomi del nord è la riserva mentale di mantenere gran parte del reddito fiscale che lì si produce. Si parla di qualcosa che va dal 50 al 90% in alcune regioni, con il che viene messo in forte dubbio il tema della solidarietà nazionale.

In soccorso alle scelte da fare, per fortuna, ci sono i numeri . Questi dicono che la Basilicata, a fronte di un’entrata di 8.380€/pro capite se ne spendono 12.329 con un gap di 5228€/pro capite. Dal 2008 a oggi abbiamo perso, insieme a tutto il sud, quasi 10 punti di PIL. Il doppio rispetto al valore medio italiano che è di 5,5 punti. Insomma ci troveremmo in 60 giorni, con 5228€ in meno a testa in servizi. Più di quanto il RMI garantisce oggi mensilmente ad una platea di cittadini che si trovano in condizioni dichiarate di indigenza.

Ironia della sorte, circa 186 miliardi di euro, ovvero il 14% del Pil, secondo l’ultimo rapporto Svimez, è attivato dalla domanda interna per consumi e investimenti espressa dal Sud. Ora, se dal 2008 a oggi il Sud ha perso 10 punti di PIL quasi il doppio rispetto al valore medio italiano (meno 5,5) e lo Svimez, nell’ultimo rapporto, stima che il 14% del PIL del Centronord (che vale 186 miliardi di euro), è attivato dalla domanda interna per consumi e investimenti espressa dal Sud, come potrà sostenere questo dato nel tempo se a minor entrate al sud corrisponderanno minori spese?

Perché sono importanti questi dati e perché è importante avere contezza di quanto sta accadendo nel confronto tra il Governo e regioni del nord, apparentemente lontane dai nostri interessi economici? Perchè se non si inseriscono parametri nuovi e ragionamenti adeguati , il processo di disgregazione del Paese può avere via libera in un nuovo ridisegno dell’Italia in serie a e serie B.

Che cosa può fare la Basilicata? Molto, introducendo nel dibattito alcune varianti. E cioè che le risorse che una regione ofFre al Paese debbono essere quantificate alla fonte e non nel luogo dove la società conta i suoi profitti. Lo stesso ragionamento che le nazioni Europee stanno facendo con google e con amazon. Lì dove c’è la fonte di reddito ci sono anche le tasse da pagare. Così per il petrolio, così per IL gas e l’acqua.

Sarebbe bene che i leader delle coalizioni che pur si stanno adoperando per la prossima campagna elettorale regionale, aprissero un tavolo di discussione su questa eventualità. Remota, ma pur sempre possibile.

Alcuni anni fa, in un articolo del Mattino, si parlava del problema meridionale come le 7 piaghe d’Egitto: “La luce si spegne sei volte più spesso. Le Università subiscono un taglio doppio. I servizi ferroviari di qualità sono un decimo. Per asili nido e istruzione i bambini del Sud valgono un terzo degli altri. La sanità cura di meno chi si ammala e muore prima. Le tasse (locali) sono più salate, gli investimenti anche pubblici sono in calo. Sette piaghe affliggono il Sud e se con il calo della natalità è diventato improbabile persino nascere figurarsi studiare e lavorare. Però al contrario delle calamità bibliche siamo di fronte a scelte errate, ma umane, che si possono correggere .

A queste 7 piaghe speriamo di non dover aggiungere una ottava rappresentata dalla secessione di fatto mascherata da federalismo asimmetrico.

 

 

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Sull' Autore

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Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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