I CAMPANILISMI INUTILI E LA UTILE CURA DEL TERRITORIO

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RICCARDO ACHILLI economista

Attorno all’imminente secondo turno delle elezioni comunali di Matera, si polarizzano argomenti che, in un Paese moderno, sarebbero francamente ridicole e confinate alla sfera di un campanilismo d’antan privo di senso rispetto alle sfide che occorre affrontare. Il dibattito ruota attorno al timore di perdere, o veder ridurre di peso, l’ospedale locale, piuttosto che il Consorzio Industriale o altre presenze pubbliche e parapubbliche insediate a Matera, se dovesse vincere un candidato piuttosto che l’altro. Il Presidente della Regione si è addirittura affrettato a specificare che Matera avrà, anche in termini di sua presenza fisica in loco, la stessa importanza di Potenza.

Sembra di essere tornati ai tempi in cui si doveva scegliere la capitale della neonata Regione, fra lotte localistiche per accaparrarsi decine di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti nell’Amministrazione regionale e nelle sedi regionali delle varie società pubbliche. La verità è che, con quasi 33.000 addetti della P.A., circa 55 ogni 1.000 abitanti, la Basilicata è in quinta posizione fra le 15 Regioni a statuto ordinario, ed ha un valore per abitante superiore alla media nazionale (che è di 53 per 1.000 residenti). Di questi 33.000, 13.400 circa sono impiegati nel comparto della scuola e dell’alta formazione, circa 6.600 ruotano attorno al sistema-Regione ed altri 4.600 nel comparto sanitario (dati di fonte Istat su una ricerca della Corte dei Conti).

La Pubblica Amministrazione è il principale datore di lavoro regionale, andando persino oltre gli addetti della Fca e del suo indotto di prima fascia, ed è senza ombra di dubbio quello che offre, mediamente, le condizioni migliori in termini di combinazione fra salario, tutela del posto di lavoro e opportunità di carriera, in un mondo in cui la vicinanza con le elite politiche paga in termini di crescita personale. Da qui derivano gli scontri rusticani legati al campanilismo fra Potenza e Matera: dietro tali scontri non si nascondono simpatici cascami storici (come ad esempio nel caso del campanilismo fra livornesi e pisani) ma ben più concreti interessi lavorativi e sociali legati a come si distribuisce sul territorio la “manna” del lavoro pubblico. I migliori giovani lucani, quelli più istruiti, tendono generalmente a cercarsi un posto nel pubblico, anche precario.

Ora, lungi da chi scrive accedere al consueto pianto greco contro la burocrazia e il pubblico. Al contrario, chi scrive è consapevole del fatto che, complici anche dissennati processi di austerità condotti negli ultimi 25-28 anni, il numero medio di dipendenti pubblici per abitante in Italia è fra i più bassi d’Europa. Ci mancano insegnanti (la riapertura delle scuole lo ha anche plasticamente dimostrato), magistrati, ci manca personale medico e paramedico (anche qui, la crisi del Covid ha manifestato appieno le carenze di offerta della sanità pubblica) e persino poliziotti e carabinieri.

Tra l’altro, c’è una esigenza di svecchiare una macchina amministrativa nella quale i dipendenti sono mediamente piuttosto anziani: a livello di enti locali, l’età media in Basilicata è di 54 anni; il 20% dei dipendenti ha 60 anni e più, mentre solo l’1% è costituito da trentenni (dati di fonte Forum PA). Quindi c’è l’esigenza di svecchiare il personale pubblico, per recuperare produttività ed acquisire nuove competenze.

Il problema, tuttavia, non può risolversi con la difesa strenua di enti decotti, di micro-municipalizzate non più in grado di far quadrare i conti o di strutture amministrative che potrebbero più utilmente beneficiare di accorpamenti di sedi e/o di ampliamento del proprio bacino territoriale di riferimento, soprattutto oggi che abbiamo imparato che con lo smart working, se non si è a contatto con il pubblico, si può anche lavorare da casa senza bisogno di doversi trasferire, se il proprio ufficio viene spostato in un’altra provincia.

Il tema è quello di aprire i concorsi pubblici laddove serve, e non certo per logiche di equilibrio territoriale, consentendo ai singoli territori di essere competitivi per attrarre anche investimenti privati e generare anche opportunità nel settore privato. E’ su quello che occorrerebbe avere una forma sana di campanilismo: non pretendere che il Presidente stia per metà settimana nella sede regionale di Matera, o chiedere la sopravvivenza di presidi pubblici o parapubblici che andrebbero ristrutturati, ma che si investa sul proprio territorio, su una dotazione infrastrutturale che mantiene ancora Matera al margine del mondo, su un rilancio del binomio cultura/turismo tramite una opportuna promozione della città dei Sassi sui mercati turistici internazionali, ora che il ricordo di Matera 2019 inizia a farsi sbiadito, sul dare un senso reale alla ZES di Taranto, per fare sì che essa diventi un polo anche di attrazione di crocieristi diretti verso la costiera metapontina (da attrezzare per renderla una attrazione all’altezza delle sue potenzialità) o verso Matera ed i suoi dintorni.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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