I CAPPELLINI DELLE SIGNORINE BRUCOLI

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LUCIO TUFANO

 

Lavoravano ancora 85 barbieri, prima che il sisma del 23 novembre 1980 scuotesse i vecchi edifici e facesse chiudere i vicoli. I saloni creparono sotto il peso dei solai e dei palazzi. Ma a via Pretoria si affacciavano a sbattere le asciugamani, e dentro i portoni lavoravano i calzolai; i bastai odoravano di cuoio, ed i negozi di Guttieri, dei fratelli Santoro e dei fratelli Florio erano un’occasione di incontro con la campagna operativa, con quella agricoltura della fatica e dell’ardimento che caratterizzava la nostra fondamentale economia.

Ecco perché il centro storico è la parte dove si sono svolti i fatti della città, piccoli o grandi, per le piazze nelle quali dilagò il Fascismo ed ebbero luogo gli eventi.

            In esso ebbe ricettacolo il gergo del padre e della madre, della famiglia e degli amici, si svolse la tradizione eroica dei camerieri “piedi piatti”, delle tazzine di caffè con schizzo, dei cocchieri con carrozze ferme sul muraglione.

La prosopopea media e piccola dei portoni e dei palazzi, ma anche la frugale sovranità di contadini e sottani, dei venditori ambulanti di scampoli a spalla e tappeti, con ombrelli aperti e rovesciati per merletti, fazzoletti e calze, venuti da Noicattaro e da Minervino Murge e, poi divenuti i grossi empori di via Pretoria. Stoffe colorate del decò, drogHieri e mercerie, farmacie: “tonico per il pene” e per le vie biliari, venditori di occhiali e binocoli, “calzature” dall’Americana e da Boccia venditori di gomitoli, matasse, ombrelli e guanti, schiera infinita di esercenti a posto fisso. Empori e bazar (Bazarri), beni culturali, alcuni a cielo scoperto, altri con tetto e muri stipati di scaffali, magazzini e mostre; una tradizione levantina che proviene dal gran Bazar di Costantinopoli. I grandi magazzini del millenovecentoventitre, f.lli Giugliani, con ingresso e vetrine moderne, pelletterie e cravatte e con salotto liberty.

            Negli empori si vendeva di tutto, articoli diversi ed oggetti senza la regolamentazione merceologica.

Affinché ogni bisogno di beni fosse facilmente soddisfatto, negozi e servizi si disposero lungo la via principale, come le botteghe di un’antica necropoli: gli alberghi, il diurno, gli alimentari, i ristoranti, i tessuti, gli ottici ed i fabbricanti di chiavi.

La città fisica fu la trascrizione della città sociale ed in quanto tale, essa espresse la propria diversità dalla campagna, dalle contrade come insediamento legato all’agricoltura … La “vita urbana” nacque con le funzioni direzionali, amministrative e politiche; con l’uscita dal modello economico chiuso e la lenta circolazione di capitali per la gestione di una centralità amministrativa e commerciale sulla campagna, dotandosi di quei servizi che non potevano predisporsi al di sotto di certe soglie demografiche.

Ecco allora che il passaggio dal piccolo aggregato urbano fu più qualificativo che quantificativo. Le attività si dislocarono nella compagine urbana in modo diverso secondo fattori concomitanti ed anche spesso in conflitto tra loro. Non sempre le funzioni più pertinenti conquistarono la posizione di centralità, ma quelle più ricche e prevalenti. Perciò la distinzione tra centro e periferia, la rendita di posizione, le differenze tra vie e vicoli, piazze e rioni popolari, tra città e borgo. La campagna incalzava da Portasalza, presidio di fabbri-maniscalchi come i fratelli Cichidd, da via Angilla Vecchia, dall’arco di S. Gerardo, con il palazzo Scafarelli, affianco al Vescovado, da S. Rocco con i fabbri Piro, ed entrava nelle vie per l’acquisto di attrezzi e di cereali, di cartucciame e polveri, di petrolio e zolfo in via Roma, o da Michelangelo a S. Michele, incontro di boccaporti dei “Ferramenta” di Camillo Santoro e fratelli, di Florio e Guttieri e dei “Mulini” di Calvi e Benvignati. Indugiava sulle porte, con pollastre ed uova, con i prodotti ortofrutticoli, e poi nelle cantine di mezzogiorno. fervevano le piccole attività di Gallucci ed Avena per deposito di ghiaccio e fabbrica di gassose; e per l’abbigliamento le modiste si sono susseguite quasi sempre negli stessi locali: Pellicone, Rosa Pietrafesa e le signorine Brucoli, esponevano feltri e cappellini a colori, corredati di piume, penne e spilloni di corallo e madreperla. L’Industriacalze di Petilli Michele ci legò alle operose industrie del magico nord. e Pappacionn, don Ernesto Balzano, aranciata, spremuta e limonata nel 1923, primo distributore automatico di bevande appena arrivato dall’America. Una transizione lenta, metamorfosi graduale per una città che da agricolo-burocratica diventava burocratico-terziaria. Un centro storico ancora non proiettato nel futuro, un caos spaziale entro cui il bisogno di realizzare il vicolo e le porte non ha trovata la sua dimensione e per cui gli “spiriti” non potevano raccontare la loro storia. Una cosmonave  che vaga nello spazio di una città che è ormai un altro spazio e dove i centri di vita fanno parte di un altro pianeta costruito dagli umanidi che tentano di far vegetare altre forme di vita, giacché oggi la specie del centro antico sembra estinta.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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