Se si potesse , come i registi di uno sceneggiato teatrale ,cambiare il testo di una commedia e offrire agli attori battute diverse, più adatte al gusto del pubblico, mi piacerebbe intervenire sullo scenario della politica per cercare, forse presuntuosamente,di modificare alcune parti di questa eterna sceneggiata che non sono gradite all’uditorio. La prima cosa da cambiare è il vizio di ricorrere al passato per tutto quello che non funziona, e di scordarsi del passato per le cose che funzionano. I bilanci che ogni consiliatura o legislatura, quest’ultima nel caso della Regione, consegnano cose positive e negative, cose fatte e non fatte, che sono il testimonio ( si chiama così quel bastoncino che gli atleti si passano di mano) della staffetta tra chi se ne va, per scelta o per bocciatura dell’elettorato, e chi arriva. E’ stucchevole quel continuo ricorso alle responsabilità del passato ed è il segnale che il nuovo non riesce a recuperare il gap , correndo alla stessa andatura del precedente. La seconda è l’incomunicabilità tra maggioranza ed opposizione. Confronti e scontri ci sono sempre stati tra forze che stanno su fronti opposti, però prima ci si parlava, si dialogava, si spiegavano le ragioni, si trovava persino un accordo su come un provvedimento andava scritto, pur riservandosi la facoltà di salvare la faccia ufficiale, l’una accreditandosi il merito del provvedimento, l’altra non votandolo per sottolineare il proprio dissenso formale. Prassi, riti, comportamenti improntati ad un “agreement” , un rispetto reciproco che poi era rispetto per l’Istituzione. Oggi invece si trascende: le parole sono più pesanti, gli aggettivi pescano nei bassifondi del lessico per comunicare cattiveria, intolleranza, lotta personale, dileggio, voglia di offendere. E via di questo passo, con il massimo risalto possibile di una stampa che anziché analizzare, valutare, distinguere, indirizzare, si bea di questo brodo di incultura in cui annaspa l’ìstituzione e così facendo trasmette insicurezza, sconforto, che poi scadono in disinteresse e rifiuto verso la politica. Altra cosa da bandire è l’intransigenza che si fa passare per coraggio, forza e coerenza. O così o niente, se non vi piace bocciatelo, o si fa come dico io o non se ne fa niente. Atteggiamenti del genere sono il veleno della politica che, nella sua essenza vitale, è fatta di mediazione, comprensione degli interessi degli altri, attenzione alle proposte che vengono fatte indipendentemente da chi le fa, ricerca del massimo del consenso reale come esercizio vitale di democrazia partecipata. Chi ha il massimo di responsabilità nell’esecutivo come nelle assemblee elettive deve prendersi la responsabilità di questo continuo confronto costruttivo sulle cose. Deve evitare bracci di ferro, deve rasserenare il clima, bandire forme di intolleranza, richiamare gli esagitati al rispetto della funzione per la quale sono stati eletti. Che non è quella di salire sul ring ma di fare gli interessi generali di una comunità. Rocco Rosa
I COMPITI NON FATTI DI BARDI E DI CICALA
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