(DA INVESTINBASILICATA)
Il PIL raggiunto dall’Italia nella prima metà del 2024 supera del 5,1% quello medio del 2019 e presenta un divario positivo rispetto alle economie dell’area euro del 3,9% in netto contrasto con quanto accaduto dopo la grande crisi finanziaria ed agli shock seguenti alla pandemia ed alla crisi in Ucraina. Secondo l’Istat inoltre il Pil meridionale è cresciuto in misura maggiore rispetto al centro-nord. A tale successo hanno contribuito politiche di bilancio espansive che hanno manifestato i loro effetti in maniera omogenea sui territori sostenendo i redditi, il lavoro ed assicurando condizioni di continuità operativa alle imprese. A far da traino a questa rinascita economica è stato innanzitutto il settore delle costruzioni che ha guidato una ripresa cavalcante. Gli investimenti al Sud nel settore costruzioni sono aumentati tra il 2019 ed il 2023 in termini reali del 40,7%(oltre 5 punti in più del Centro-Nord). La crescita occupazionale durante la ripresa post-Covid e proseguita nonostante lo shock inflazionistico seguente è in forte discontinuità rispetto alle dinamiche osservate durante lo la crisi finanziaria dei debiti sovrani. Il Mezzogiorno, infatti, è stato protagonista di un notevole recupero occupazionale che ha determinato il superamento dei tassi pre-crisi in netto contrasto con le precedenti dinamiche che vedevano il Mezzogiorno rimanere indietro rispetto al resto d’Italia. A metà 2024, l’occupazione in Italia ha superato i livelli del 2019 di circa 750mila unità (+3,2%), un’espansione che è andata dunque ben al di là del semplice recupero degli effetti della crisi. Nello stesso periodo, il numero di occupati è cresciuto di 330mila unità (+5,4%) nel Mezzogiorno. La ripresa dell’ultimo triennio ha riportato lo stock occupazionale delle regioni meridionali ai livelli, mai recuperati fino a tutto il 2019, di metà 2008. Le costruzioni hanno svolto un ruolo determinante: +212mila occupati a livello nazionale a fine 2023 rispetto al 2019, di cui 97mila nel Mezzogiorno. Dal 2022, la crescita si è rafforzata anche nei servizi a maggior valore aggiunto, come quelli dell’informazione e della comunicazione – che, tuttavia, interessano una quota relativamente bassa di lavoratori nel confronto con i principali paesi europei, soprattutto al Sud – e nella Pubblica amministrazione. La crescita occupazionale ha visto il Sud Italia primeggiare in campo nazionale che ha registrato un aumento percentuale del 3,2% mentre il Sud considerato singolarmente ha registrato un tasso del + 5,4% riportando i livelli occupazionali del 2008. In questo scenario le costruzioni sono risultate il settore trainante. La crescita occupazionale ha visto i migliori risultati in Puglia(+ 8,6%) in Sicilia(+7,2%) in Umbria(+ 5,3) Calabria( + 5,0%) Liguria( + 4,4%) Friuli Venezia Giulia( +4,3%) Basilicata( + 3,4%) ed attestandosi ad un livello medio nazionale del 4,4%. Appare chiaro Il Mezzogiorno traina l’occupazione italiana. Tra il 1° trimestre del 2019 e il 1° trimestre del 2023 su 474mila nuovi lavoratori, più della metà risiedono al Sud. Il tasso di crescita nell’area è più che doppio rispetto al resto del Paese (4,4%) e continua ad aumentare nell’ultimo anno a un ritmo del 3,1%. Nonostante questo il governo ha previsto un indebolimento complessivo degli impegni finanziari nel 2025 prevedendo una riduzione delle risorse destinate al Sud Italia di circa 5,3 miliardi nel triennio 2025-2027 con l’abolizione della decontribuzione parziale dai contributi sociali in capo al datore di lavoro sia per quei rapporti già esistenti che di nuova attivazione. L’abrogazione comporterà, secondi stime Svimez, una riduzione di due decimi di punto della crescita del PIL e di tre decimi dell’occupazione.