I GIOVANI RICERCATORI IN ARCHEOLOGIA DELL’UNIBAS ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO: I MOSAICI DELL’ANTICA LUCANIA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

“Con l’articolo odierno diamo inizio ad una serie che si snoderà nell’arco dei prossimi mesi. Ogni puntata presenterà al grande pubblico le attività di ricerca dei nostri giovani ricercatori archeologi.” Esordisce così la prof. Maria Chiara Monaco dell’Università degli Studi della Basilicata, (Dipartimento di Scienze Umane di Potenza).

Maria Chiara Monaco

Ma intanto cosa è esattamente il dottorato di ricerca e in cosa consiste il lavoro di questi giovani ricercatori? 

“La formazione Universitaria si compone di tre livelli: il primo si conclude con l’acquisizione della Laurea triennale, al secondo corrisponde la Laurea magistrale, il terzo è costituito dai diplomi di Specializzazione e dal dottorato di ricerca. Il dottorato è quindi l’ultimo gradino triennale di formazione universitaria che, al contempo, apre le porte al mondo della ricerca. Se nel primo livello, in genere, gli studenti apprendono le nozioni manualistiche e nel secondo ascoltano gli studi condotti da altri, nel terzo diventano essi stessi soggetti attivi nel complesso processo della ricerca. E alla fine del loro percorso presentano e discutono un importante lavoro di tesi. Ecco perché, a tutti gli effetti, è corretto definirli giovani ricercatori. Nel sistema universitario italiano il dottorato è stato introdotto nel 1980: siamo oggi al 36° ciclo. Due le particolarità che lo diversificano rispetto agli altri paesi europei: da un lato l’ammissione, che avviene solo a seguito del superamento di un severo concorso nazionale, dall’altro la garanzia di una borsa di studio dell’importo di più di 15 mila euro annui lordi. Importo che, in coincidenza con i soggiorni all’estero del dottorando, viene aumentato del 50%. Nello specifico, il dottorato di ricerca del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Basilicata, coordinato dal prof. Michele Bandini, ha conosciuto dall’anno passato una importante novità. Il percorso è stato infatti internazionalizzato con l’Università degli Studi di Creta: primo, e finora unico Ateneo greco, ad avere intrapreso questa strada. Non appena saremo liberi di viaggiare e la morsa della pandemia si sarà allentata studenti greci verranno a seguire i nostri corsi di dottorato e con loro condivideremo studi, interessi, scavi e ricerche.”

Finita questa doverosa premessa passiamo ora la parola al prof. Fabio Donnici ricercatore dell’UNIBAS che in questo stesso Ateneo ha condotto anche il suo dottorato di ricerca.

Fabio Donnici

Quali sono stati l’argomento e gli obiettivi della sua ricerca?

“Il triennio dottorale in Archeologia Classica che ho svolto dal 2014 al 2016 presso l’Ateneo Lucanoè stato dedicato allo studio dei mosaici e dei pavimenti decorati età antica rinvenuti nell’attuale territorio amministrativo della Basilicata. Nonostante il suo enorme patrimonio archeologico, la Regione non era mai stata, fino a quel momento, interessata da una ricerca organica che riguardasse questa specifica categoria di testimonianze materiali, tanto importanti e studiate in tutta l’area mediterranea. Nella loro solida materialità, infatti, i pavimenti antichi, conservano memoria del tempo in cui furono realizzati e del mondo di cui furono espressione. Essi ci parlano di esperte maestranze e di saperi artigianali, di gusti e di stili decorativi, di tradizioni e contaminazioni,di architetture di pregio e di ricche committenze, d’identità sociali e di valori culturali. Se esaminati nelle loro singole componenti e ricollocati nei loro contesti di appartenenza, dunque, questi manufatti possono offrici una più ampia comprensione delle dinamiche storico-culturali di specifici ambiti territoriali. Sulla base di queste premesse scientifiche ho dunque presentato alla commissione del XXIX ciclo dottorale un progetto di ricerca – poi approvato e finanziato con borsa – che aveva come obiettivo una prima ricostruzione complessiva della “cultura musiva” lucana attraverso la raccolta, la catalogazione e l’analisi di tutta la documentazione archeologica edita e inedita.

Una novità assoluta dunque nel panorama degli studi archeologici regionali. Quali sono stati principali dati raccolti? E quali i metodi d’indagine? 

“Vorrei sottolineare come la mia ricerca dottorale, condotta sotto la tutela della Prof.ssa M.C. Monaco, si è poi inserita in un più ampio progetto di catalogazione informatizzata dei pavimenti antichi della Penisola, denominato Progetto TESS, coordinato a livello nazionale dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova(database consultabile on-line al sito: http://tess.beniculturali.unipd.it). Ciascuna attestazione pavimentale individuata è stata dunque oggetto di una schedatura digitalizzata messa a punto ed utilizzata dai più importanti specialisti del settorea livello internazionale, strumento questo che ha costituito un ausilio fondamentale per l’organizzazione e l’analisi di un panorama documentario estremamente ampio e frammentario come quello lucano. Alla fine del lavoro è stato raccolto un corpus di oltre 320 pavimenti decorati in diverse tecniche artigianali (mosaici propriamente detti, cementizi decorati con tessere, rivestimenti a tarsie marmoree, in cotto e a ciottoli), che provengono sia dai centri urbani (edifici privati e pubblici di Metaponto, Eraclea, Venusia,Bantia,Potentia e Grumentum) sia dai contesti extraurbani (le grandi villae rusticae e i villaggi rurali) dell’area indagata. Le loro datazioni coprono un arco cronologico di circa un millennio, dall’età tardo-classica ed ellenistica (IV sec. a.C.), documentata dalle più antiche e sperimentali pavimentazioni della Magna Grecia ionica, fino alle soglie del Medioevo (VI sec. d.C.), periodo in cui l’arte musiva iniziò ad essere destinata alla decorazione degli edifici di culto cristiani. Una fase particolarmente significativa dal punto di vista della qualità e della quantità delle attestazioni analizzatesi registra tra III e IV sec. d.C., quando ricchi proprietari terrieri del Tardo Impero, a volte di rango senatorio o addirittura appartenenti alla famiglia imperiale, investirono risorse ingenti per decorare sontuosamente le loro residenze di campagna, avvalendosi di maestranze (in latino musivarii) di altissimo livello. Queste ultime produssero talora dei veri capolavori, come il mosaico di Aiòn (del Tempo) e le Stagioni rinvenuto nella villa di Masseria Ciccotti ad Oppido Lucano (PZ)”.

Che cosa ha rappresentato per Lei il dottorato di ricerca a livello personale? 

“Al di là dei risultati del progetto, che nel 2017 è stato premiato in occasione del XLVI Premio Letterario Basilicata e di cui presto renderò conto con una monografia, il Dottorato di ricerca ha rappresentato senz’altro il periodo più fecondo e stimolante della mia formazione universitaria. Dopo anni di studio e lavoro fuori dalla Basilicata, esso ha inoltre costituito un’occasione speciale per costruire un nuovo, profondo legame con la mia terra d’origine, il cui straordinario patrimonio archeologico continua ancora oggi ad essere un’inesauribile fonte d’ispirazione per la mia attività scientifica e professionale.

 

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