I GRANDI TALENTI LUCANI: NEDA NALDI

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VINCENZO PETROCELLI

Italia Anna Savina Volpiana(1) nasce a Tramutola il 30 gennaio 1913 alle ore 19,30 in via degli Orti, da Giuseppe di anni 38, maresciallo dei carabinieri, e da Maria Ciminelli, proprietaria(2). L’abitazione dove nasce, Italia Volpiana, presumibilmente si tratta del fabbricato di proprietà della signora Maria Luca, situata a destra di Via degli Orti, scendendo da Piazzetta Caprera. E’ l’unica abitazione di Via degli Orti con le caratteristiche capace di ospitare la Caserma dei Carabinieri e l’abitazione del maresciallo.

La nascita a Tramutola di Italia Volpiana, in arte Neda Naldi e, personaggio famoso  di Tramutola, è legata essenzialmente all’attività lavorativa del padre, maresciallo dei carabinieri e servitore dello Stato.

L’età dell’infanzia di Italia, a Tramutola, è vissuta con cura per l’educazione didattica e non solo per la condizione sociale della sua famiglia. A scuola le viene manifestata una sincera, genuina e, soprattutto costante attenzione. La lettura di due classici, Cuore di De Amicis e Pinocchio di Collodi, fanno conquistare un percorso di formazione della bambina alla dimensione di adulta. Sono gli anni in cui, a Tramutola, germogliano le idee del maestro, Italo Greco, per la biblioteca scolastica e la biblioteca popolare circolante(3).

La piccola Italia, ebbe così l’opportunità con la lettura di libri, adatti alla sua età, di diventare più esperta nella sintassi e acquistare cognizioni che l’avrebbero aiutata a ben esprimersi. S’innamora dei libri, perché ne vede i vantaggi e prende la lodevole abitudine alla lettura e scrittura.

Così si esprimeva il maestro, Italo Greco, nella lettera inviata al sindaco di Tramutola per l’istituzione della biblioteca popolare circolante

… Le biblioteche popolari, poi, mantengono e non fanno dileguare l’istruzione ricevuta nelle scuole; portano a conoscenza del popolo i pensieri dei grandi, le storie delle Nazioni, le vicissitudini e le peripezie delle invenzioni e delle scoperte, le meraviglie delle sorti e delle industrie, svolgendo e perfezionando le facoltà, formando il carattere morale dell’individuo, preparando il cittadino colto, indipendente, conscio dei più doveri e dei propri diritti, distogliendo l’operaio dalle cattive compagnie, dal giuoco, dall’alcolismo e a tutte le sue funeste conseguenze; preparando il buon padre di famiglia, uomo e non maschio, capace dell’educazione della prole…

Tramutola ebbe nel primo novecento una scuola elementare di prim’ordine e avviò alle professioni molti ragazzi e, purtroppo, poche ragazze. Italia Volpiana primeggia tra i suoi coetanei per una innata capacità alla lettura e scrittura. All’età di diciotto anni la troviamo a presentare libri e a partecipare e collaborare ad attività artistiche con il pittore lucano Italo Squitieri. Infatti nell’agosto del 1931, al Circolo Lucano del Littorio di Potenza, si tenne la “prima serata di arte futurista” con la partecipazione di Italia Volpiana e Italo Squitieri.

E’stata attrice cinematografica e di teatro, soggettista e sceneggiatrice, scrittrice, poetessa e pittrice italiana, un’intellettuale. Inizia la sua attività artistica multiforme scrivendo. Comincia l’attività di stesura scrivendo in prosa e poesie e vince alcuni concorsi di poesie e prosa. Con un volume di poesie vince un concorso internazionale, si tratta della raccolta ‘Poema del golfo di Napoli’.Sono i suoi primi passi in letteratura e canta il mare che adorava.

La poetessa con la valigia, così la definì una stampa beffante, sposa l’11 giugno 1933, all’età di vent’anni, a Budapest, l’ungherese Horn Alessandro. L’atto di matrimonio è stato registrato al Comune di Roma nel 1967, parte II serie c1 n. 314.

Dalla Basilicata si trasferisce a Roma giovanissima e subisce il fascino del cinema in un momento di grande trasformazione per l ‘attività cinematografica. Infatti nel 1926, il regime fascista statalizza l’Unione Cinematografica Educativa (Luce), un organismo che già da alcuni anni era andato specializzandosi nella produzione e distribuzione di film a carattere didattico. L’iniziativa è fortemente voluta dallo stesso Mussolini, che trasforma definitivamente il Luce in uno strumento monopolistico di informazione e di propaganda delle attività e delle iniziative del regime.

Gli sforzi per riorganizzare una produzione nazionale e i tentativi di avviare un’industria cinematografica di Stato s’intrecciano con un evento destinato a segnare un passaggio epocale nella storia del cinema: la graduale diffusione del film sonoro.

Il sonoro pretendeva dagli attori una voce adatta al personaggio e una buona dizione, non a caso chi aveva alle spalle, esperienze d ‘incontro con il pubblico, ha goduto di una marcia in più e, Italia Volpiana, possedeva quello che il cinema richiedeva alle attrici negli anni trenta e quaranta del secolo scorso.

Che il Fascismo attribuisse grande importanza all’industria cinematografica è noto. Come è noto che, con la fondazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, prima (1932) e con la creazione di Cinecittà poi (1937), esso dette a questa industria un impulso eccezionale, portandola al livello delle principali cinematografie mondiali.

Italia Volpiana capisce della necessità di costruirsi un’immagine o anche solo uno stile personale, come presupposto indispensabile al successo cinematografico. Si presenta come poetessa e all’inizio mantiene il suo cognome cambiando il nome in Talìa, forse in omaggio alla Musa della Commedia. E, successivamente, in Neda Naldi. Comincia ad apparire sullo schermo, grazie anche al suo bell’aspetto. Interpreta per lo più ruoli di donna fatale in cui viene contrapposta all’ingenua di turno.

Nel cambio del nome, si rifà ai nomi dei grandi artisti del cinema americano e sceglie Nita Naldi una italiana americana, una donna fatale agli effetti dello schermo, avendo lavorato in alcuni film con Rodolfo Valentino.

La principale attività di Neda Naldi, nel mondo del cinema, è stata quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Il cavaliere senza nome (1941) di Ferruccio Cerio dove ha interpretato la parte di La duchessa Doña Sol.

Per questo film non si hanno che notizie imprecise e frammentarie, si sa che la lavorazione era stata iniziata negli studi Titanus e che poi venne interrotta, probabilmente per sopravvenute difficoltà economiche.

Nel 1940, mentre Amedeo Nazzari gira con Neda Naldi “Caravaggio” di Goffredo Alessandrini, va a fargli visita sul set Primo Carnera, il “gigante buono”, campione di pugilato poi trasferitosi negli Stati Uniti, protagonista del ring e interprete di numerosi film tra cui “La corona di ferro”, “La figlia del Corsaro Verde”, “Il tallone d’Achille” ed altri “mitologici”. All’estrema destra, nella foto, il giovanissimo Alessandro Ferraù, addetto stampa dei due personaggi.

Nel 1941 ha inoltre lavorato con Giuseppe Guarino per la realizzazione del film Leggenda azzurra dove ha interpretato la parte di Scilla. Oltre al ruolo di interprete, Talia Volpiana, ha lavorato come scrittrice nel film drammatico di Giuseppe Guarino Leggenda azzurra (.

Ecco la sua filmografia(4):

I fuochi d’artificio di Gennaro Righelli 1938, Talia Volpiana

I figli del marchese Lucera di Amleto Palermo 1939, Talia Volpiana

L’ospite di una notte di Giuseppe 1939, Talia Volpiana

Leggenda azzurra di Giuseppe Guarino 1940, Talia Volpiana

Caravaggio di Goffredo Alessandrini con Amedeo Nazzari e Neda Naldi

Il cavaliere senza nome di Ferruccio Cerio 1941, Neda Naldi

Notte di fiamme di Ladislao Kisinev 1942, Talia Volpiana

Una notte dopo l’opera di Nicola Mannari e Nicola F. Nerino 1942, Neda Naldi

Lacrime di sangue di Guido Frignone 1944, Neda Naldi

Vietato ai minorenni di Mario Massa 1944, Neda Naldi

I promessi sposi di Sandro Bolchi 1967, Neda Naldi

In Fuochi d’artificio la recitazione di Neda Naldi è incerta e stentata che sembra il risultato della fretta, così la critica cinematografica.

In I figli del marchese Lucera… la critica cinematografica così si esprimeva Regista e protagonista giocano sul paradosso, cioè sono i primi a non prendere troppo sul serio quello che accade. Accettano i fatti in obbedienza allo spettacolo e non alla logica….Tuttavia il film ha una cornice curata e l’interpretazione è ottima…F. Sarazani “Il Giornale d’Italia” 22 gen 1939

Il Settimanale FILM di cinematografo, teatro e radio Anno V- N. 9 28 Febbraio 1942-XX dedica a Neda Naldi la copertina per il film Una notte dopo l’opera.

Il Dramma quindicinale di commedie di grande successo diretto da Lucio Ridenti Anno XVIII – n. 3091-392 1 e 15 dicembre 1942-XXI dedica la copertina a colori a Neda Naldi per il film Una notte dopo l’opera.

Nel 1943 ha inoltre lavorato con Guido Brignone per la realizzazione del film Lacrime di sangue dove ha interpretato la parte di Luisa. Prima del definitivo titolo, il film è stato più volte annunciato con quelli de Le vie del peccato, Notturno o Una donna sola.

La rivista di teatro radio Cine Magazzino settimanale dello  spettacolo anno 1 n. 21 27 maggio 1943-XXI dedica a Neda Naldi la copertina per il film Lacrime di sangue prodotto dall’Imar Rex Roma.

IL Dramma Quindicinale di Commedie di Grande Successo diretto da Lucio Ridenti Anno XIX – n. 408-409 15 agosto – 1 settembre 1943 dedica a Neda Naldi la copertina a colori di Brunetta per il film Lacrime di sangue.

Per Lacrime di sangue la critica cinematografica cattolica si rivela impietosa.

“[…] La regia di Brignone, pur vantando all’attivo una indovinata corsa notturna di calesse, e talune sintesi che permettono di sorvolare su particolari equivoci, manca di uno stile proprio, è oppressa di reminiscenze, spesso preferisce narrare più con parole che visivamente [..]”. (M. Meneghini, “L’Osservatore Romano”, 23/3/1944).

In Vietato ai  minorenni la critica cinematografica cattolica è così aggressiva ed escludente che non lascia spazio a revisione di giudizio.

“[…] Se moralmente ci troviamo di fronte ad una produzione malsana e urtante, strutturalmente non sappiamo trovarvi nulla di originale, di polso; e tecnicamente, oltre ad una condotta sommaria, molti episodi sanno di appiccicaticcio […]”. (M. Meneghini, “L’Osservatore Romano”, 1/4/1944).

Sono interventi moralizzatori che tendono alla chiusura dei cinematografi o alla censura sul cinema, condannando lo spreco di denaro speso malsanamente in un cinematografo.

In collaborazione con Giorgio Prosperi è autrice del soggetto del film diretto da Franco Rossi Solo per te, Lucia 1952, ispirato all’omonima canzone, che rimane il suo ultimo contatto con il mondo del cinema.

Meno conosciute sono le vicende della cinematografia italiana dall’8 settembre 1943 all’aprile 1945, cioè durante la Repubblica Sociale Italiana.

Subito dopo la costituzione della R.S.I. il Ministro della Cultura e Propaganda Fernando Mezzasoma, preso atto della avvenuta distruzione pressoché totale di Cinecittà ad opera dei bombardieri anglo-americani e dei successivi saccheggi, decise di trasferire nel Nord Italia le strutture trasferibili e il personale interessato.

Il luogo prescelto fu Venezia ed esattamente una ex fabbrica di birra nell’isola della Giudecca. Con la distruzione di Cinecittà, coincide il crepuscolo di Neda Naldi nel cinema come attrice.

Intanto nel 1942,  Neda Naldi, era passata al teatro con Annibale Ninchi e poi con Anton Giulio Bragaglia, dove le sue doti artistiche potevano essere meglio utilizzate.

Infatti, nel 1942-43 Neda Naldi fu primattrice, in alternanza con Anna Proclemer, del Teatro delle Arti, la compagnia di Anton Giulio Bragaglia. Vuole fare il grande passo verso la ribalta, attrice del cinema pur godendo di una larghissima notorietà, non si sente in possesso della celebrità e corre al teatro per la voglia di ribalta.

Bella, avvenente, fotogenica, bruna e esile, con qualità non comuni, occhi limpidi, ma profondi, il teatro sembra più congeniale per mettere in luce le sue doti artistiche e, difatti, fin dal debutto nel 1942, accanto ad Annibale Ninchi e poi al Teatro delle Arti nella compagnia diretta da Anton Giulio Bragaglia, mostra un temperamento abbastanza notevole. Diventata la compagna in scena e nella vita di Salvo Randone, ottiene ottimi consensi accanto a lui soprattutto nella commedia La fastidiosa 1963, per la regia di Josè Quaglio. Disegna con molta aderenza psicologica intense figure di madri nei vari quadri dello spettacolo I tromboni 1957 di Zardi, accanto a Gasman, messo in scena da Luciano Salce.

Il grande passo è stato tentato da Neda Naldi su un palcoscenico milanese in una recitazione del più classico repertorio, una commedia di Goldoni.

Nella stagione 1957/58 Salvo Randone e Neda Naldi con la compagnia teatrale dello Stabile Pugliese, rappresentò “Assassinio nella Cattedrale” di Elliot, regista Orazio Costa, “Zona Grigia” di Calendoli, “Enrico IV” di Pirandello, “Pane Altrui” di Turgenev, regista Pietro Sharof e regista dello Stabile Andrea Camilleri, musiche di Fiorenzo Carpi. Direttore dello Stabile era il dottor Giuseppe Giacovazzo. Lo spettacolo ebbe un successo clamoroso e diverse repliche, poi cominciò la turnèe.

Con “Assassinio nella Cattedrale”  Salvo Randone vince il premio  San Genesio.

Nel 1957 il 6 settembre Il litigio regia Claudio Fino con Salvo Randone e Neda Naldi registrò un ambio successo.

Al Teatro Valle Roma il 29 marzo 1964 con programma di sala dell’Enrico IV di Luigi Pirandelli, regia di Josè Quaglio e con Salvo Randone e Neda Naldi scene e costumi di Eugenio Guglielminetti. Con un testo di Gian Renzo Morteo su Salvo Randone, ci furono numerose repliche.

Come scrittrice esordisce con il romanzo Il Re di Napoli Roma 1951, poi con Leggenda liriche Roma 1952 e Il fiato e il segno Caltanisette 1972.

Nel 1953 vince il premio “Pirandello” con la commedia L’ebrea, scritta in collaborazione con Eraldo Miscia.

Successivamente L’Ebrea di Neda Naldi 1955, diventa un romanzo ed inaugura una stagione di romanzi di consumo dal valore letterario più o meno discutibile dedicati all’olocausto. E’ questo il giudizio della critica.

E’ attiva anche in televisione, dove appare, quasi sempre a fianco di Randone ma ricoprendo sempre ruoli secondari, in  sceneggiati e commedie quali Il Litigio e Tutto per bene entrambe dirette da Claudio Fino nel 1958, quindi Frana allo scalo nord 1959 diretta da Sandro Bolchi. Poi Claudio Fino la ripropone nel 1967 sempre accanto a Randone in una memorabile edizione del Pirandelliano Enrico  IV. Fra gli sceneggiati Tom Jones 1960 diretto da Macchi, I Promessi Sposi 1967 diretto da Sandro Bolchi che le affida anche nel 1969 un discreto ruolo nei Fratelli Karamazof e infine l’originale Il negro bianco 1970 della serie Processi a porte aperte per la regia di Carla Ragionieri.

Dal1a programmazione del 5 giugno  2015 alle 21.15 su Rai 5, abbiamo notizia che si concludeva con “Re Lear” adattato per la TV da Sandro Bolchi nel 1960, il ciclo “Shakespeare Yesterday”.

Protagonisti dello spettacolo, la cui regia è curata dallo stesso Sandro Bolchi, sono Salvo Randone, Anna Miserocchi, Wandisa Guida e Neda Naldi.

Tragedia in cinque atti, in versi e prosa, scritta nel 1605/1606, Re Lear, una delle più alte manifestazioni del genio shakespeariano e del teatro di ogni tempo.

Come scrittrice e intellettuale è presente all’inaugurazione della mostra del libro a Palermo il tre ottobre 1952, in qualità di scrittrice.

L’attrice e scrittrice Neda Naldi è con Quasimodo, notizia diffusa da Cultura Italia, alla consegna del premio Tor Margana. E, in omaggio a Quasimodo Premio Nobel, a cura di Giancarlo Vigorelli, per la collana letteraria, la CEDRA registra le letture di Neda Naldi e Salvo Randone: dvd i grandi classici del teatro opere immortali e interpreti d’eccezione.

Con l’Enrico IV, debutta a Torino -il 20 Gennaio 1964 al Teatro Carignano  di Torino, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello Regia di José Quaglio Scene e costumi di Eugenio Guglielminetti Salvo Randone (Enrico IV), Neda Naldi (La marchesa Matilde Spina), Maria Pia Mele (Frida), Alberto Terrani (Il marchese Carlo Di Nolli), Mario Chiocchio (Il barone Tito Belcredi), Giuseppe Pertile (Il dottor Dionisio Genoni), Tonino Pierfederici (Landolfo, Loto), Adalberto Andreani (Arialdo, Franco), Augusto Soprani (Ordulfo, Momo), Aldo Capodaglio (Bertoldo, Fino), Roberto Bruni (Giovanni), Berto Capodaglio, Leone Ghigi (Due valletti in costume).

L’undici dicembre del 1966, si ha notizia dalla stampa che “Alla Feluca espone Neda Naldi che esordì come pittrice, due anni prima, con una serie di ritratti di Salvo Randone”. Sulle qualità di pittrice di Neda Naldi, non ci sentiamo qualificati ad esprimere giudizi, perciò facciamo parlare un esperto:

Qualcosa di Liberty è riscontrabile anche in alcune tele di Neda Naldi, che espone a La Feluca: l’esempio si adduce a ulteriore dimostrazione del dilagare di una moda che sembrerebbe incontenibile, se non si sapesse, e proprio perché si tratta di una moda, che i suoi giorni sono contati, a parte ch’essi erano scontati fin dall’epoca dei nostri nonni. Qui la pittrice se la cava con una roseità smeraldina che ben si sposa alle reviviscenze di Klimt o di chi sia; pagato così il suo tributo al «neo» di turno, se ne lava subito le mani per avvalersi di una esperienza «in larga misura espressionista e in parte surrealista», dominata sostanzialmente dall’amore per Kokhoschka (A. Bovi). Allora s’intende il carattere particolare di questo naturalismo colto anche ai margini di altre esperienze (teatro, letteratura, ricordi di terre lontane) e, per un intimo bisogno di comunicare la propria partecipazione vitale alla realtà, ricostituito in tele dense, succose, poetiche (5).

Dopo l’annullamento del matrimonio con Horn Alessandro, sposa con rito religioso il 28 dicembre 1970, all’età di cinquantasette anni, Salvo Randone. L’atto di matrimonio è stato registrato al Comune di Roma nel 1971, parte II serie a n. 47.

Al Teatro delle Arti, per la prima della commedia “Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello, Roma 18 marzo 1981(6), Salvo Randone è con la moglie Neda Naldi. Sarà una delle sue ultime apparizioni che precedono la sua lunga malattia, mentre il marito continuerà ancora, per oltre un decennio, a lavorare pure in precarie condizioni di salute.

Nella vecchiaia, Salvo Randone, rattristato da ristrettezze economiche e dalle precarie condizioni di salute della moglie,  l’attore calcò ancora i palcoscenici con una maschera i cui tipici tratti, convulsi e amari, assunsero una nota di tragica verità.

In suo nome nel 1993 è stato istituito il premio teatrale ‘Salvo Randone.

Salvo Randone era qualcosa di indescrivibile, un genio assoluto, uno di quelli che è rimasto sulle scene fino alla fine dei suoi giorni, quando cieco lo accompagnavano sul palcoscenico perché recitasse nel suo modo epico, facendo musica, e il pubblico alla fine lo applaudiva per 25 minuti ininterrotti, perché aveva assistito a una specie di miracolo. Una cosa da brivido.

Salvo Randone aveva un’attrice preferita? Si, Neda Naldi.

Lui adorava sua moglie, diceva che un uomo doveva sempre offrire un mazzo di rose alla sua donna, e tutto quello che faceva voleva farlo con la moglie, ma lei non era un’attrice che ha lasciato un suo segno specifico.

Era attrice di un’altra generazione, dal ricordo non sempre vivo, infatti, il ricordo delle grandi attrici del secolo scorso, è passeggero, le immagini possono con il tempo spesso diventare solo un patetico e ridicolo ricordo.

Il legame con la terra natia, Tramutola, di Italia Volpiana, Neda Naldi, lo ritroviamo nelle parole della raccolta Il fiato e il segno:

Il focolare dov’è della mia infanzia?

Mai più sul tuo

balcone

smaltato dagli anni

si accenderanno i rudi estatici amori

dell’alba.

Sbiancato è il sangue dei gerani,

madre.

In questi versi, è angolare la realtà e così tagliente e vivido il ricordo della sua infanzia tramutolese. Il legame che sente per la terra natia è forte. Mi sono chiesto a cosa sia dovuto. Culturalmente si è formata altrove, legami di parentela non ne ha, le amicizie possono essere soltanto un caro ricordo dell’infanzia. Odori, sapori, sensazioni, questi sì, sono presenti e vivi anche nelle sue liriche. Ma tutto il resto può essere solo sfumato, i ricordi sono andati, i nomi dei compagni di scuola dimenticati. Forse solo pochi episodi, ancora impressi nella sua mente, ma troppo poco per poter spiegare questo legame. O, forse, è solo l’incapacità di stabilirne di nuovi, di radicarsi in una nuova realtà, che scambia per un attaccamento morboso alla sua terra natia.

Neda Naldi ci lascia all’età di 80 anni spegnendosi, dopo una lunga malattia. Era rimasta per circa dodici anni, chiusa in casa, non aveva partecipato neppure al funerale del marito, Salvo Randone, deceduto a Roma il 6 marzo 1991.

Neda, ci lascia in una triste giornata del 26 Giugno 1993 a Roma. Al suo funerale, era presente solo il figlio adottivo, Italo Giuseppe Volpiana Randone.

Neda Naldi, ci piace ricordarla così come la osserviamo nelle sue foto. Di bello aspetto, esile, occhi limpidi e profondi che rivelano un’anima ardente e appassionata, gemme vivide, incastonate in un ovale perfetto. La bocca non è meno luminosa, ma non sa nascondere una piega malinconica. E’ stata attrice seria, dotata di un temperamento e di una volontà.

(1) Volpiana dovrebbe derivare dal nome della località Volpiana di Crespadoro della provincia di Vicenza. Il cognome Volpiana è specifico del vicentino.

(2) Archivio Comunale Tramutola

(3) Lettera al sindaco di Tramutola 5 settembre 1907, copia presso di me, consegnatami durante una visita di cortesia, dal dott. Luigi Marotta.

4 Archivio Luce da Internet

(5) La fiera letteraria Mostre Romane di Vittorio del Galzo

(6) Fondazione scuola nazionale di cinema biblioteca SI GIRA  Il Dramma anno  46 – n. 10 -ottobre  1970 Biblioteca Centro Studi TST Fondo Rizzi -Trabucco

 

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Vincenzo Petrocelli

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