I GRANDI TALENTI LUCANI NEL MONDO: ROCCO PERNA

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La storia dell’emigrazione lucana è ricca di persone che hanno percorso con successo le strade del mondo e che, senza mai dimenticare la terra d’origine, hanno messo la loro capacità al servizio dei Paesi d’arrivo, nell’economia, nelle professioni, nelle istituzioni, nella politica, nel giornalismo, nella legge. La differenza col passato è che oggi il mondo si è accorciato, diventando un villaggio globale. I rapporti con i lucani che vivono nelle varie parti del Mondo, si sono fatti più intensi e quello che era un viaggio di sola andata nel secolo scorso, è diventato un viaggio di andata e ritorno, con un feedback che sta avendo risvolti interessanti su diversi piani, da quello culturale, a quello economico, a quello dello scambio di esperienze. Una conferma  di questo nuovo fenomeno di cittadinanza lucana del mondo viene da una famiglia che vive a Sydney. Di lei, Concetta Cirigliano Perna, una prof.ssa di grande vitalità,  abbiamo già parlato su queste colonne. Ma già in quella intervista si è delineata, dietro di lei, l’ombra di una persona altrettanto importante che, come molti mariti innamorati della propria consorte, hanno il puro piacere di starsene in disparte, godendo dei successi e lasciandosi coinvolgere da quella energia femminile incredibilmente vitale. Si chiama Rocco Perna, origine San Giorgio Lucano, trasferito all’età di dieci anni a Torino. Ha iniziato la sua carriera lavorando alla Fiat. Approdato alla Ferrero, dopo appena qualche anno, l’hanno trasferito a Sydney in Australia. “Sono andato in Australia –  racconta – per sviluppare una piccola azienda di solo 7 impiegati. Oggi, quella piccola azienda è un’importante protagonista nel mercato australiano e nell’area Asia Pacifico. Quando ho lasciato l’Azienda, nella divisione industriale, dove si producono Tic Tac e Nutella, si contavano 110 collaboratori, e nella divisione Marketing Commerciale, localizzata a Sydney, lavoravano 125 collaboratori a tempo pieno e altri 145 part-time”. Anche ora che ha lasciato la direzione dell’azienda, fa spesso ritorno in Basilicata dove è impegnato in un grande progetto: la coltivazione di nocciole di alta qualità. Nel cuore ancora una volta la Ferrero e la Basilicata. La prima è madre sicura, la seconda, come vedremo in questa intervista, rischia di diventare matrigna. 

In Basilicata La Ferrero ha fatto scuola con una corretta e solidale industrializzazione post terremoto. Si è insediata in un luogo difficile, quando ancora non era pronta la grande viabilità, ha conquistato la fiducia del territorio e costruito un forte legame con i propri lavoratori. Avessero fatto tutti così la Basilicata sarebbe un territorio in pieno sviluppo.

Senza dubbio è così. La Ferrero ha costruito la solidità del suo business sulla forte innovazione dei prodotti, su una lungimirante cultura d’impresa, sull’eticità del suo operato, stabilendo un forte legame con i territori in cui opera, in Italia e all’estero. La Ferrero crea e condivide il benessere con i collaboratori e i territori e diventa un modello imprenditoriale e manageriale. E’ la dimostrazione che l’ingegno italiano ha ancora qualcosa da dire al mondo, proprio partendo dalla provincia. Lo fa concretamente, in silenzio, con umiltà, competenza, duro lavoro, senza inutili parole o sterili esibizionismi.

Sono tempi in cui si lucra sulla manodopera, svilendone il valore. La Ferrero è in controtendenza, fidelizzando il proprio personale, migliorando la qualità di vita nell’azienda, realizzando servizi essenziali, come gli asili nido. Dopo Olivetti e le sue Comunità, Ferrero è stato l’imprenditore più lungimirante nelle relazioni sindacali. Era una politica di Ferrero padre, oppure è un sistema valoriale che permane?

E’ una cultura imprenditoriale radicata nel DNA della famiglia Ferrero. Partendo da un territorio poverissimo della provincia italiana, con lungimiranza, gli imprenditori Ferrero hanno spinto molto avanti la barriera del possible e hanno dimostrato come si possa ‘creare’ un futuro e rendere concrete le opportunità di sviluppo e di affermazione. Parole quali cassa integrazione, razionalizzazione, delocalizzazione, precarietà, non le ho mai sentite pronunciare in azienda, e non perchè parte di una tattica nei confronti del sindacato. La motivazione principale è di ordine morale: il rapporto tra capitale e lavoro si basa su un welfare che ridisegna l’assistenzialismo, nel rispetto della dignità del lavoratore, nel far prevalere gli aspetti sociali sul profitto, nel consolidare il senso di appartenenza delle persone, che si sentono collaboratori e non dipendenti, senza tuttavia mai sfociare in paternalismo retorico. L’Azienda deve essere un luogo di lavoro dal volto umano, che attua il modello olivettiano della responsabilità sociale dell’impresa, con sano pragmatismo, senza atteggiamenti ideologici e senza mai sconfinare in utopia velleitaria. Ne consegue la massima attenzione al reperimento etico delle materie prime e alla tutela dell’ambiente.  La Ferrero è la dimostrazione che un capitalismo dal volto umano, non predatore, è possibile.

Recentemente è stato firmato un accordo con il quale l’Azienda si impegna a prendere il prodotto della corilicoltura lucana. Fin dove può espandersi il concetto di filiera: alla farina, alle uova?

La Ferrero ha costruito sulla nocciola la diversificazione dei propri prodotti. Per il momento la priorità è l’approviggionamento di nocciole di alta qualità di cui vi è grande, crescente e urgente bisogno. A tale scopo è stato firmato un contratto ventennale con la Rete d’Impresa “Basilicata in Guscio” col quale la Ferrero si impegna a comperare la produzione lucana di nocciole.  E’ un fatto concreto di grande importanza e rappresenta una svolta epocale. La Basilicata deve dimostrare di sapere cogliere questa storica opportunità i cui vantaggi sono evidentissimi, considerata anche la presenza dell’Azienda nel territorio lucano. Se il progetto nocciole Basilicata ha successo, non escludo in futuro l’allargamento ad altre filiere.

Secondo lei quali sono i territori vocati alla corilicoltura in Basilicata?

E’ stata redatta una mappa del territorio in cui sono evidenziate le aree vocate e i vari gradi di vocazionalità del territorio lucano. Queste informazioni, e l’uso concreto di questo studio per le singole aziende agricole interessate a investire in questa coltura, sono disponibili presso l’associazione imprenditoriale “Basilicata in Guscio”, alla quale consiglio di rivolgersi.

La Regione sta operando nel verso giusto in questi accordi, oppure c’è ancora qualcosa che può fare?

Purtroppo, come altre volte in passato, la parte pubblica di questo progetto è stata fin’ora latitante. L’Ismea non ha mai attivato il fondo di garanzia. La Regione Basilicata, con lo strumento del Piano di Sviluppo Rurale, ha fatto uscire i bandi con incomprensibile ritardo e non mi risulta abbia previsto alcuna misura concreta per favorire investimenti in questo importante progetto strategico. Se l’Ismea e la Regione fossero state pro-attive, il progetto in Basilicata sarebbe in una fase ben più avanzata.

Lei è Cittadino del Mondo, vive tra Torino e Sydney e viene spesso in Basilicata. Come vede il futuro in Basilicata? In che direzione bisogna andare in questa difficile coesistenza tra petrolio, agricoltura e turismo?

Con le moderne tecnologie si possono tenere sotto controllo i potenziali rischi ambientali che derivano dal petrolio. A patto che gli operatori agiscano con assoluta integrità, secondo me questi tre settori economici possono coesistere. Buon senso, etica, visione, competenza e amore per il proprio territorio e la propria gente, sono alla base del successo di ogni progetto.

Bisogna operare con rigore nella salvaguardia del territorio, avendo come priorità l’incolumità e la salute dei cittadini. La Basilicata ha accumulato toppi ritardi e continua a languire. La Regione deve fare uso delle preziose risorse a disposizione e investirne correttamente i proventi. Questo vale per il petrolio, risorsa che prima o poi si esaurisce, le cui royalties devono essere urgentemente investite in settori strategici di lungo periodo, quali agricoltura, turismo e formazione, piuttosto che in forme assistenziali e procacciatrici di voti.

Per quanto riguarda l’acqua, francamente, trovo scandaloso il pessimo uso che se ne fa in Basilicata, sia nella gestione dei bacini, che nel funzionamento dei Consorzi di irrigazione. L’acqua è la vera preziosa risorsa a livello mondiale, per il controllo della quale, Dio non voglia, potrebbero scoppiare persino guerre. Un piano per la corretta e efficiente gestione dell’acqua è fondamentale anche per rendere irrigue e recuperare a produzioni di nicchia, ma di alta qualità e valore aggiunto, vaste aree di terreni agricoli marginali, dal momento che disponiamo di una ricca e invidiabile biodiversità.

Infine ritengo non sia rinviabile il rafforzamento della capacità ricettiva turistica sia in qualità che in quantità. Servono seri corsi di formazione nel settore alberghiero, nella ristorazione, nonchè nel marketing strategico per la efficace promozione e commercializzazione dei servizi e dei prodotti lucani. Questo sarebbe un vero freno alla emorragia di talenti che pensano di avere opportunità solo altrove.

Ecco, uomini così servono. Soldati che hanno fatto la guerra e l’hanno vinta. Con il loro coraggio , la loro intelligenza e il loro senso del dovere. Se tornano, hanno qualcosa da insegnarci. Rocco Rosa

 

 

 

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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