I LAVORANTI DELLA RAME ROSSA

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LUCIO TUFANO

 

Ha perfino i tetti del colore del rame, l’antico paese della media Valle del Noce, situato su di una collina a mt. 513 sul livello del mare, tra il Coccobello ed il Sirino. Rivello aveva un artigianato alacre che era solito emigrare per piazzare i manufatti che uscivano dalle proprie botteghe. Nel 1745 mastro Giacomo Megale, mastro Agostino Filizzola, mastro Saverio Mangiolfi, mastro Carmine Arabbia erano gli artigiani del paese già menzionati in un documento di una controversia ecclesiastica.

Gli artigiani di Rivello lavoravano il rame e lungo il corso del fiume Noce c’erano le ramiere che «sfruttavano le acque per fornire di prodotti semilavorati le tante botteghe artigiane, dove maestri provetti, contornati da nugoli di discepoli, rifinivano gli utensili domestici che invadevano le fiere della nostra regione, del Cilento, della Calabria ed anche della Sicilia[1]».

Nel 1806 fu ripresa la ricostruzione della strada delle Calabrie, per disposizione di Giuseppe Bonaparte, e la strada interessò Rivello, passando per la sua frazione Bosco che, per essere punto di sosta dei carrettieri e dei postiglioni, si chiamò anche Taverne. Fu allora che, percorsa dalla strada consolare con un corso di acqua che alimentava le ramiere e le ferriere, Bosco, come allora si chiamava Nemoli, ebbe prosperità e fama. L’ironia della sorte volle che Nemoli diventasse comune proprio quando cessava di essere punto di transito per il Sud e quando le sue industrie stavano affievolendosi.

L’artigianato rivellese ebbe un notevole flusso migratorio forse perché i manufatti di rame non trovavano un vicino mercato capace di assorbirli, per cui i ramai accompagnati dai giovani apprendisti (ramaioletti) erano costretti ad emigrare così come del resto facevano i fabbricanti e suonatori di arpe di Viggiano. Vi sono documenti che attestano questo tipo di movimento degli artefici ed artisti di Rivello e di Viggiano. Difatti il 14 maggio 1841 dal Ministero e Reale Segreteria di Stato della Polizia Generale, veniva diramata al sig. Intendente della provincia di Basilicata la seguente lettera:

«Signore, si è avuto luogo di osservare che molti ramieri e suonatori d’arpa sovente si trasferiscono all’estero per l’esercizio del proprio mestiere, seco adducendo dei giovani minori, i quali per la loro età ed inespertezza non sono al caso di procacciarsi da loro stessi la sussistenza. Quindi, mi è d’uopo richiamare sopra ciò la sua particolare attenzione, rimanendo statuito che per l’innanzi venga negato il passaporto o la carta di passaggio a quei giovani delle additate condizioni, i quali non siano pervenuti all’anno 21° loro età.

Sennonché potrà farsi eccezione alla regola soltanto nel caso in cui (concorrendovi l’assenso dei genitori), i richiedenti vengano tolti in consegna dal più idoneo dei ramieri o sonatore di brigata, che dovrà obbligarsi di prenderne cura, alimentarli e risponderne fino al rimpatriamento di essi. Laddove poi si trattasse di richiesta di ricapiti per giovanotti minori di anni 12, non verranno questi loro accordati senza di una speciale autorizzazione di questo Ministero. E poiché si è scorto altresì l’inconveniente che taluni de’ suddetti ramieri e sonatori si sono talvolta recati in altre provincie od all’estero, alfine di sottrarsi al servizio militare, e forse anche alle ricerche della giustizia per qualche reato, ella farà in guisa che vengano strettamente osservati i regolamenti generali che sono in vigore circa la spedizione delle carte itinerarie, all’obbietto di antivenirsi, gli sconci di sopra additati. Si compiacerà ella curare l’esatto adempimento delle disposizioni contenute in questa Ministeriale della quale mi accuserà ricezione.»

La lettera, reperita nell’Archivio di Stato (3 Rip. N. 1136), era firmata dal Ministro Segretario di Stato della Polizia Generale Del Carretto (DI 111 A. S. Potenza). Il fenomeno dell’esodo dei maestri artigiani che si portavano dietro non solo i manufatti, ma anche gli apprendisti, fa intuire che non si trattava di una partenza del singolo, artigiano, ma dello spostamento di una bottega, evidentemente per continuare l’attività inj altri luoghi anche con l’aiuto degli addetti.

Una continua fuga da Rivello di questi operatori del rame si è verificata nel 1830-1850, periodo di crisi dell’economia rivellese dopo epoche di grande produzione, quando i ramai lavoravano intensamente per la corte spagnola.

Altra lettera del 1842 è firmata dallo stesso Ministro, diretta all’Intendente della Basilicata in Potenza: «avviene sovente che si presentano alla frontiera per recarsi allo straniero i Ramieri, i quali ai termini della circolare del 15 giugno 1831 n. 3660, abbisognano anch’essi non solo del passaporto, ma del certificato eziandio di buona condotta, il quale può ben essere loro negato da quella autorità, cui eglino appartengono soltanto di passaggio … perché quindi quel tal ceto di persone industriose non abbia ad incontrar degli inciampi nell’esercizio del proprio mestiere vorrà Ella compiacersi prescrivere a que’ de’ sui amministrati di tal fatta, che movendo essi dalla Patria nella possibilità di passare allo straniero, si muniscano di opportuno certificato del Sindaco rispettivo, corredato dal visto del Regio giudice, e del Capo Urbano, senza di che non avran diritto di attendersi facilitazioni fuori alla loro Patria» Napoli 16 novembre 1842, 3 Rip. n. 3180 – la nota costituisce utile documento alfine di capire quale fosse in sostanza l’entità di questo tipo di emigrazione nel periodo citato.

La lettera D.1.113-1842 Giornale d’Intendenza, fu redatta proprio perché l’affluenza dei ramai alla frontiera era numerosa.

Sono complesse le vicende delle ramiere in Rivello. Da documenti antichissimi e da notizie si desume che esse sono state oggetto di gabella del Comune. Intorno al 1820, forse perché l’attività dei ramai non era più intensa come lo era stata al tempo in cui questi lavoravano per la corte spagnola, vi sono lettere e corrispondenza tra il sottointendente del distretto di Lagonegro e l’Intendente di Basilicata sulle gare di appalto che il comune effettuava per i locali adibiti a ramiere. Ecco, per esempio, una lettera del 24 novembre 1820, all’Intendente di Basilicata:

«Fra i beni che possiede il comune di Rivello, vi è una Ramiera che anticamente non si affittava meno di DT. 300 l’anno. Nell’affitto corrente poi fu aggiudicato per DT. 200, essendosi pubblicati i Manifesti per divenirsi al nuovo, non si è ottenuta, che la tenuissima offerta di annui DT. 10. Nasce ciò veramente dall’ingordigia dei monopolisti, e dall’essersi costruita da un cittadino di colà un’altra simile macchina, ed io per fare un bene alla Comune, ed abbattere tutti gli ostacoli, che possono attaccare i suoi interessi, vengo a proporre il seguente progetto. È consuetudine locale in Rivello, che per la forgiatura della rame debbansi pagare a beneficio dell’affittatore grana sei e mezza per ogni libbra. Per far si che la Ramiera acquisti prezzo e che sia represso il monopolio, sarei dell’avvviso di esporsi all’affittatore, colla condizione di pagargli per forgiatura grana 2 per ogni libbra, ed altre grana due di dazio, che potrebbe affittarsi separatamente, o colla ramiera istessa. Risulterebbe da ciò un vantaggio per gli Ramai che risparmierebbero grana due per ogni libbra di rame, in ragione di quanto pagano attualmente, ed un altro pe’ compratori della rame lavorata, perché essi potrebbero venderla per qualche grana di meno; oltre che, forgiandosi in ogni anno da circa 3.000 a 30.000 libbre di rame, imponendovi il dazio anzidetto, la Comune potrebbe ritrar anno da circa 3.000, trentamila libbre diminuirsi così la gabella sulla sfarina tura portata in quella Comune ad un carlino per tomolo e sollevarsi la Classe degli indigenti, la quale deve essere a cuore di ogni funzionario; in opposto perdendo la Comune la rendita di anni DT. 200, la gabella anzidetta deve necessariamente erogarsi per covrire il vuoto, che verrebbe a formarsi nell’introito, e conseguentemente mettersi la classe predetta a tortura. Sono sicuro sig. Intendente che Ella s’incaricherà di quanto le ho esposto, e che voglia inserire al mio progetto, tendente al bene degli infelici miei amministrati, i quali meritano un occhio vigile de’ Superiori, e che mi darà in seguito sempre ulteriori disposizioni sull’appunto.»

Il Comune, infatti si trovava proprietario di locali che evidentemente erano attrezzati alla lavorazione del rame e quindi applicava sulla gestione di essi questa particolare forma di fisco, la cui esazione veniva aggiudicata mediante gara, che si svolgeva in pubblico. La lettera che si trascrive di seguito, datata 21.12.1822, parla di un appalto di gabella su ramiera comunale, evidentemente si tratta della descrizione della gara allegata alla lettera.

«L’anno milleottocentoventidue, il giorno dieci dicembre in Rivello, riunitosi il Collegio dei Curionali del suddetto Comune, nel solito luogo delle sedute, si è dal d. Francesco Domenico Megale Sindaco Presidente manifestato che essendosi in conformità del sig. Intendente divenuta alle subaste per l’affitto della Ramiera Comunale per l’offerta presentata all’oggetto dal sig. Francesco Navarra, quindi per effetto delle condizioni stabilitesi rimase al Comune, obbligato di eseguire tutti gli accomodi necessari bisognanti al locale, onde potersi animare il primo gennaro venturo 1823, giusta l’obbligo contratto dall’aggiudicatario, qual’ora trovasi a tanto adempito, ed avendo fatto tutto presente al sig. Sottointendente del Distretto, lo stesso in data dè 30, scorso novembre, dispose di subito formarsi la corrispondente perizia per lavori necessari per rimetterla unitamente al verbale del Decurionato per la proposta dei fondi attesa l’espressata urgenza, autorizzando nel tempo stesso a dar principio ai lavori col ritratto s’avrà dei vecchi ferri del Comune essendo essi inservibili, e perché i nuovi sono a carico dell’aggiudicatario nel valore di DT. 200, essendosi dunque peritata tutta la spesa necessaria del locale, e casa d’abitazione de’ Maestri addetti al mestiere attaccata al medesimo perché stato inattivato da molti anni addietro, e quindi, entrambi vicini ad una totale e imminente rovina; l’esito giunge a DT. 79,16, giusta il dettaglio regolamento fatto, da quali tolsi DT. 16 che si sono ritratti dalla vendita de’ vecchi ferri enunciati nell’inventario fatto a primo S.bre 1793, e che si sono esitati da Biagio Nicola Annecchino, incaricato ad eseguire tutti i lavori per economia come da ordini del citato Sig. Sottointendente de’ 4 corrente, rimane quindi la mancanza di DT. 63,13, di cui per l’urgenza devesi necessariamente stabilire il fondo, onde eseguire tutti gli accomodi ed animarsi il locale.»

Da questi documenti si ha l’esatta situazione delle condizioni con le quali queste ramiere venivano date in fitto e venivano gestite. Inventari dei ferri e degli attrezzi, situazioni di struttura dei locali, somme pagate e canoni da pagare, allusioni chiare ai maestri addetti ramiera che abitavano accanto all’officina stessa, tutto questo ci dimostra chiaramente come nell’epoca le ramiere fossero ancora un fatto vitale di produzione anche attiva al punto che sulla loro attività si riscuotevano somme per il pagamento delle gabelle e dei fitti.

Un tipo di verbale con clausole e condizioni ce lo dà un documento come questo: «l’anno 1830, il giorno 15 novembre, in Rivello, riunitosi il Collegio nel luogo solito … a termini dell’art. 233 della legge 12 dicembre 1816, progetta: 1°, che la durata deve essere per anni 4, cioè dall’1.1.1831 a tutto dicembre 1834; 2°, che all’aggiudicatario debba farsi consegna di tutti i ferri che esistono e che rendono animato il locale, formandosene esatto inventario di lui firmato …; 3°, che debba sempre tenere il locale animato, senza far unione con l’altra ramiera di S. Nicola del clero di S. Nicola, e tenendosi inattivato pel corso di quindici giorni sarà tenuto ad una multa di ducati 10 a beneficio del Comune, e diverrà sciolto il contratto celebrandone un nuovo a suo danno, salvo però il caso in cui succedesse qualche guasto alla macchina, che si chiedesse del tempo per l’accomodo, dovendo però l’aggiudicatario far inteso il Sindaco per guaSto avvenuto; 4°, che ogni accomodo di corso d’acqua, legnami, rifazione de’ ferri ed altro, che sarà necessario per animare, far animare il locale debba andare a suo particolare carico, senza che il Comune sia tenuto a menoma cosa, ma solo rimane obbligato restrittivamente alla rifazione del locale.»

Il documento, firmato dal Sindaco Giovanni De Nigris, contiene una serie di clausole contrattuali delle quali si chiede il rispetto, interessante l’accentuata nota per la ramiera del clero di San Nicola, con la quale il Comune era dichiaratamente in concorrenza. Il gestore della ramiera, come si nota, doveva a sue spese rifare gli attrezzi, accomodare il corso dello’acqua e rifare il locale. Questi pochi elementi trovati presso l’Archivio di Stato di Potenza, sono testimonianza assai chiara dell’economia del rame che si è avuta nel lontano passato in comuni come quello di Rivello.

[1] prof. Francesco Ferrara, studio Enapi.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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