I maccaronari, le maccaroniere e …

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LUCIO TUFANO

            In alcuni centri abitati della Basilicata ed a Potenza in modo particolare, lo si legge nella Statistica Murattiana, si faceva anche molto uso di maccheroni che il popolo, disponendo di farina, faceva per sé stesso o che comprava dal maccaronaro del paese, quando questi andati per via, di porta in porta, o al mercato.

            Quasi ovunque si faceva uso di polenta di farina di frumento, frumentone ed orzo, spesso viziata dalla malizia dè mugnai e dalla cattiva qualità delle macine. Polenta che veniva condita con olio e sale.

Il maccaronaro era il fabbricante di pasta a mano, o con attrezzi inventati, come il ferretto, la chitarrina, o con il pollice della mano, con due dita, con un dito o con tre. Con una fabbrichetta familiare tentava di soddisfare il bisogno della gente. Nella città di Matera, per l’abbondanza del grano duro coltivato per la maggior parte in quei terreni della pianura, già da tempi remoti, veniva effettuata la manifattura della pasta e praticato il mestiere del maccaronaro.

Difatti, dal regolamento di Polizia Urbana e Rurale di quel Comune, nel 1839 si deduce come ogni maccaronaro dovesse essere obbligato ad esporre su banchi ed all’aperto, in piazza ed in vendita, maccheroni, maccheroncini, vermicelli e minutaglia[1].

«Quel maccaronaro che farà mancare dette qualità di pasta, sarà punito per la deficienza di ciascuna delle medesime, per ogni giorno, colla multa di carlini dodici, e persistendo in tale stato, per tre giorni, l’eletto di Polizia farà chiudere la bottega, e si applicherà al contravventore la detenzione di giorni tre dall’autorità competente, oltre alla multa anzidetta».

Si trova riscontro dell’esistenza di maccaroniere, locali con maccaronari che attendono alla lavorazione ed alla vendita del prodotto, provvedendo a smerciarlo ed a venderlo nel mercato, in un manifesto del sindaco di Lagonegro, datato 10 dicembre 1840, ove fra l’altro si dice: «In grazia della strettezza del tempo per gli affitti della gabella sulla sfarinatura, e della carne, e del locale ad uso di Maccaroniera da rinnovarsi, procedersi alle subaste sulle condizioni sanzionate per l’anno cadente dal sig. Intendente …[2]».

Nel paese di Tricarico, nel 1840, gestivano la confezione della pasta i maccaronari Nicola di Napoli, Simone Bagnara, Antonia Capella e Serafina Lavalle[3].

Il commercio di grano necessario al fabbisogno locale di maccheroni concerneva la quantità di circa 2880 tomoli.

Questo può significare come i maccaronari vendessero nei paesi vicini ed a Potenza buona parte del proprio prodotto.

Una quantità veramente rilevante, se si tiene presente il fatto che nella consuetudine e tradizione locale, specie nelle classi meno agiate, si usava preparare in giornata la pasta sufficiente al fabbisogno della famiglia.

Anche qui i tipi più comuni di pasta casalinga erano i frizzuli, le ricchietelle, i cavatelli e la laanedda.

[1] Regolamento di Polizia Urbana e Rurale del Comune di Matera. DI 112-1841.

[2] Atti dell’Intendenza, Archivio di Stato, Potenza, indicante i diversi affitti per l’addietro fatti in due locali a Maccaroniera; D. Francesco M. – A. Filizzola 23.11.1834 per anni 2; D. Cristofaro. Iuacco. 11.12.1836 per anni 2; sig. Nicola Giani, 23.12.1838 per anni 2.

[3] Archivio di Stato, Fondo Intendenza, cart. 521 – fasc. 3920-3941.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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