I mulattieri del Basento e dell’Ofanto.

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LUCIO TUFANO

 

Sin dai tempi di Carlo di Borbone erano pochissime le strade, di cui nessuna era carrozzabile: «La strada delle Calabrie arrivava a Persano, sito a confine tra la Basilicata e la provincia di Salerno. Delle 137 comunità della Basilicata, ben 91 erano prive di strade: vi erano soltanto 400 km. di strade impraticabili in tutta la Regione». Strade, alcune delle quali non erano transitabili d’inverno neppure col mulo o con il cavallo. Bisognava mettersi in viaggio d’estate, dalla primavera all’autunno su tratturi insicuri e rischiosi specie per il fatto che il brigante era sempre pronto a tendere agguati ai mercanti, ai corrieri ed ai postini, per depredarli dei valori che questi recavano con sé. I trasporti si svolgevano su questi sentieri insicuri, per il loro stato di manutenzione e per la mancanza assoluta di garanzia contro le imboscate, servendosi dei muli, i cui padroni, mulattieri, contrattavano la spedizione della merce sui loro animali mediante strumenti notarili. I mulattieri erano dediti all’attività di trasporto di mercanzie, di derrate alimentari, ed altro. Molti artigiani si servivano anche dei muli per portare nei mercati e nelle fiere la loro produzione di bottega, sfidando ogni tipo di insidia dovuta allo stato disastroso della strada, al maltempo, e viaggiando in maniera ininterrotta per mostrare la propria manifattura in ogni villaggio. I mulattieri, originari prevalentemente della zona del Vulture e del potentino, si distinguevano in diverse categorie: accanto a coloro i quali si limitavano a trasportare nei paesi limitrofi mercanzie e viveri, per conto e con mezzi altrui, vi erano i padroni di muli aventi alle proprie dipendenze da 5 a 10 uomini impiegati nell’esercizio di ambulante mulattiere. Di questi si servivano i luogotenenti della Real Casa di Basilicata per inviare, a Napoli quanto veniva periodicamente accumulato da diverse Università, Baroni e Feudatari della provincia.

È anche naturale quindi che tali viaggi si ripetessero una o due volte al mese e che tra le merci si trovasse anche del denaro, di solito da 6 a 10.000 ducati. Il denaro veniva collocato in sacchetti ed i sacchetti venivano posti in barili inchiodati in modo da poter essere ben tutelati contro le intemperie. L’operazione di caricamento al luogo di partenza avveniva in presenza del giudice a contratti e dei notai.

Una volta consegnata la somma ai padroni dei muli e stipulato l’atto pubblico, il luogotenente della Real Casa ed i Precettori erano liberi da ogni responsabilità, che però non ricadeva sul mulattiere, il cui compenso era di 12 ducati per ogni mulo, più 9 ducati per ogni uomo facente parte della comitiva, compenso che equivaleva ad una discreta dote per una ragazza da marito. Molto spesso i mulattieri lavoravano alle dipendenze di un funzionario denominato scarnatore delle lettere (che veniva eletto dalla popolazione mediante pubblico parlamento) e compivano viaggi nella Regione e fuori con un compenso da 3 a 10 ducati. Rilevante il tipo di valore che veniva trasportato e quindi la pericolosità alla quale veniva esposto lo stesso mulattiere, per cui i danni causati durante il percorso non erano risarciti dal mulattiere né dal luogotenente, ma dalla Real Casa e dalle Autorità che non avevano predisposto la vigilanza o presidiato di guardie il territorio dove si verificava la rapina o il furto. Oltre ai boschi di alto fusto costituiti da cerri, faggi, abeti, ontani, ed altro, e che coprivano la metà di tutto il territorio della regione, alla fine del secolo XVIII, gran parte della Basilicata, per 1/8 circa, era adibita a pascoli senza che grossi capitali alimentassero l’industria armentizia.

De Pilato parla di 30.000 buoi, 150.000 mucche, 230.000 ovini, 9.000 cavalli, 16.000 asini, 4.000 muli, 170.000 suini, una popolazione animale che senza dubbio facilitava l’attività di tutti coloro che vivevano di agricoltura e che, di per sé, costituiva presupposto essenziale affinché gli uomini potessero trovare impiego non solo nei servizi collaterali all’attività agricola, ma anche nella produzione e nella distribuzione della ricchezza attraverso i grossi fatti di commercio che ormai avvenivano in determinate zone nelle quali si contrattava liberamente e si incrementava il reddito degli operatori di allora, specie nelle grandi manifestazioni fieristiche dei prodotti, degli attrezzi e degli animali come quelle di Gravina, di Grottole, di Potenza, del Melfese. Allora i paesi, scrive Paolo Di Grazia, nereggiavano in alto, sui crinali dei monti, sulle bicocche, in fondo alle valli, a scaglioni intorno al castello, alla chiesa, al campanile, spesso sparpagliati, divisi da un torrente, da una valletta, con fuori l’abitato, il conventino, diruto o cadente, la casuccia caduta o riattata e l’esteso panorama dei monti e con le vie interne tortuose e strette tra casupole e palazzotti. Su di essi si arrampicavano i mulattieri, a due, a tre, a comitive, montati su bestie che di rado incontravano il piano o qualche tratto buono di strada, ma che salivano, scendevano per scorciatoie, viuzze, sentieri, a zig zag, spesso sporgenti sul ciglio di un precipizio, rovinati dalle piogge, ingombre di sassi, incassate, esposte ai venti, deserte e rocciose, e guadando fiumi e torrenti. Così i Moliternesi che producevano formaggi, lasciavano il paese e si avviavano coi muli a vendere. Incettavano olii, lane, pelli e li vendevano nei mercati. Facevano i calderai, gli orefici, tutto e, a schiena di mulo, percorrevano decine di paesi. Pionieri valorosi ed instancabili della gloriosa epopea degli ambulanti.

I mulattieri da Laurenzana con uno, due e tre muli arretinati uscivano dal paese carichi di cereali e frutta e si avviavano, facendo altri carichi per i paesi nei quali transitavano. Arrivavano in Abruzzo, in Puglia, in Calabria, dopo una o più giornate di viaggio e fermandosi nelle leggendarie taverne, pronti per gli affollati raduni dei mercati, per vendere. Infine guadagnando qualche gruzzolo, dopo aver dato un po’ di biada e paglia al proprio animale, rientravano stanchi nel proprio paese.

I mulattieri furono subito seguiti dai carrettieri o trainieri che vivevano di trasporto nell’abitato ed in particolare dell’attività dei boscaioli e dei carbonai per la vendita di carboni e legna. Un tipo di artigianato e di ambulantato, quello dei mulattieri e dei carrettieri, che prelude ai vetturini, ai cocchieri, ai motocarri per il trasporto di derrate, i quali esercitarono la propria attività nel paese, nel grosso centro abitato e nei mercati, subendo le conseguenze dell’evoluzione dei trasporti a motore.

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Il venir meno di ogni attività economica agricola, boschiva, e di ogni espressione collaterale alla civiltà contadina, li fece estinguere gradualmente, rimpiazzati dalle logistiche e dalle funzioni di raccolta ed immagazzinamento delle merci per la vendita e la distribuzione ai negozi, ai mercati e per la presenza nelle fiere.

 

 

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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