I NODI IRRISOLTI DEL SISTEMA DI TRASPORTO LUCANO

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riccardo achilli

La Giunta regionale ha messo in chiaro il suo disegno di riforma del sistema di trasporto pubblico locale, un settore oramai irrigidito da una obsolescenza figlia delle difficoltà di fare scelte coraggiose, fra scarsità di risorse economiche pubbliche, sottodimensionamento strutturale del mercato regionale, incapace di sostenere economicamente il settore, esigenze sociali legate, da un lato, all’utenza, spesso, nelle aree più interne, tagliata fuori dai collegamenti pubblici, e dall’altro ai lavoratori ed agli imprenditori, spesso anche molto piccoli, che operano in regione. Senza contare esigenze di tipo ambientale e di sicurezza che suggerirebbero di spostare verso il ferro un sistema ancora troppo dipendente dalla gomma.  E la crescente importanza del comparto turistico per le sorti economiche del territorio, il cui sviluppo potenziale è ostacolato, però, da una autentica impedenza trasportistica.

In questo groviglio, che per decenni ha determinato una situazione di inefficienza e di paralisi, i più critici affermano che la Giunta attuale stia ripercorrendo la programmazione della precedente esperienza di Pittella. Il che è parzialmente falso. La precedente pianificazione dei trasporti, puntando su un gran numero di ambiti ottimali entro i quali esperire le gare, mirava, di fatto, a mantenere il sistema in una condizione di persistente ed inefficiente frammentazione. Poi il disegno non si è attuato, si sono prorogati i contratti in atto e arrivederci.

La nuova versione dell’attuale Giunta mira a riorganizzare l’intero sistema attorno a tre piattaforme: la rete portante, ovvero quella interprovinciale e di collegamento con l’esterno della regione, di competenza regionale, e due reti di collegamenti locali, di spettanza delle due province. In questo modo, l’obiettivo sarebbe quello di avere, al massimo, tre gare e tre operatori, in grado di agire su bacini più ampi, e quindi di valorizzare economie di scala. Il tutto, per sopperire alle difficoltà amministrative delle Province ed ottenere economie di gara, sarebbe gestito dalla Centrale unica regionale.

Tutto bellissimo, se non fosse che non si capisce come le due Province, vampirizzate dalla allegra coppia Renzi/Delrio, possano tornare ad avere capacità di pianificazione territoriale tali da disegnare il sistema di trasporti interno in modo efficiente ed efficace. A meno che non si voglia puntare a mantenere gattopardescamente il sistema attuale, nascondendo i micro operatori dentro gli ennesimi contenitori consortili, stavolta di dimensione provinciale, oppure semplicemente puntando sulla irrealizzabilità delle gare, su cui si sono arenati i precedenti tentativi, prorogando ad aeternum i contratti esistenti.

Se invece si vuole fare sul serio, oltre al nodo delle capacità pianificatorie delle Province, accettando l’impostazione programmatica dell’Assessore Merra, occorrerebbe porsi tutta una serie di ulteriori quesiti: come garantire, in fase di gara, una clausola sociale che accompagni i lavoratori delle aziende attuali verso un prepensionamento oppure una continuità lavorativa, come offrire agli imprenditori attuali la chance di sopravvivere aggregandosi fra loro in realtà più grandi ed efficienti senza escamotage consortili o spartitori, come tutelare il fragile sbocciare di una bolla turistica a Matera garantendo la prosecuzione dei servizi di collegamento con Ferrandina e Bari Palese, come – visto che il mondo della logistica è fatto anche di ferro oltre che di gomma – evitare, per mere beghe interregionali di finanziamento della tratta, l’errore francamente assurdo di attestare la Freccia Rossa su Metaponto, recidendo il cordone che collega il materano con il porto di Taranto, un cordone essenziale per alimentare i flussi turistici in ingresso.

Ancora, occorre chiedersi come garantire efficacemente l’intermodalità gomma-ferro, tramite sistemi di bigliettazione unica ed orari e linee di collegamento, nonché l’interrelazione fra rete portante e reti provinciali, mediante hub territoriali di interscambio diffusi sul territorio, superando un sistema di interscambio soltanto imperniato sulle due città capoluogo.

Più banalmente, per finire, sarebbe il caso di chiedersi anche come garantire pagamenti regolari alle aziende da parte delle Amministrazioni affidatarie, un tema più terra-terra, che però in questi anni ha inciso dolorosamente sulla pelle dei lavoratori, e che non sembra agitare più di tanto le notti dei decisori.

Ammesso e non concesso che la risposta a tutti questi inquietanti quesiti si trovi dentro la nuova programmazione dei trasporti regionale, che ovviamente è ancora in fase di progettazione avanzata, per cui occorre concederle il beneficio dell’attesa, la Regione dovrebbe mettersi in condizione di dotarsi di una strumentazione gestionale adeguata a sfide di così rilevante portata come quelle accennate in precedenza. Non sembra che l’opzione di un Dipartimento Trasporti sia particolarmente risolutiva, essendo più che altro una redistribuzione interna di competenze burocratiche già esistenti dentro il corpo della Regione. In un articolo precedente, suggerivo l’idea di dotarsi di una Agenzia dei trasporti regionale, sul modello di quella del Lazio, che fosse specificamente incaricata di supportare il ciclo di programmazione delle politiche dei trasporti regionali, nonché la fase attuativa e gestionale in carico alle Amministrazioni. Non è detto che sia la panacea a tutti i mali, ma ad avviso di chi scrive non sarebbe nemmeno da buttare via senza una riflessione più approfondita.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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