Petrolio Basilicata: TREND 1e TREND 2

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VINCENZO PETROCELLI

 

Dopo la guerra del Kippur si ha il repentino aumento del prezzo del petrolio dai 7,2 dollari per barile nel 1970 ai 27,8 del 1974 che inducono l’AGIP a intraprendere una nuova campagna di ricerca dal 1975 al 1984, che consente di stimare la presenza, nel sottosuolo della Val d’Agri, di giacimenti minerari tra i più rilevanti, in terraferma, conosciuti in Europa e di avviare la fase di sviluppo, oggi in essere e, alla quale, si sono aggregate altre compagnie petrolifere (Enterprise e Mobil).

Nel 1984, ai confini tra il territorio di Viggiano e quello di Calvello è individuata l’area di produzione denominata Caldarosa ed è aperto il pozzo Caldarosa. Non è Val d’Agri, ma Sacro Monte di Viggiano, Monte Enoc e Monte Volturino, ma nessuno ha interesse a informare che i pozzi cominciano a perforarsi in alta montagna, tra boschi incontaminati, sorgenti e siti protetti. E’ la stessa area che è stata indicata tra le aree protette con la legge 394/91 sulle quali sarà istituito il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano.

Lo studio della zona in questo periodo di coltivazione iniziò nel 1984 per opera della Petrex e, di seguito, l’interesse delle compagnie petrolifere andò gradualmente aumentando, tanto da far moltiplicare le richieste di concessioni.

Quando si parla di Val d’Agri si fa riferimento a una quindicina di permessi di ricerca e a sei concessioni di coltivazione (vedi documento a margine) Le concessioni che interessano l’alta montagna sono soprattutto quelli di Caldarosa e Costa Molina (decreto ministeriale del 27/10/1998) e quella del Volturino (decreto ministerile del 23/12/1993) nel programma TREND 1.

Quest’area la più promettente per l’interesse delle compagnie petrolifere è situata tra i rilievi montuosi dell’Appennino lucano. Caratterizzata da un’economia di carattere essenzialmente agro-silvo-pastorale e da una situazione sociale in ritardo rispetto alla media nazionale e regionale. Il territorio prevalentemente montuoso e straordinariamente boscoso, presenta notevoli valenze ambientali, insistono su di esso tre Piani Territoriali Paesistici di area vasta, che ne tutelano le caratteristiche ecologiche e paesistiche e sul lato sud-occidentale si trovano le montagne del Sirino e del Monte Raparo, entrambe aree Bioitaly, oltre le quali si estende il Parco del Pollino.

Una più approfondita visione delle concessioni e delle stime delle riserve petrolifere può aversi leggendo le pubblicazioni di Greenpeace del giugno 1998, di Legambiente dell’ottobre 1998 e Raffaella Liccione “Petrolio in Basilicata: opportunità e rischi”.

Il programma TREND 2 (Alto Sauro) comprende due concessioni: Gorgoglione e Tempa d’Emma, poi unificata nella concessione Gorgoglione(Total).

Il petrolio della Basilicata fa prevedere il raddoppio della produzione nazionale e la copertura dell’11% del fabbisogno. Con questi dati ha inizio un’attenzione e un massiccio appoggio pubblicitario, dato alle estrazioni petrolifere, da tutta l’informazione, dai giornali economici a quelli ambientalisti.

E’ inevitabile che la storia del Parco, la sua istituzione e la sua perimetrazione, siano stati pesantemente condizionati dagli interessi petroliferi, tanto più si estende l’area ENI e più si riduce l’area parco, area che sembra fuggire e ritrarsi sempre di più mentre avanza l’oro nero.

E’ stato istituito un Parco Nazionale ridicolo a cui nessuno da importanza per via della evidente incompatibilità con l’attività petrolifera.

Il protocollo d’intesa tra ENI e la regione Basilicata è firmato il 13/11/1998 e gli accordi attuativi il 24 giugno 1999. La Corte dei Conti esprime qualche perplessità sulla convenienza per lo Stato, grande azionista dell’ENI, a stipulare l’accordo stesso. Naturalmente, poiché le multinazionali, le compagnie petrolifere, il potere del petrolio, in genere, non sono “enti” di beneficenza e di assistenza, ciò che si legge nell’accordo, che pure è un contratto, è sicuramente una minima parte di quello che effettivamente l’ENI ricaverà dalla rapace occupazione della terra lucana. Inoltre l’ENI non perde occasione di ricordare il parere della Corte dei Conti, a dimostrazione del suo filantropismo (AMORE PER IL PROSSIMO!), tutto ciò è un’ulteriore prova che è stato tutto ben orchestrato per convincere, noi lucani, del grosso affare che abbiamo fatto accettando l’accordo che, con giullareschi comportamenti da fare invidia ai migliori imbonitori di fiera di paese, hanno anche fatto finta di accettare con difficoltà e con grossi sacrifici!

Accordi Attuativi sottoscritti tra la Regione Basilicata e l’ENI del 24 giugno 1999

1)      Programmi regionali per lo sviluppo sostenibile,

2)      Sistemi di monitoraggio ambientale,

3)      Progetti ed interventi di compensazione ambientale,

4)      Gestione del sistema di monitoraggio ambientale,

5)      Osservatorio ambientale

L’Accordo di Programma prevedeva, inoltre, un sistema di monitoraggio ambientale costituito da:

  • Rete di misura di emissioni,
  • Rete di biomonitoraggio,
  • Rete di “remote sensing ”,
  • Rete sismica.

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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