QUEI QUATTRO GOL DI BONINSEGNA

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   vittorio basentini

 

 

I quattro gol dell’argentino Icardi contro la Sampdoria a Marassi sono un’impresa notevole, ma eccezionale è averla compiuta per la seconda volta in carriera.

Ci erano riusciti soltanto Gilardino e uno dei più grandi attaccanti italiani di sempre, Roberto Boninsegna.

Dopo i quattro gol segnati da Mauro Icardi alla Sampdoria l’affannosa consultazione di almanacchi cartacei e online ci ha ricordato che quattro gol in una partita di serie A sono un’impresa, come pure potrebbe essere un gol da metà campo oppure segnato da un portiere.

Impresa compiuta da campioni (Rivera, Baggio, Vieri, Van Basten) ma anche da buoni giocatori in giornata di grazia: questo, senza offesa, è il girone di Otero, Berardi, Pozzi, Parolo e altri.

In entrambi i gironi è stata sfruttata la giornata di grazia della propria squadra, quella pessima dell’avversaria, più alcune situazioni particolari, spesso da calcio di fine stagione con tutto ciò che ne consegue.

Solo in un caso il poker è arrivato in una partita pesante e il pensiero va ovviamente a Vincenzo Montella nel derby di Roma.

Esiste poi un Empireo di chi di gol in A nella stessa partita ne ha segnati cinque: in ordine cronologico ci sono riusciti Kurt Hamrin con la maglia della Fiorentina nel 1964, Roberto Pruzzo con quella della Roma nel 1986 e Miro Klose per la Lazio nel 2013.

Il paragone naturale, per quanto riguarda Icardi, è però quello con Roberto Boninsegna: non solo per la maglia interista, ma perché entrambi sono riusciti nell’impresa ben due volte, unici in serie A a riuscirci insieme ad Alberto Gilardino (sempre con il Parma).

Nel caso di Icardi la prima fu da giovanissimo con la maglia della Sampdoria, contro il Pescara e in una situazione emotiva molto particolare (era appena morto Riccardo Garrone), nel caso di Boninsegna tutte e due le volte nell’Inter, sia pure un’Inter minore come era quella di metà anni Settanta.

Abbiamo l’età per essere stati testimoni oculari della seconda di queste imprese di Boninsegna, il 13 ottobre 1974 contro il Cagliari a San Siro, la sua ex squadra dove alla fine degli anni sessanta aveva costituito tandem di attacco con Gigi Riva.

Un calcio italiano un po’ depresso dopo il Mondiale tedesco (quello attuale invece pare soddisfatto di sé, nonostante il fatto che i Mondiali li guarderà da casa) e un’Inter senza tante prospettive, allenata da un Luis Suarez che non era stato accolto con grande calore dai suoi grandi ex compagni di squadra Facchetti e Mazzola.

In piena depressione era anche il Cagliari: la carriera di Gigi Riva era vicina al capolinea ed in ogni caso quel giorno il più grande attaccante italiano di sempre, con Boninsegna che stando a Brera non gli era troppo distante, era assente per uno dei suoi tanti infortuni.

La squadra allenata da Beppe Chiappella, con in campo Ottavio Bianchi ma anche eroi dello scudetto del ‘70 come Niccolai, Gori e Nené, non offrì una grande resistenza e gli errori di Mario Valeri, un buon difensore che fra l’altro era uno dei pochi sardi della squadra, fecero il resto.

Un sinistro e due colpi di testa di precisione, più un bolide (ci siamo immedesimati e parliamo come nel 1974) sempre di sinistro su una punizione di seconda: Boninsegna perforò quattro volte il portiere cagliaritano Copparoni ma stando alla memoria l’impresa non fu celebrata e non furono ricordati i precedenti, pur illustri.

 E nemmeno lo stesso attaccante, sia ai tempi sia adesso ricordando quei tempi, le ha mai dato troppa importanza.

L’ossessione per le statistiche, nell’illusione di trovare qualche legge scientifica per il calcio, è una malattia abbastanza recente.

boninsegna e agroppi

Il giovane promettente Boninsegna al Viviani con la tuta del Potenza Sport Club-Stagione 1964-65-.

Nessuna statistica può spiegare la forza di Boninsegna, che non ha mai avuto troppa fortuna nei cambi di squadra: ritenuto troppo giovane per far parte della Grande Inter mondiale degli anni 63-66 (ma Facchetti era più giovane di lui, quindi fu una scelta tecnica, sbagliata, di Herrera) fu mandato in provincia, prima a Prato in B e poi al Potenza sempre in serie B, successivamente al Mantova in A per emergere poi nel Cagliari in A, che però lasciò per ritornare all’inter (va ricordato che non c’era la firma contestuale, il giocatore doveva andare dove i club decidevano: l’alternativa era ritirarsi) proprio l’estate prima della stagione dello scudetto, in cambio di tre giocatori interisti che si trasferirono in Sardegna: Domenghini, Gori e Poli.

Scudetto che poi avrebbe ottenuto in nerazzurro, passando alla Juventus solo a 33 anni ma facendo ugualmente eccellenti cose, con due scudetti e la memorabile Coppa Uefa vinta da una squadra tutta italiana con allenatore Trapattoni contro l’Atletico Bilbao.

Ai numeri va riconosciuto comunque il merito di darci pretesti per parlare dei grandi come Boninsegna, senza aspettare la morte o una ricorrenza.

In conclusione riscontriamo che in Italia, tranne alcune individualità come Immobile della Lazio, Belotti del Torino, Cutrone del Milan, Petagna dell’Atalanta, espressioni della nostra serie A, non ci sono in circolazione grandi attaccanti italiani.

Abbiamo notizia di discreti attaccanti in serie B, fabbrica di giovani talenti, al nome di Pinato della Cremonese, prodotto delle giovanili del Milan, di Cavion della Cremonese, provenienza giovanili della Juventus, di Del Sole del Pescara.

Sicuramente il tutto è dettato da una politica riduttiva dei settori giovanili in Italia, nonostante i grandi vivai delle maggiori società calcistiche italiane e manifestazioni importanti di tornei giovanili come ad esempio il “Torneo di Viareggio” o anche il nostro “Torneo Scirea” che si svolge ogni anno nella Città dei sassi di Matera, ma nulla più.

I talenti dei nostri settori giovanili non sono valorizzati e si tende sempre di più a far arrivare in Italia calciatori stranieri che tolgono spazio ai nostri giovani e di certo non giovano alla nostra Nazionale.

Tant’è che il risultato di tutto ciò ha determinato la eliminazione della Nazionale italiana dal prossimo Mondiale che si disputerà a giugno in Russia.

Abbiamo assistito, infatti, nel novembre scorso alla sconfitta mortificante degli azzurri di Mister Ventura contro la modesta Svezia che ha comportato la nostra eliminazione dal campionato del mondo; una formazione azzurra senza idee, senza inventiva, senza contenuti di rilievo, di una mediocrità assoluta e senza precedenti.

A mio parere si dovrebbe dare maggiore spazio ai giovani, anche nelle categorie inferiori come la serie C o la serie D, e sono sicuro che con il tempo  arriveranno anche positivi risultati con l’affermazione perentoria di tanti giovani talenti in circolazione nei vivai calcistici ed anche nelle serie inferiori, disposti al sacrificio ed al rispetto dei sani valori dello sport, della vita in genere.

Saluti a tutti.

Vittorio Basentini

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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