I SERVIZI PUBBLICI IN REGIME DI CONCESSIONE

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giovanni benedetto

La triste vicenda del ponte Morandi di Genova ha innescato polemiche miste a proposte politiche peri per mantenere la rete stradale italiana in maniera efficiente e preservarla dall’usura del tempo e dagli incrementi di traffico negli ultimi decenni.

Per ottenere risultati soddisfacenti bisogna redigere piani di manutenzione periodici e più efficaci, puntuali ed aggiornati da un punto di vista normativo e tecnologico e  produrre una normativa chiara che individui in maniera inequivocabile le competenze e le responsabilità sia delle strutture dell’ente concessionario che di quello concedente.

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Attualmente gran parte della rete autostradale con pedaggi a pagamento, circa 3000 km, la gestisce, in concessione dallo stato, la società privata Autostrade con scadenza nel 2038, tra gli obblighi che prevede la convenzione, risulta il controllo, la gestione, la manutenzione e gli interventi di ripristino strutturali dell’intera rete sotto la sua giurisdizione.

Autostrade, fino al 1999, era una società del gruppo Iri che poi fu privatizzata e una cordata di imprenditori ( Schemaventotto) di cui la famiglia Benetton deteneva il pacchetto di maggioranza ne assunse il comando.

Successivamente la società Autostrada acquisì le partecipazioni in società ed enti operanti in attività comunque connesse alla progettazione, costruzione e gestione di strade e autostrade comprese le società Telepass e quella che si occupa dei tralicci adibiti ai servizi di telecomunicazioni e fibre ottiche.

Il dibattito politico e governativo di questi giorni ha posto fortemente in risalto l’opportunità di rescindere la convenzione alla società privata Autostrade, per gravi inadempienze, e rimettere nelle mani del ministero dei trasporti la gestione delle autostrade.

Una decisione non facile da attuare per lo stato, a causa di una clausola contrattuale che prevede in caso di revoca unilaterale della concessione, il risarcimento alla società Autostrade dei mancati guadagni predeterminati fino alla scadenza della concessione, una cifra da capigiro che si aggira intorno a 20 miliardi.

Una clausola, a dire il vero, tutta pendente a favore di Autostrade privando di fatto lo stato, per un periodo cosi lungo, degli strumenti legali sufficienti a sciogliere unilateralmente la convenzione per giustificati motivi.

Intanto il governo ha aperto la procedura della manifestazione di volontà di rescissione della convenzione, causando già danni concreti ad Autostrade per il forte ribasso in borsa delle sue azioni. Per il prosieguo del contenzioso saranno gli organi competenti ad esprimere i pareri legali.

La questione aperta tocca in pieno l’opzione tra   monopolio o la liberalizzazione delle  infrastrutture più strategiche del paese: la rete autostradale, la rete ferroviaria, la rete delle telecomunicazioni o il sistema del trasporto dell’energia elettrica gestito da terna e via di seguito.

Per molto tempo si è sostenuto che il privato è bello e il pubblico è sprecone, inefficiente e inadatto a gestire in proprio i servizi.

A parte le dispute ideologiche o i forti interessi economici che gravitano in questo campo, entrambi i sistemi possono convivere e dare il meglio di sé, se opportunamente disciplinati e non lasciati solo alle regole del libero mercato e della deregolarizzazione.

Un esempio del servizio che lo stato offre, autonomamente attraveso le regioni ai cittadini, è il servizio sanitario nazionale, un modello che, sebbene ci siano tanti  correttivi da apportare, fa scuola in tanti paesi esteri.

La nostra Sanità offre ai cittadini un servizio ospedaliero e di medicina generale gratis a tutti e di qualità, grazie agli investimenti capillari fatti su tutto il territorio italiano, sugli organici, sulla loro riqualificazione, sulle strutture e tutta l’innovazione tecnologica  nella diagnostica e nella chirurgia.

Un correttivo da apportare nelle strutture pubbliche compreso la Sanità è la scelta dei manager e dei dirigenti che devono slegarsi dalla politica per intraprendere la strada dell’autonomia, delle competenze, della professionalità e quindi della meritocrazia.

Lo stato non può disinteressarsi, a nome del libero mercato, dei servizi pubblici o demandare alle aziende private il mantenimento degli stessi con i soldi della fiscalità generale o relegato a salvare le società fallimentari e i privati non possono gestire servizi pubblici adagiandosi più sulla rendita del patrimonio assegnatogli che sulla efficienza e gli investimenti.

Possono, in simbiosi con lo stato, con ruoli chiari e competenze specifiche gestire in concessione parti dei servizi assegnati.

L’importante è mantenere un equilibrio delle funzioni, delle responsabilità e dei poteri: allo stato le scelte degli investimenti strategici che il privato non farebbe, il controllo, lo standard della qualità dei servizi e il rispetto delle convenzioni, e ai privati il mantenimento dei suddetti servizi con efficienza economicita’ e funzionalità sotto il costante monitoraggio del delicato equilibrio tra i costi della concessione, i profitti dell’Azienda concessionaria e il servizio reso alla comunità.

 
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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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