Per il lavoro, la democrazia, il Sud, il Sindacato unitario torna a manifestare unitariamente a Reggio Calabria, una città diventata simbolo dopo la imponente manifestazione del 72 che mise fine ad una delle pagine più scure della storia di quella regione, fatta di giorni e giorni di guerriglia urbana e di città tenuta in scacco da estremisti di destra.
Pietro Simonetti, allora segretario regionale della Cgil, ci dà un ricordo personale di quell’evento, con un racconto estremamente interessante.
Pietro Simonetti, allora segretario regionale della Cgil, ci dà un ricordo personale di quell’evento, con un racconto estremamente interessante.
“A distanza di 47 anni dalla grande iniziativa sindacale unitaria di Reggio Calabria, per il Lavoro, i contratti e la
democrazia, dobbiamo ricordare il grande apporto dei lavoratori lucani a quella manifestazione.
democrazia, dobbiamo ricordare il grande apporto dei lavoratori lucani a quella manifestazione.
Erano tempi difficili e duri a Reggio Calabria, dove seguaci di Ciccio Franco, al grido di “boia chi molla” avevano tenuto in scacco le Istituzioni democratiche, creando un clima permanente di guerriglia urbana.
La scelta di intervenire per il ripristino della agibilita’ democratica partì dal Sindacato dei i metalmeccanici,
estendendosi a tutte le categorie ed ai senza lavoro anche per l’effetto della crescita e l’estensione del Consigli di Fabbrica e dell’ unita’ sindacale.
estendendosi a tutte le categorie ed ai senza lavoro anche per l’effetto della crescita e l’estensione del Consigli di Fabbrica e dell’ unita’ sindacale.
In Basilicata con il “Febbraio lucano” e il lancio de della “Vertenza Basilicata” si sviluppò un forte movimeto centrato sull’unità di lavoratori e studenti con una forte progettualità .
La preparazione del convegno, del corteo e del comizio finale di Reggio fu contrastato con tutti i mezzi, anche con attentati e bombe che non fermarono l’arrivo dei dirigenti sindacali e dei manifestanti anche per l’apporto dei ferrovieri e dei marittimi.
La notte del 21 ottobre 1972 partirono dalla Basilicata una trentina di autobus e circa 1500 lavoratori.
Fu un grande problema reperire mezzi.
Gran parte dei proprietari di autolinee da noleggio si rifiutarono di noleggiare i mezzi per paura degli attentati, delle minacce dei fascisti e delle azioni messe a segno dalle forze antidemocratiche.
Riuscimmo ad ottenere, dopo lunghe trattative, autobus pronti per essere rottamati, privi di riscaldamento e degli standard normativi di allora.
Fu decisivo l’intervento delle organizzazioni sindacali degli autoferrotranvieri e degli autisti volontari.
Il viaggio fu molto faticoso, all’alba arrivammo a Reggio.
Il corteo partì solo dopo una lunga trattativa con il Questore portata avanti da Bruno Trentin, scortato dalla Digos di Potenza in trasferta, Rinaldo Scheda, e Pierre Carniti.
Si rimase per molte ore in piazza per garantire una ripartenza ordinata e controllata dei manifestanti, ascoltando molte decine di interventi dal palco.
Oggi, 22 giugno il movimento sindacale torna a Reggio in una situazione diversa ma delicata e grave: l’attacco alla unità’ del Paese, ai diritti del lavoratori, alla caduta degli investimenti e alla riduzione degli interventi nel Mezzogiorno, il forte ostracismo del governo verso i migranti, ecco alcuni aspetti della situazione che viviamo
Se il passato conta, non solo per la memoria, è positivo che si torni a Reggio: il futuro può ‘essere diverso dal presente” se crescono e si consolidano il movimento vertenziale e l’unita’ e si ricostruisce la capacità ‘contrattuale del sindacato”