Forse è il momento di riflettere sul fatto che i politici sono solo quella che la società produce , un condensato dei pregi e difetti presenti nella società, con la sua competizione aggressiva, la voglia di emergere, il desiderio di comandare, e se i politici non funzionano è perchè da tempo la società ha smesso di funzionare nei suoi meccanismi virtuosi e nei suoi valori. E questa riflessione ne richiama un’altra che riguarda la delega in bianco che il corpo elettorale rilascia al momento delle elezioni, come atto fiduciario alla persona più che ad un partito, e con la facoltà di andare dove vuole e di fare quello che gli passa per il cervello. Tutto questo, insieme al fatto, che sono venuti meno i partiti, diventati organi instaurati dall’alto anzichè creati dal basso e quindi strettamente emanazione del leader, che così ha una catena di comando verticale, dal centro alla periferia. Con questo meccanismo, la democrazia sui territori è stata espropriata, perchè la comunità ,che pure formalmente ha l’incarico di cambiare la rappresentanza politica, non concorre a fare il programma, non controlla i luoghi decisionali e , per forza di cose, non vigila quotidianamente sulla realizzazione delle cose dette. Con questa impostazione verticistica e dirigistica, in alcuni casi, la comunità regionale elegge i suoi rappresentanti ai Comuni e alla Regione, al parlamento, ma sulle cose importanti decide Roma, perchè l’intermediazione si frappone come un deviatore di delega, spostandolo dai territori al potere centrale. Se è questa la situazione, ed è questa, solo i Movimenti civici hanno la possibilità di sottrarsi a questa interferenza e di decidere sulla base di una rappresentanza diretta. Ti voto per un programma e non c’è Salvini o di Maio o Renzi o Martina che te lo possa far cambiare. Prendiamo alcuni temi come esempi di laboratorio: se la comunità regionale ha espresso il suo no netto e deciso a nuove trivellazioni, la dirigenza di tutti i partiti e movimenti che si dicono rappresentanti della comunità lucana, dovrebbero fare quadrato esprimendo a Roma il no netto di una regione dalla quale essi traggono il mandato ad operare. Invece è capitato che Caio sta zitto in attesa di ordini da Roma, Tizio si esprime dicendo e non dicendo, e Sempronio porta pari pari la tesi del comandante in capo del suo partito. E , questo tradimento effettivo ( che si verifica da quando alcuni partiti soggiacciono al tesseramento fasullo e altri sono direttamente espressioni dei leader o di chi comanda la baracca) non viene compreso per la sua portata di tradimento della democrazia, ma viene giocato in una polemica da bar, tra chi rispetterebbe il popolo che lo ha eletto e chi non lo rispetta. Così mentre i cinque stelle rimproveravano al Pd di essere pappa e ciccia con le società petrolifere, oggi mantengono sulla questione un prudente silenzio; oppure, il Pd lucano, che ha dovuto ingoiare tante decisioni romane, oggi rimprovera ai cinque stelle di tradire la periferia, vedi il caso Bucaletto sul quale esattamente un anno fa, le posizioni erano invertire. E in questa “ammuina” si perde il vero senso del dramma che la Basilicata sta vivendo. Siamo terra di nessuno, perchè incapaci di far prevalere gli interessi di una regione rispetto agli interessi della politica politicante. Lo spirito di Scanzano , vera scintilla di orgoglio lucano è morto, ucciso da una politica che ha perso il senso dell’esistenza e si adatta alla soprarrivenza. Rocco Rosa
I TRADIMENTI CHE LA BASILICATA VIVE
0
Condividi