I TIFOSI DEL POTENZA E DEL PICERNO RISCHIANO IL BLACK OUT TELEVISIVO

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Giovanni Benedetto

Ai tanti problemi della Basilicata si aggiunge anche quello del ruolo e della funzione della televisione pubblica e privata in regione.
In tutte le lingue e in tutti i luoghi, quando si parla di radio e televisioni locali si parla sempre di coprire quegli spazi territoriali e socio culturali che le televisioni nazionali non fanno.
Le televisioni e radio locali devono fare informazione di prossimità anche per fare da traino allo sviluppo delle attività economiche e culturali sul territorio e, tra le tante funzioni, devono dare voce ai cittadini per rafforzare la democrazia, la libertà d’opinione e il pluralismo delle idee.
In Basilicata forse il problema è più marcato perché parliamo sempre di un territorio vasto ma poco popolato e con un tessuto economico debole che non sempre è sufficiente per potere affiancarsi e sostenere anche finanziariamente chi fa informazione e programmazione radiotelevisiva.
Anche per questi motivi, ma non solo, i cittadini lucani sono discriminati rispetto a quelli delle altre regioni, vedi Puglia, dove l’informazione locale garantisce un presidio quotidiano e costante.
A Potenza, e poniamo l’accento sull’informazione sportiva, accade anche di peggiorare in un momento favorevole, e mai successo prima, in cui abbiamo due squadre di calcio, il Potenza e il Picerno, che quest’anno daranno lustro alle rispettive comunità partecipando ad un campionato di serie C al cospetto di squadre del calibro del Bari, Catania Avellino, Reggina , Catanzaro, Ternana e tante altre.
Peggiorare, dicevo, perché i telespettatori sportivi di Potenza, Picerno e della regione in generale saranno privati, tranne accordi dell’ultimo momento, di vedere anche quelle due trasmissioni di calcio del lunedì e venerdì che TV Carina trasmetteva in diretta. La logica è di riempire il palinsesto di programmi che non interessa nessuno e di impedire di trasmettere programmi che interessa una buona fascia di telespettatori.
Entrare nel merito della gestione di una tv privata non è compito nostro; possiamo solo limitarci a criticare la programmazione, ficcare il naso nella programmazione della Tgr Basilicata forse ne avremmo più diritto trattandosi della nostra televisione pubblica.
Le istituzioni locali comunali e regionali, il Corecom e le stesse forze politiche potrebbero utilizzare la leva del servizio radiotelevisivo pubblico per sopperire ad alcune carenze sopra citate particolarmente nella nostra regione.
Basta chiedere con forza alla RAI nazionale dei fuori spazio su uno dei 12 canali e metterli a disposizione della comunità di Basilicata prima che i riflettori si spengano anche su eventi calcistici di cui la gente è maggiormente partecipe.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia della sede Rai di Basilicata nata nel 1959. Collaboro col periodico di attualità e cultura, " il messo" con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari Scrivo sul periodico " Armonia" edito dall'associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.

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