Martedì mattina ,in una conferenza stampa , la consigliera regionale della Lega , Dina Sileo, illustra la sua legge per la creazione delle comunità energetiche. Un provvedimento che vuole essere d’impulso alla creazione di associazioni di scopo tra famiglie o tra imprese o tra enti pubblici ed imprese per procurarsi energia rinnovabile attraverso tutto quello che è considerato sostenibile, dal fotovoltaico , all’eolico, alle biomessa ecc. E’ un primo passo , a metà tra la sensibilizzazione e l’intevento nelle spese vive per la registrazione dell’atto associativo, e che dovrebbe costituire la premessa per un intervento più deciso in rodine al sostegno economico in termini di anticipazione delle spese o di contribuzione alle spese. E’ vero che sul piano dell’intervento contributivo già vi provvede una legge nazionale che contribuisce a dare il 50 o il 65 per cento per questi interventi di installazione di nuove fonti energetiche sostenibili, ma è pur vero che in un momento di grande deficit energetico nazionale e di aumento esponenziale del prezzo dei combustibili fossili che sta bloccando l’economia del Paese, tenere ancora questo livello di incentivazione sostanzialmente basso è qualcosa difficile da capire, soprattutto in presenza di un superbonus che in questo momento privilegia opere edili la cui necessità è assolutamente secondaria rispetto a quelli in favore dell’energia. Poi c’è questa discrasia tra intervento statale e intervento regionale, con una cacofonia di iniziative che non contribuiscono a dare certezze e che a volte si sommano, a volte si elidono, a volte si rimandano la palla l’una con l’altra. E dunque mancherebbe un intervento organico per riempire questa legge di pura sensibilizzazione che la consigliera leghista ha opportunamente predisposto, un intervento che alcune Regioni, vedi l’Emilia, hanno predisposto con legge e che altre, si spera la basilicata, potrebbe fare con una delibera di Giunta, come la stessa Sileo sembra proporre.
E dunque, la Regione Emilia Romagna ha inserito nella sua legge sulle Comunità energetiche per l’autoconsumo di energia alternativa
- Misure di sostegno e promozione anche con l’obiettivo di contrastare la povertà energetica e l’abbandono delle aree montane e per favorire l’inclusione sociale. Le risorse saranno erogate attraverso contributi e strumenti finanziari.
- Sostegno regionale per progetti, acquisto e installazione di impianti di produzione e accumulo dell’energia e delle tecnologie necessarie, oltre che iniziative di comunicazione, informazione e partecipazione dei cittadini sui temi dell’energia rinnovabile, dell’autoconsumo e della condivisione dell’energia..
- Maggiori contributi per la costituzione di Comunità energetiche rinnovabili composte per almeno un terzo da soggetti con fragilità economica, oppure da enti del Terzo settore, o situate in aree montane e interne del territorio regionale o, in alternativa, che realizzino progetti di inclusione e solidarietà.
- Contributi maggiorati anche per le comunità energetiche tra i cui membri sono presenti enti locali che hanno approvato piani e/o strategie integrate di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.
- Istituzione di un Tavolo tecnico permanente con funzioni consultive e di confronto composto da rappresentanti della Regione, delle associazioni maggiormente rappresentative a livello regionale, Anci ER, Upi ER, Enea, nonché dai cluster regionali competenti in materia.
A questi target di destinatari , cui la regione Emilia intende riconoscere un contributo aggiuntivo rispetto a quanto prevede la disciplina statale, si possono aggiungere altre finalità che non appaiono di poco conto rispetto alla particolare situazione di crisi energetica che viviamo e che si sono tramutate in proposte da parte di alcuni consiglieri regionali, nel recente dibattito sul caro bollette:
- la creazione di un fondo derivante da una parte degli introiti per il gas, destinato a creare questa linea aggiuntiva di contribuzione in modo da arrivare almeno all’80 per cento del costo totale delle spese per l’instalalzione di impianti sostenibili;
- la destinazione obbligatoria delle royalties rivenienti dalla installazione di parchi eolici alla costituzione di comunità energetiche per le famiglie o per le aziende che vivono nelle vicinanze e che ne sopportano i disagi ( basterebbe prendere il caso di Piani del Mattino a Potenza oppure quello di contrada Botte, per capire che questa forma di ristoro dovrebbe essere quasi un atto dovuto
- il finanziamento con i fondi del Fesr e della Coesione di un piano per l’energizzazione virtuosa delle aree industriali con la costituzione di una società di scopo tra Apibas e, Sel e Consorzio industriale di Matera, a partire dalle aree zes, con l’obbligo, come recita l’ordine del giorno del Consiglio, di utilizzare i tetti dei capannoni al posto delle aree a verde.
- il finanziamento con i fondi feasr di contributi aggiuntivi a quelli statali per l’energizzazione , in comunità energetiche, delle aziende agricole e di trasformazione dei prodotti ( vedi proposta di legge di Polese e Braia)
Un piano organico, che tenmga come ossatura centrale la proposta energetica emersa dal think thank di Matera proprio ieri, con una contribuzione a sportello sulla base di asseverazione di tecnici abilitati e con una semplificaizone delle procedure, potrebbe portare in un anno a cambiare il volto di questa nostra basilicata. Stiamo correndo a rincorrere gli aumenti esponenziali del costo delle fonti fossili e cosi’ facendo siamo come un corpo rimasto impigliato dietro un camion, cioè destinati a morire a meno che il camion non si fermi per qualche miracolo. Invece se partiamo dall’idea che dobbiamo fare un tratto di strada a piedi con sacrifici che si fanno una sola volta, allora possiamo guardare con fiducia all’uscita dalla galleria. Ma ci vogliono determinazione e coraggio da parte della Regione. E il coraggio, come diceva Don Abbondio, uno non, se non ce l’ha, non se lo può dare. Rocco Rosa