
GIAMPIERO IUDICELLO
Prima di fare L’Europa bisognerebbe fare gli Europei. La decisione della Banca Centrale Europea di non intervenire sui tassi, e la dichiarazione della Presidente Lagarde : “Lo spread non è affare che ci riguarda”, hanno fatto crollare la borsa di Milano ai minimi storici – 16,92% e sembrano infliggere un colpo mortale, e di fatto seppellire, un sogno che si chiama Europa. Un sogno a dire il vero già balbettante; un sogno pallido, che non ha mai messo le ali, perchè per mettere le ali ci vuole un cuore che batte e non bastano calcolatrici e bilanci. Segnali negativi, colpi inferti, ce ne sono stati tanti in questi anni: un processo federativo-aggreggativo che si è concentrato più sulla espansione che sulla reale integrazione; mancanza di politiche comuni su temi come il welfare, la fiscalità , il mercato del lavoro; il trattamento riservato ai paesi membri debitori dell’eurozona (si pensi alla Grecia ma anche all’ Italia); gli egoismi e gli individualismi nazionalistici di fronte al problema dell’immigrazione. Il Presidente Mattarella ha dichiarato «L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione». In queste poche parole, in quel “quanto meno nel comune interesse”, si evidenzia il fallimento di un progetto politico. Eppure le sfide (il corona virus è una delle più importanti) che il nostro tempo ci impone di affrontare richiederebbero una vera Comunità Europea. Non a caso uso il termine Comunità e non Unione. La soluzione non è certo abbandonarsi a illusorie derive sovraniste, nazionaliste o isolazioniste. Proviamo a immaginare cosa accadrebbe oggi se ci fosse la lira e non l’euro, chi comprerebbe il debito dell’Italia?? L’Europa con tutti i suoi limiti fa da paracadute. In un mondo interconnesso come quello di oggi nessuna nazione può ritenersi un’isola, nessuna sfida complessa, come quelle che il mondo della globalizzazione ci presenta ( questione climatica, rete di welfare, evasione fiscale, immigrazione politiche del lavoro), può essere vinta se ci affidiamo allo strumento dello stato nazionale. Il nazionalismo potrebbe essere considerata una possibile medicina solo se per il Capitale si rilevasse indispensabile smantellare le strutture globali e tornare alle fortezze nazionali, cosa che con non accadrà. Non dobbiamo tornare indietro ma percorrere un’altra strada, costruire una vera Comunità Europea e non una Unione solo sulla carta, recuperare lo spirito dei padri fondatori e del manifesto di Ventotene, dare sostanza e reale potere alle istituzioni democratiche transnazionali e agli eletti dal popolo. Rifiuto l’idea di rimettere indietro le lancette dell’orologio; sarebbe miope e dannoso lasciare campo o saltare consapevolmente o inconsapevolmente sul carro dei sovranisti xenofobi. Per questo spero che le Istituzioni Europee, in uno slancio di solidarietà transnazionale, battano un colpo e invertano la rotta.
