IL CULTO DI ASCLEPIO IN LUCANIA

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Attestazioni e Caratteristiche del culto di Asclepio In Lucania

ANGELA MARIA GUMA

Nella difficile situazione che stiamo vivendo il personale  sanitario ha assunto e continua ad avere un ruolo fondamentale nel combattere la pandemia causata dal Covid-19. Ma se oggi sono le figure di medici ed infermieri impegnati a salvare la vita di molte persone, viene spontaneo domandarsi a chi nell’antichità la popolazione si appellasse in caso di malattia. Nel mondo greco vi era una divinità, Asclepio, che a Epidauro era conosciuto con il nome di Soter e Katharsios: risanatore dei morbi. Il nome sembra derivare dalle sue prerogative guaritrici ed è identificato come “colui che risana dolcemente.” È incerta l’origine del suo culto, anche se, secondo Strabone, egli nacque come un eroe guaritore accompagnato dall’attributo del serpente. Secondo le narrazioni mitiche, la venerazione di Asclepio in Grecia iniziò prima della fine del VI secolo a.C. Inizialmente egli era l’eroe tassalo dalla natura ctonia, dotato di poteri divinatori, spostatosi in seguito nella sfera apollinea fino a essere divinizzato; pertanto veniva raffigurato con la corona di alloro, pianta medicinale sacra al dio della poesia. Il suo culto si affermò quando la fede tradizionale cominciò a vacillare e a non rispondere più alle esigenze spirituali dell’uomo. In tale periodo, con la nascita dell’urbanesimo e delle collettività statali, le malattie, le ferite corporali e la morte diventarono un problema sociale.

 Le caratteristiche profondamente umane, solitamente attribuite ad Asclepio, emergono anche dalla più frequente rappresentazione iconografica di un uomo barbuto, imponente, dall’aspetto benevolo e paterno, coperto di mantello, appoggiato ad un bastone intorno a cui era avvolto un serpente, due elementi che “posti insieme significano la sanità del corpo mantenuta per vigor dell’animo.” Sono dunque queste le caratteristiche iconografiche che connotano Asclepio sia in madrepatria che in ambiente coloniale. Le indicazioni relative alla sua diffusione in Magna Grecia si riferiscono a fonti letterarie che, in molti casi trovano conferma nei ritrovamenti archeologici o sono supportati da attestazioni di natura numismatica ed epigrafica. Esse non sono sufficienti a delineare l’ampiezza di diffusione  e le tappe di sviluppo cronologico del suddetto culto anche perché le notizie riscontrate nelle più antiche fonti sono vaghe e non sempre attendibili. Le testimonianze archeologiche si riferiscono a poche località

Il quadro analitico delle attestazioni presenti nelle singole regioni delle Magna Grecia  consente di appurare come il culto riesca ad affermarsi, al pari della Sicilia, nei centri abitati da popolazioni di stirpe dorica e appaia in alcuni casi collegato ad una peculiare religiosità che trova la sua più naturale espressione in pratiche di culto rivolte a numi sanatori capaci di coniugare la iatrica e la mantica, come l’Apollo locale e gli Asclepiadi Macaone e Podalirio. Un esempio è offerto a tal proposito dalla tradizione relativa alla presenza di Podalirio in Daunia e della sua morte in questa terra. Altro significativo indizio si ritrova in Timeo di Tauromenio ( Ad Lycophr, 1050) che, accanto al culto del figlio di  Asclepio menziona anche quello di Calcante. Ulteriore indicazione si riscontra in Strabone che localizza i due culti in Daunia su di un colle denominato Drio.( Strab., VI, 284)

Anche in Lucania  sono presenti indicazioni di culto a carattere salutifero legate alla sfera di Asclepio. Un caso esemplificativo è fornito dal complesso cultuale del Santuario di Demetra a Policoro dove grande importanza ha acquisito il rinvenimento di una placca in  bronzo a forma di occhi umani che si ritiene fosse stata riposta nel santuario come ex voto per la guarigione della vista. Il bronzo è facilmente assimilabile ad analoghi esemplari rinvenuti nei più celebri santuari di Asclepio a  Cos e a Pergamo.

A Metaponto un primo significativo indizio della diffusione di un culto ad Asclepio è offerto da alcune monete risalenti ad un periodo di tempo compreso tra il 450 e il 350 a.C.. Ad esse si associa un importante documento epigrafico rinvenuto nel corso degli scavi di una necropoli, all’interno di un monumentale ipogeo di tipo tarantino. L’iscrizione, presente sulla faccia interna di una laminetta plumbea, accuratamente ripiegata, reca un testo di grande interesse e variamente interpretato per le evidenti lacune in esso riscontrate.

Il documento sulla base della cronologia fornita dai materiali nel contesto di rinvenimento e di quella proposta dall’analisi dei propri caratteri paleografici è stato inserito in un arco cronologico piuttosto ampio che dalla fine del  III sec. a.C. si sviluppa fino al II sec. a.C.. Diverse e a volte contrastanti sono state le interpretazioni relative alle sue specifiche implicazioni storico-culturali e storico-sociali. Il contenuto del documento potrebbe essere identificato in uno sfogo di un medico o apprendista che, costretto ad abbandonare il menzionato ergasterion,  avrebbe sfogato con la defixio il suo implacabile rancore. Una tale interpretazione finisce con l’avvalorare l’ipotesi avanzata sulla presenza a Metaponto, nella seconda metà del III sec.a.C., di una struttura medico-sanitaria, un ergasterion dove esercitava la propria attività un’associazione di medici di ispirazione pitagorica. E’ questa un’utile testimonianza della presenza di pratiche legate all’arte medica simili a quelle presenti in altri centri della Magna Grecia.

La diffusione del culto di Asclepio in Lucania  permette di inquadrare il rapporto del mondo greco prima e di quello italico poi con la malattia, poiché la stessa divinità era considerata dall’immaginario collettivo come il dio medico per eccellenza.  Nei centri dove si individuano attestazioni cultuali legate ad Asclepio è possibile rilevare la sporadica presenza di quei votivi anatomici caratteristici dei santuari del mondo Italico che sembrano connessi alla sfera della sanatio. Tale assenza non ci consente di escludere forme di culto nei confronti di una divinità guaritrice. E’ probabile che in tali santuari oltre ai tradizionali votivi anatomici, esistessero altri modi o pratiche per chiedere la salute o per ringraziare le divinità dopo averla ottenuta.  Relativamente al riflesso che questa domanda umana doveva avere nel quotidiano, la religiosità documentata dai santuari analizzati si pone dentro una dimensione principalmente personale ed individuale senza essere slegata da una dimensione sociale, quella della polis, così che la domanda del singolo si presenta all’interno di un corpo sociale, che a sua volta beneficia del progresso del singolo.

Per Asclepio non si può specificamente parlare di divinità salutifera, ma di aspetto salutare della divinità. La stessa divinità per il suo caratteristico atteggiamento benevolo verso il genere umano è emblema di salute. Asclepio, inoltre,  accanto ad alte capacità terapeutiche, possedeva anche doti profetiche. Ed in quanto profeta veniva collegato con un’altra entità superiore, la Madre Terra, che lo rendeva partecipe dei segreti della vita sotterranea. Da tale legame deriva la sua associazione a sorgenti, acque e fonti considerate origine della vita, locus genitalis per antonomasia.

L’acqua, per le sue molteplici valenze cultuali, da quella di effetto purificatorio a quella di elemento fondamentale nei processi di rinascita e di rigenerazione da sempre ha suggestionato il mondo antico. Questa specifica valenza la rende elemento fondamentale per la crescita umana e veicolo di salute, causa di guarigioni e di purificazioni. Pertanto il legame tra acqua e sacro si presenta come un elemento imprescindibile se relazionato alle proprietà purificatrici e terapeutiche dell’acqua, sinonimo di una sua insita sacralità.

L’origine del suddetto mito da ambiente greco e della successiva diffusione del culto in ambito magno-greco ed Italico ha rappresentato uno dei punti cardine dell’evoluzione acquisita dal concetto di salute nel Mediterraneo antico. L’elaborazione dei miti ha rappresentato in ogni modo solo la prima tappa di percezione umana del concetto di salute, infatti, ben presto già nella stessa civiltà greca il rapporto uomo-spazio salutare si è trasferito dal piano delle convinzioni popolari o magico religiose a quello scientifico.

La testimonianza degli antichi sia comunque di monito ai moderni e la valorizzazione di tale testimonianza sia funzionale alla crescita sociale e civile dell’intera umanità.                  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Angela Guma

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