Oggi tutti si accorgono che la democrazia è in pericolo perchè i partiti hanno smarrito la loro funzione principale che è quella di formare i cittadini al servizio della cosa pubblica, selezionare gli amministratori e decidere sulle questioni generali nell’interesse comune e non di parte. L’ultimo a confessarsi è Massimo D’Alema , un cervello fino che però ha il difetto di non ricordarsi mai delle responsabilità proprie in certi processi degenerativi che non sono certo cominciati ieri. Ma mettiamo da parte le colpe e seguiamo il suo ragionamento che data questo scadimento con l’introduzione delle primarie aperte, un meccanismo che alimenta il populismo, la demagogia, l’individualismo e che altera il processo decisionale di un partito spostando la direzione dal capo verso la base e non il contrario. Che questa riflessione si faccia all’interno dell’unico partito democratico che è rimasto, dove , anche se rarefatti e rimandati, i congressi sono ancora il mezzo per coinvolgere gli iscritti è un fatto importante, ma che non risolve il quesito del perchè non si assuma una iniziativa legislativa per normare e regolamentare il processo decisionale dei partiti, eliminando una volta per tutti il pericolo di un leaderismo senza regole che sconfessa nei fatti tutta la costruzione democratica prodotta in Costituzione. C’è una inazione generale , che è frutto forse del vantaggio competitivo che si realizza intorno alle singole figure dei capi. Come dire che chi è al vertice sta bene e non si preoccupa di cambiare le cose. La domanda successiva è: ma basta fare i congressi e far votare gli iscritti per legittimare un percorso democratico? No, se si tiene conto della degenerazione apportata al meccanismo del tesseramento, dove, anno dopo anno le correnti organizzate , nella Dc soprattutto, hanno cominciato a comprare pacchetti di tessere e ad intestarle a familiari e amici, per prevalere l’una sull’altra i quello che si era trasformato in corsa al potere. E dunque un partito, per essere tale, deve legarsi agli iscritti non con la tessera ma con i valori, le idee, le strategie, le scelte di campo. Un partito deve accendere la fede degli iscritti, dando una prospettiva , un sogno, l’ identificazione in un progetto. Chi sarà capace di tornare ad arare il campo della vera rappresentanza democratica, basata sul confronto delle idee e sulle diversità di visione della società, allora potrà dire di aver contribuito a salvare il Paese dal deragliamento che si annuncia. Forse questa ripartenza può partire dai territori se questi riescono a riappropriarsi dei meccanismi decisionali, basati sulla autonomia decisionale delle rappresentanze democraticamente elette. Se il congresso del Pd partisse da questo punto, sarebbe un buon inizio. Rocco Rosa
IL DEFICIT DI DEMOCRAZIA E IL CONGRESSO DEL PD
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