
di MICHELE STRAZZA
Tutti gli organi periferici del Ministero dell’Interno nella regione erano stati allertati dal Governo fascista appena intuito il pericolo per il futuro Regime. Il 14 giugno al Prefetto potentino, come a tutti i suoi colleghi d’Italia, era giunta la Circolare n.12926 nella quale Mussolini chiedeva di essere informato telegraficamente sulle impressioni suscitate dalla scomparsa di Matteotti nella opinione pubblica in genere e negli ambienti fascisti in particolare. E tuttavia un timido tentativo di organizzare una manifestazione viene fatto a Potenza.
Un centinaio di manifestanti, dispersi a piazza Sedile, mentre si dirigono verso la Prefettura, vengono attaccati dalla Milizia Fascista e dalle forze dell’ordine. Nello scontro viene arrestato il giovane avvocato Enzo Pignatari ed il falegname Agostino Siani. Solo dopo una ulteriore manifestazione i due verranno messi in libertà e saranno riaperti anche i locali pubblici, chiusi in precedenza per paura di turbative all’ordine pubblico. Un’altra manifestazione si svolge a Pomarico, nel Materano, dove, organizzati dai socialisti, scendono nelle strade circa 200 persone al grido di “abbasso il fascismo e viva il socialismo”.
Denunciati all’Autorità, moltissimi saranno processati e condannati a Matera. Anche qualche gruppo nittiano sembra alzare la testa come si evince dalla corrispondenza tra la Prefettura ed il Ministero dell’Interno. Il 16 giugno il Prefetto potentino segnala a Roma un risveglio di sovversivi i quali tentano di organizzare manifestazioni di protesta ma, nel contempo, assicura di aver disposto rigorosa sorveglianza sui capi e “perquisizioni per accertare esistenza armi”. Il giorno seguente dalla Prefettura parte una missiva indirizzata al Sottoprefetto di Melfi nella quale si segnala a Muro Lucano un improvviso risveglio di nittiani. Il Prefetto, riferendo anche su voci circolanti in pubblico che affermano “essere l’attuale un governo di ladri”, chiede l’accertamento dei fatti e la conseguente vigilanza sugli elementi sovversivi. Ma la situazione complessivamente non desta alcuna preoccupazione come si evince dalle risposte dei Sottoprefetti di Lagonegro e Matera che non segnalano alcuna manifestazione o turbamento dell’ordine pubblico, anche se dalla Prefettura il 19 giugno partono disposizioni per le Sottoprefetture della Provincia affinché venga assicurata attenta vigilanza per evitare qualsiasi turbamento dell’ordine pubblico e per impedire manifestazioni in occasione della scomparsa di Matteotti. Del resto, come abbiamo visto, ogni tentativo venne stroncato sul nascere da una macchina poliziesca che funzionava a pieno regime, specialmente nel controllo della corrispondenza. Ne sono testimonianza le numerose comunicazioni della Prefettura ai Carabinieri perché fossero tenuti sotto controllo gli autori di varie lettere che pur partirono dalla regione per testimoniare il cordoglio e la protesta per la vicenda di Matteotti. Così il 20 giugno, quando ancora il cadavere del deputato non era stato ritrovato, il Prefetto segnala al Sottoprefetto di Melfi il seguente telegramma, inviato alla vedova di Matteotti da parte di un sedicente “gruppo operai”di Maschito: “Indicibilmente impressionati disgustati innominabile delitto consumato contro suo adorato consorte intemerata coscienza di puro italiano associamoci fiera protesta Italia intera esprimendo a lei nobilissima Signora nostre profonde condoglianze”. Le disposizioni del Prefetto sono di identificare i mittenti e disporre su di essi accurata vigilanza. Lo stesso avviene la settimana successiva quando dalla Prefettura viene segnalato al Comandante della Divisione Interna dei Reali Carabinieri un telegramma, spedito da Calvello al Gruppo Parlamentare Socialisti Unitari, nel quale il mittente, in nome di un “gruppo amici liberali non asserviti cricche”, si associa alla commemorazione dell’On. Matteotti il cui “sangue sparso causa libertà sia frutto benefico raggiungimento eguaglianza cittadini di fronte legge che inesorabile scenda a colpire violenze dannose decoro civiltà patria”. Anche in questo caso l’ordine è di disporre attenta vigilanza sul firmatario. Ma anche nella regione qualche voce autorevole si leva contro il misfatto compiuto.
Dal giornale “La Basilicata”, infatti, il suo direttore Giuseppe Chiummiento, nell’ultimo semestre dell’anno, indirizza 15 lettere aperte “al magnifico duce” di denuncia delle sopraffazioni del fascismo. I partiti antifascisti lucani dopo l’Aventino, dunque, tornano a nutrire fiducia nella caduta di Mussolini e si impegnano con forza nelle elezioni amministrative di Potenza. Ma le pressioni fasciste sono all’ordine del giorno. Anche la violenza imperversa contro gli avversari politici, alcune tipografie che stampano i giornali dell’opposizione politica vengono devastate, si tenta di incendiare l’abitazione di Pignatari. Le speranze degli antifascisti sono destinate a restare presto deluse. Il 27 agosto del ’24, infatti, il Commissario Prefettizio di Potenza ordina l’affissione sui muri cittadini di un manifesto nel quale si avvertono gli elettori che, con decreto del Prefetto in pari data, la convocazione dei comizi per l’elezione del Consiglio Comunale, già fissata per domenica 31, è rinviata “ad epoca da stabilirsi”. Le elezioni, naturalmente, non si svolsero più ed il 3 gennaio dell’anno successivo Mussolini, con una mossa sorpresa e superando la crisi in cui il fascismo era caduto, teneva alla Camera uno dei suoi discorsi più famosi, con il quale si assumeva tutta la responsabilità politica e morale di quanto era avvenuto. Era iniziata la dittatura.