IL DR.MARRA: COMBATTERE L’EMIGRAZIONE SANITARIA SI PUO’. ECCO COME

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Mario Marra ha rappresentato  una delle colonne portanti su cui si è retto il ciclo virtuoso della sanità lucana, quando l’emigrazione era ai minimi termini e il deficit  da emigrazione passiva non superava la decina di milioni di Euro . Direttore Generale della sanità alla Regione, poi per dieci anni, Direttore generale dell’ASP di Potenza, Marra ora cura la sua creatura, la  Fondazione Stella Maris Mediterraneo ETS che , divisa tra il Madonna delle Grazie di Matera e la struttura operativa di riabilitazione precoce dell’autismo di Chiaromonte, si occupa in maniera esemplare della diagnosi e del trattamento di pazienti in età evolutiva con disturbi di pertinenza neuropsichiatrica. La sua esperienza nella gestione sia del Dipartimento sanità della Regione, sia della principale Azienda sanitaria locale, è indispensabile per capire come si può combattere l’emigrazione sanitaria passiva che in questi anni ha superato gli ottanta milioni di euro

E’ una battaglia da fare, dr.Marra, con quali armi ?

-Lei sa che Il fenomeno della migrazione sanitaria è abbastanza complesso ed è dovuto a molteplici fattori e richiede uno studio approfondito.

Che, detto tra noi, dovrebbe essere propedeutico alla stessa stesura del nuovo piano sanitario

– E’ così. Ci sono aspetti importanti da approfondire. Mi limiterò ad indicarne alcuni  che, secondo me, balzano evidenti. Innanzitutto abbiamo una migrazione che definirei fisiologica dovuta alla presenza di familiari che vivono in aree del Paese dove insistono strutture di particolare qualificazione ed inoltre in quei casi in cui i presidi extraregionali sono più facilmente raggiungibili.

-cioè sono i figli che vivono fuori a convincere i genitori  a farsi curare nelle grandi città in cui vivono

Si, è un fattore da non sottovalutare. Abbiamo poi la migrazione sanitaria indotta. Se riflettiamo sulle modalità usuali con cui le persone che abbisognano di cura, utilizzano nella scelta della struttura esse sono: la indicazione del medico di famiglia, quella dello specialista (in molti casi la fama dello stesso) e molto spesso un metodo più artigianale e cioè il passaparola del familiare , dell’amico o del conoscente che ha vissuto la medesima esperienza.

Ci sono anche medici di provenienza  extraregionali che fanno studio in Basilicata per portarsi il paziente fuori

 Certo, la migrazione indotta dallo specialista, pubblico o privato, dipende spesso dalla provenienza dello stesso. Ne è un esempio la specialistica ambulatoriale dove gli specialisti che provengono da fuori regione, una volta fidelizzato il paziente, se bisognoso di intervento lo convincono ad effettuarlo presso le strutture della propria regione di appartenenza ovvero lo indirizzano presso strutture che conoscono per motivi di studio o per esperienze lavorative.

Ma è solo marketing o non vogliamo parlare delle carenze del sistema sanitario lucano?

Beh, è evidente che un altro fattore che spinge alla fuga verso strutture extraregionali è quello dei lunghi tempi di attesa; su questo ritengo che l’accorpamento dei presidi sedi di Psa al San Carlo abbia dilatato tali tempi, avendo limitato le prestazioni rese una volta dai presidi periferici, i cui specialisti quali dipendenti dell’azienda sanitaria venivano anche utilizzati negli ambulatori territoriali. L’Azienda ospedaliera, in presenza di carenza di personale presso la sede di Potenza ha dovuto spesso sopperire utilizzando il personale dei presidi periferici che hanno cessato di svolgere quel ruolo di filtro caricando di conseguenza sulla sede centrale molte delle attività un tempo svolte.

 E’ solo un problema di tempi di attesa, o non già di mancanza di fiducia verso il nostro sistema ?

Non v’è dubbio che la percezione che sia i medici sia i cittadini hanno del sistema gioca un ruolo importantissimo. Nel momento in cui il servizio viene percepito come inadeguato il professionista tende a privilegiare strutture dove ritiene che possano esserci migliori condizioni di lavoro e di carriera e ciò contribuisce ad impoverire il sistema regionale. La mancanza di attrattività, spesso frutto della sola percezione, determina anche la disaffezione del cittadino. E’ quindi necessario che il servizio sanitario inverta tale circolo vizioso, recuperando attrattività attraverso la selezione meritocratica delle migliori professionalità (anche avvalendosi con le forme consentite di figure prestigiose che possano fare scuola) e garantendo condizioni di lavoro ottimali e percorsi di carriera.

Dr.Marra ,dalle nostre interviste è emerso che una certa fuga verso altre regioni è incentivata anche dai medici di famiglia

Può essere. Va recuperato il ruolo dei medici di famiglia quali parte integrante del sistema anche per gli aspetti di ordine economico ( ospitare nei propri studi specialisti di altre regioni incrementa l’indice di fuga dei pazienti verso altre realtà).Va recuperato inoltre un corretto rapporto tra i MMG e gli specialisti ospedalieri che non deve essere limitato alla semplice relazione di tipo burocratico . In questo il ruolo della facoltà di medicina è certamente fondamentale attraverso le scuole di specializzazione per la formazione di una nuova classe di professionisti necessari a far fronte alle attuali carenze del servizio sanitario.

Formazione professionale ma anche umana, mi sembra di poter dire

Si, certo ,valori quale appropriatezza delle prestazioni ed umanizzazione delle cure devono ritornare centrali. Solo così si può invertire la rotta.

Grazie, Presidente, la speranza è l’ultima a morire

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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