IL “FASCIO”DELLE CARTE 4) : LA CARTA DEI GIOVANI

0

LUCIO TUFANO

Avevano lasciato i licei e i ginnasi, le atmosfere languide di Foscolo e Leopardi, le pallide rime di Gozzano, la malinconia romantica, quel vago intuizionismo che li allontanava dalla realtà. Gli Eventi del 15-18 si erano compiuti nelle trincee e tra i reticolati tormentati dai mortai e dai cannoni. Fu di lì che elevarono nel sole gli inni della Patria e “Fratelli d’Italia”, corroborarono schiere e ranghi di arditi e di camicie nere, dopo avere sconfitto le masse galvanizzate dalla demagogia bolscevica e dopo aver aderito alla iniziativa interventista. Li avevano strappati alle Università, li fecero ufficiali, ad imparare l’arte della guerra, con spalline d’argento e dragone d’oro, e con stellette e greche, fregi al braccio e divise, memori del Carso o degli altipiani dove si era combattuto per la vittoria, in preda al furore foscoliano della Patria e del gesto. Giovanissimi capitani e consoli della Milizia, furono poigerarchi e deputati, idonei per rapide carriere, in grado di riorganizzare eserciti e di “rinvigorire la razza, di educarne disciplinarmente leenergie”. Lontani i tempi del generale Spingardi, che intendevariordinare con una legge la complessa materia del “tiro a segno” e della educazione fisica a scopi militari, e che auspicava la nascita di un corpodi volontari con due branche, quella dei ciclisti e degli automobilisti giàesistente e l’altra degli alpini, cacciatori a piedi e a cavallo, ect. Il corpo sorse più tardi, formato dagli ex combattenti e dai fascistia “presidio della vittoria passata e di quella a venire”, e fu quello dellecamicie nere della Milizia Nazionale. In questa Milizia si arruolarono i giovanissimi, quelli che eranobambini adolescenti quando sul Piave combattevano i fratelli maggiori e i padri.Dalla legge del 1911 che imponeva l’obbligo di costruire palestre nelle scuole del Regno, si arrivò al decreto del 15 marzo 1923 che istituì l’Enef. Il regime dopo aver istituito, presso il Ministero della Guerra, una Divisione per l’educazione fisica, la istruzione premilitare e le scuole militari, promosse ogni forma di attività sportiva, richiamando il vecchio progetto De Capitani, affinché tutti i comuni avessero il loro campo sportivo. Le iniziative individuali nelle scuole e nelle università, vivaio naturale degli ufficiali di complemento (Sucai), furono incoraggiate. Tutti i cittadini, anche coloro che non frequentavano la scuola e facevano il servizio militare, che non fruivano del campo della fabbrica predisposto dal datore di lavoro, ebbero palestra e campo di giuoco. In seguito l’Enef fu assorbito dalla Divisione per la Educazione Fisica presso il Ministero della Guerra e si coordinò il lavoro della Scuola ai fini dell’esercito e della difesa nazionale con il Comitato olimpico nazionale che rappresentava l’Italia all’estero in tutti i ludi ginnici e sportivi. 

* * *

Affinché le scuole coltivassero la mente dei giovani, e le libere associazioni sportive il loro fisico, l’O.N.B. prese dalla scuola e dalla palestra tutto quello che potevano dare i giovani al culto della Patria sotto l’egida fascista. Le preoccupazioni del Governo sfociarono nella chiusura di tutti i luoghi di danza che “nulla avevano della bellezzaellenica”, proprio per salvaguardare la educazione fisica e morale dellagioventù. “Un tempo le fanciulle danzavano sulle sponde del mare sonante, oggi le sale di danza significano prostituzione nella ammorbanteatmosfera del Tabarin, dove si alimentano tutte le malattie fisiche e morali dei nostri giovani” – così dettavano i nuovi decaloghi … – Il compito del Fascismo? È quello di dare ai giovani la fede, al disopra dei piaceri del volgo e delle aberrazioni della cultura esotica! Ridare il sentimento della dignità della Patria che risorge e sfolgora rinnovata dal Fascismo; applicare la legge che deve dare alla Patria la benedizione di Dio e l’invidia degli uomini. Garante di tutto questo è il Duce, capo del Governo e Primo ministro. I giovani d’Italia marceranno in veste di balilla oggi e di legionari arditi domani.

Condividi

Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

Lascia un Commento