LUCIO TUFANO
Avevano lasciato i licei e i ginnasi, le atmosfere languide di Foscolo e Leopardi, le pallide rime di Gozzano, la malinconia romantica, quel vago intuizionismo che li allontanava dalla realtà. Gli Eventi del 15-18 si erano compiuti nelle trincee e tra i reticolati tormentati dai mortai e dai cannoni. Fu di lì che elevarono nel sole gli inni della Patria e “Fratelli d’Italia”, corroborarono schiere e ranghi di arditi e di camicie nere, dopo avere sconfitto le masse galvanizzate dalla demagogia bolscevica e dopo aver aderito alla iniziativa interventista. Li avevano strappati alle Università, li fecero ufficiali, ad imparare l’arte della guerra, con spalline d’argento e dragone d’oro, e con stellette e greche, fregi al braccio e divise, memori del Carso o degli altipiani dove si era combattuto per la vittoria, in preda al furore foscoliano della Patria e del gesto. Giovanissimi capitani e consoli della Milizia, furono poigerarchi e deputati, idonei per rapide carriere, in grado di riorganizzare eserciti e di “rinvigorire la razza, di educarne disciplinarmente leenergie”.
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Affinché le scuole coltivassero la mente dei giovani, e le libere associazioni sportive il loro fisico, l’O.N.B. prese dalla scuola e dalla palestra tutto quello che potevano dare i giovani al culto della Patria sotto l’egida fascista. Le preoccupazioni del Governo sfociarono nella chiusura di tutti i luoghi di danza che “nulla avevano della bellezzaellenica”, proprio per salvaguardare la educazione fisica e morale dellagioventù. “Un tempo le fanciulle danzavano sulle sponde del mare sonante, oggi le sale di danza significano prostituzione nella ammorbanteatmosfera del Tabarin, dove si alimentano tutte le malattie fisiche e morali dei nostri giovani” – così dettavano i nuovi decaloghi … – Il compito del Fascismo? È quello di dare ai giovani la fede, al disopra dei piaceri del volgo e delle aberrazioni della cultura esotica! Ridare il sentimento della dignità della Patria che risorge e sfolgora rinnovata dal Fascismo; applicare la legge che deve dare alla Patria la benedizione di Dio e l’invidia degli uomini. Garante di tutto questo è il Duce, capo del Governo e Primo ministro. I giovani d’Italia marceranno in veste di balilla oggi e di legionari arditi domani.
