“IL FILO DEL DISCORSO” DI GERARDO ACIERNO: LIRICHE RAFFINATE DI EFFIMERE SCRITTURE

0
Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI 

Nella piazza

pietre intarsiate

da piogge e memorie

riecheggiano scorie

di spente monete;

nella cappella

sette sottane scure, genuflesse,

a colpi di tosse implorano il Cielo;

Ha ragione Giuseppe Lupo. Straordinario scrittore e accademico e lucano verace a definire nella prefazione della silloge “Il filo del discorso effimere scritture” i versi di Gerardo Acierno “Ma è una sensazione tutt’altro che vera. Solo chi non conosce la terra da dove le tue parole prendono avvio, la Lucania dell’Appennino, si potrà meravigliare. Sarà anche vero che i rappresentanti del mondo umano paiono disertare i tuoi fogli, però si tratta di una finta assenza, perché tutto poi riconduce ai movimenti di un mondo che conserva i caratteri di una luce rarefatta, piena di astrazioni e di silenzi,  com’è,  appunto, la geografia a cui tu rivolgi lo sguardo e a cui attingi le occasioni per scrivere”.

Acierno, anche egli lucano verace originario di Pignola, l’antica Vignola, riesce nella sua lirica A Sud a descrivere una Lucania ancestrale che ancora esiste e vive

 nella casa

s’intrecciano scialli, si stirano veli

mentre fuori

tra lodi, evviva e battimani

confettuzzi germogliati

in buchi vesuviani

istigano alla rissa

educano al domani.

 Però allo stesso tempo la sua poetica va oltre i confini del canto degli angoli e vita delle terra di Basilicata, e fa viaggiare il lettore in un “treno di parole” al ritmo di accenti e versi liberi, raffinati e universali

Giuseppe Lupo lo evidenzia bene: “Chi appartiene all’Italia interna, sa che in ogni angolo di paese, in ogni scorcio di paesaggio viene simbolicamente racchiuso un mondo che vive di una sua completezza. Sarà forse vero che là dove mancano gli uomini è possibile ascoltare la voce del tempo perché proprio da quel suo vocabolario, fatto di ricordi e di sussurri, viene sottratta la materia a cui si va incontro leggendo le tue pagine: il tempo come assenza e come ricapitolazione di una unità perduta al momento della nascita, il tempo come principio e fine di ogni avventura e suo naturale compimento”.

L’ultimo lavoro di Gerardo Acierno, è nato a Pignola dove vive, nel 1948. Sposato, due figli, una nipote è docente di Scuola Primaria in pensione. Nelle sue opere s’incrociano e si mescolano temi e soluzioni problematiche rasserenate da uno spirito critico sostenuto da un cattolicesimo sociale faro della sua vita di genitore, docente e cittadino è la silloge “Il filo del discorso – effimere scritture” divisa in 4 sezioni: 1) del cuore e del tempo; 2) oltre le paure 3) e 4) Strettamente Personale, ove si sono anche interessanti pensieri in prosa.

Struggente e ricolma di speranza è la liricadella  vecchiaia” dove il poeta invita a “risalire il fiume/ritrovare la propria sorgente/e stupirsi/come bambino allo stadio. Non è malinconia ma uno sguardo al futuro ove “riscattare i lasciti/agli sfregi del Tempo/le grinze dell’anima e del corpo/i torti compiuti alle stagioni della vita./Continuando ad amare.

Ed un pensiero anche alla Basilicata, la sua Basilicata, la nostra Basilicata: “Ancora pensieri (e lamenti) per questa terra di Lucania, Basilicata: friabile argilla, boschi leggendari, rivoli e mari divoratori, lune, calanchi, grotte misteriose, briganti, coltelli affilati, arpe, jeep, pozzi di petrolio, trivelle e organetti, pane fresco, vino e luganega, chiusure, capannoni in disuso, licenziamenti, partenze e migrazioni, freddo, venti (e lamenti) gagliardi dominanti negli sguardi scostanti di gente in attesa da sempre. Questa terra, la mia terra,  ferma ad aspettare un treno, ignara se arriverà da Ponente o da Levante. Scivola nel frattempo il silenzio  lungo  i  sentieri  delle nostre speranze”.

Che altro dire delle liriche di Acierno, selezionate per “Il filo del discorso – effimere scritture”? Di effimero non c’è nulla, è un percorso di vita e ricordi, di metriche libere e pensieri di libertà, anche nel cantare il tempo che trascorre e l’attimo che fugge, quel Carpe Diem di oraziana memoria che Gerardo Acierno sottolinea nella sua Clessidra

clessidra

  Sembrò cosa dolcissima

il tratto di luna sul sofà.

Avvizzita tavolozza

la notte si pitturò

illudendo il presente

buio, muto, calante.

Afferrammo quell’attimo

affamati, impazziti

ma un granello caduto

nella clessidra del giorno

appena spuntato

lo fece sfumare.

E tutto svanì.

 

Ricordiamo che Gerardo Acierno ha pubblicato: Ha pubblicato:

 -“Liriche dialettali”- nell’antol. “Licenza vo’, Signora”; 1985

-“A ciglio strada” – racconti e poesie – DibuonoEdizioni; 2010

– “Segni del tempo” – poesie – ilmiolibro.it; 2011

-“ Leggere Yzu” – DVD; brani del poeta Francesco Albano; 2012

-“muscatasce” – racconti – erreciedizioni; 2013

“Le musiche bizzarre” – poesie – ilmiolibro.it; 2015

“Pignolerie” – racconto- Villani Editore; 2016

– “il groviglio, la gioia”- poesie- Villani Editore; 2018

– “La casa del Tempo”- racconti – et cetera libri; 2020

“In viaggio” – racconti – et cetera libri; 2022

“Il filo del discorso – poesie – et cetera libri; 2023

Condividi

Rispondi