IL FUTURO DEL CENTROSINISTRA TRA SPERANZA E RENZI

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Marco Di Geronimo

In Italia non esiste un centrosinistra. Esiste solo un grande partito (il PD) con una serie di cespugli. E l’opposizione, per fare parlare di sé, dedica a interrogarsi sulle scissioni.

Fu così quando la sinistra del Partito decise di fare le valigie per fondare Articolo Uno. È così ora che la destra del Partito cerca pretesti per fondare qualcosa che tenga “Avanti!” nel nome.

Comune è (sarà) il destino delle due scissioni: impossibile realizzare il progetto di breve periodo che si prefiggono. Impossibile è stato svuotare il PD delle correnti di sinistra e trasformarlo, da fuori, in un vuoto palloncino liberal.

Impossibile è anche adesso, per Renzi, spingere il PD a sinistra espropriandogli tutti i voti dei centri storici e vietandogli di allearsi col Movimento 5 stelle. La ragione è molto semplice: la strada è obbligata. Col centrodestra al 50%, non c’è altra scelta. A meno che non ci si voglia condannare alla totale irrilevanza.

Il sorpasso di Fratelli d’Italia su Berlusconi ratifica la fine politica del Cavaliere. Se non bastassero i sondaggi, o i rumors sull’intraprendente Carfagna, c’è Giovanni Toti a dare del bollito al proprio comandante. Chiedendogli di prendere atto che un’epoca (la sua) è finita. E di aprire delle primarie del centrodestra (un regalo a Salvini, ma anche un modo per pesare i rimanenti carrarmati azzurri convertiti alla fede totiana).

E comunque qualcosa succederà, e questo qualcosa è che alla scissione da destra del PD seguirà una scissione da sinistra di FI. Uniti allegramente in un nuovo polo centrista, questo partito proverà a dettare l’agenda all’opposizione. Chi lo guiderà? Forse per Renzi si preannuncia una carriera simile a quella di D’Alema: sempre in seconda fila dopo l’esperienza a Palazzo Chigi, ma sempre nella stanza dei bottoni. Dopotutto, adesso Calenda “tira”. Ma non bisogna sottovalutare un elemento: le correnti centriste (anche quelle renziane) del PD sono molto divise tra loro. E potrebbero non uscire in blocco.

Ma è votato alla sconfitta un’opposizione di questo tipo. I voti del centro storico sono sempre gli stessi: adesso si vince in periferia, dove è richiesto di radicalizzare il conflitto. E in questo momento pare essere Speranza uno dei pochi, sul panorama nazionale, a ribadire questo aspetto. Il Segretario di Articolo Uno da settimane mantiene una rotta particolarmente “rossa”, forse provando a dire ciò che Zingaretti non può dire. Perché che il PD stia facendo rotta verso i DS 2.0 sono in molti a pensarlo: ma dalle dichiarazioni ufficiali non risulta (non può risultare).

Speranza ha inoltre un altro vantaggio rispetto a molti altri leader dei partitini di centrosinistra, e anche rispetto a Renzi. Ha capito che è definitivamente chiusa la fase storica in cui era necessario costruire un partito solido di sinistra.

Le elezioni europee confermano che i cittadini hanno esaurito la pazienza col voto di pancia, e che si attendono soluzioni concrete da partiti più affidabili. Ma a patto che sappiano scegliere il campo in cui stare. Il PD, terrorizzato dalle recenti vicende politiche, elettrizza il suo elettorato e lo trascina al voto: ma perde 100k voti. Un risultato triste, comparato al crollo d’affluenza, in larga parte riconducibile a elettori M5S rimasti a casa. Non convinti.

Altrove, come in Spagna, i partiti socialisti che hanno saputo fare tesoro dell’osmosi con i partiti di sinistra, hanno incassato grandi vittorie. In tutta Europa il conflitto si radicalizza sgonfiando il consenso dai partiti populisti progrressisti a favore di quelli nazionalisti. Per fermare questa agenda politica serve una macchina elettorale più forte degli esperimenti fioriti qua e là (Podemos, La France Insoumise, Aufstehen). E questa macchina è un grande partito socialista capace di drenare i voti che erano andati a queste opzioni.

Trasformare il PD in questo partito socialista diventa la sfida dell’Italia. Perché alle politiche di macelleria sociale che proporrà il futuro Governo verdeblù non si può opporre il Jobs Act (precarietà contro precarietà). Servirà costruire una cinghia di trasmissione del conflitto: base elettorale, corpi intermedi, partito e coalizione dovranno costruire il dissenso, tradurlo in consenso per un programma alternativo e coraggioso e ribaltare il piano.

Per farlo sarà necessario coinvolgere parte del Movimento 5 stelle: sarebbe stato possibile evitarlo? Certo. Sarebbe stato possibile, se fosse stato possibile sgonfiare quell’involucro vuoto dei milioni di voti che ha immobilizzato nel nulla per regalare Palazzo Chigi a Salvini. E per riuscirci, fino al 4 marzo 2018, serviva aver costruito un partito serio di sinistra, capace di parlare agli elettori meridionali (e settentrionali). Quest’operazione non è stata possibile. E adesso, con l’abbraccio suicida tra Fratoianni e Acerbo (1.7%!), è divenuta impossibile.

Ora la sfida è enorme: spostare il PD su una linea di netta rottura col proprio passato con un dibattito pubblico mai irrorato dei contenuti di sinistra che avrebbe dovuto portare avanti quel partito mai nato. E farlo in un modo tale da riavvicinare il M5S (o meglio, quel che diventerà…) e sottrargli voti. Senza – nei limiti del possibile – rompere coi liberali renzcarfagnani.

È possibile riscattare il PD alla tradizione del centrosinistra, e soprattutto alla missione del centrosinistra in questo millennio? Chissà.

Di certo è impossibile immaginare un protagonismo liberale nell’epoca in cui a contare, nelle urne, sono i voti dei nuovi proletari.

Tra Speranza e Renzi, il più lucido è Speranza. (Ammesso sia questa la sua linea di pensiero). Di certo, più di loro due è nei guai un altro ancora. Il proprietario della casa comune dei socialisti (o dei liberal). Quel Nicola Zingaretti da cui tutti si aspettano dichiarazioni rivoluzionarie, ma che deve ancora dire qualcosa di nuovo…

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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