Per un giorno li abbiamo visti tutti dalla stessa parte, da Speranza a De Filippo, a Bardi, ai Sindacati,a Pittella. Mancava Confindustria, ma la si può capire: quando c’è lavoro per le imprese non si guarda al sottile. Insomma una giornata che ha aperto il cuore dei lucani, a vedere tanta gente finalmente preoccupata per l’ennesimo tentativo di fare di questo territorio la discarica d’Europa. Non so voi, ma io ho visto la positività di una classe dirigente che di fronte ad un pericolo esterno diretto a compromettere lo sviluppo di un territorio reagisce compatta e che , così facendo, esprime la forza di un popolo che parla una sola voce. Se questo metodo l’avessimo applicato anche per il petrolio, forse il risultato sarebbe stato diverso. Se l’applicassimo anche oggi al petrolio forse potremmo dire basta a nuove trivellazioni. E così per l’eolico rispetto al quale anziché porre delle regole, abbiamo fatto volutamente scorrere il tempo senza far niente, mentre gli altri si incaricavano di far soldi. E così per la risorsa acqua, messa a rischio da predatori con licenza di cacciare di frodo. Ecco, fissare i principii di tutela del nostro territorio, mettersi d’accordo sullo sviluppo, salvaguardare e mantenere gli invasi, proteggere i santuari dell’acqua, sono o dovrebbero essere le cose non negoziabili, per tutti, che siano bianchi o rossi o azzurri. Un accordo trasversale che fissa i confini del gioco politico, all’interno del quale è legittimo e doveroso confrontarsi, dissociarsi, polemizzare,contendersi il consenso dei cittadini. Come c’è uno Statuto che regola il funzionamento del Consiglio dovrebbe esserci una Carta di salvaguardia della Basilicata, magari messa a preambolo del piano strategico di sviluppo che ci apprestiamo a discutere. Parliamoci chiaro: il petrolio ha obnubilato le menti , mischiato le carte, creato dipendenze dai poteri forti, diviso le genti. E solo dopo anni ed anni abbiamo capito che il danno è superiore al guadagno perchè è mancato il rispetto per la gente e si è operato con sprezzante noncuranza della sicurezza del territorio, come quelle cisterne erose hanno dimostrato. E dunque nessuno dice che dobbiamo applicare un ipocrita “volemose bene”, ma partire da questa risposta per mettere quattro o cinque paletti condivisi, è possibile. E la prova del nove potremmo averla nelle cose da mettere nel recovery plan, con proposte che vanno nell’interesse collettivo, dal completamento degli schemi irrigui, alla eliminazione della dispersione idrica, alla manutenzione straordinaria delle dighe, alla rete fotovoltaica sui capannoni industriali , al contrasto all’erosione delle coste all’obbligo per l’Eni di investire nel green in basilicata e via dicendo. La stella polare rimane sempre uno sviluppo fatto da ambiente, turismo, agricoltura, industria pulita e ricerche. Il petrolio ci aveva fatto scordare queste priorità. Il nucleare ce li ha riportati alla mente. Rocco Rosa
IL GIORNO DELL’UNITA’ DI POPOLO
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