IL GOVERNO DRAGHI E LO SFORZO DEL PRESENTE

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MICHELE PETRUZZO

È da poco trascorso un anno dalla nascita del governo Draghi. Già o ancora? Dipende dai punti di vista. Tutti ricordiamo quanto accaduto nel gennaio dello scorso anno. Difficile dimenticare quei giorni, quando nel pieno della pandemia il Paese si ritrovò a fare i conti con una crisi politica che pose fine al governo Conte-bis. Rispetto ad allora il quadro è completamente cambiato. Nel frattempo Sergio Mattarella è stato rieletto Presidente della Repubblica. Proprio la ricerca del nuovo inquilino del Quirinale ha fatto luce sui limiti e sulle debolezze dei partiti, incapaci di trovare una figura nuova che consentisse convergenze. Ora lo sguardo della politica è inevitabilmente rivolto al prossimo anno, quando questa lunga e complicata legislatura giungerà al termine. E le incognite su quello che sarà non sono poche. Se il centrodestra è uscito malconcio dalle ultime vicende politiche, il centrosinistra è ancora un cantiere aperto; alcuni segnali di riassestamento sembrano arrivare dalle agorà democratiche, attraverso le quali alcuni cocci della sinistra dovrebbero (sempre meglio usare il condizionale in questi casi) ricomporsi. Intanto neanche il Movimento Cinque Stelle sembra essere al top della condizione. Pertanto c’è ancora molta nebbia sullo scenario politico italiano e l’orizzonte non appare ancora del tutto chiaro.

Nel frattempo anche nella maggioranza parlamentare qualcosa sembra essersi incrinato; non a caso Mario Draghi ha richiamato all’ordine i partiti che sostengono il suo governo. Il momento non è dei più semplici e la ripartenza del Paese necessita di serietà e coerenza, qualità che in Italia non sono mai scontate, come si è potuto constatare (ancora una volta) nell’ultimo periodo.

Sul braciere della politica italiana di carne a cuocere ce n’è già abbastanza: dai referendum alle prossime elezioni amministrative, passando per gli aiuti alle imprese e alle famiglie. Non c’è più spazio per tatticismi e temporeggiamenti; tuttavia, considerando il quadro, si intuisce facilmente che la tentazione della campagna elettorale anticipata giochi un ruolo rilevante. E lo “sforzo” che si richiede in questo momento alla politica italiana è proprio quello di non farsi distogliere dalla prospettiva delle urne del 2023; lo impone la delicatezza della fase in atto. Lo scorso anno la situazione eccezionale portò alla nascita di un governo largo, larghissimo; sarebbe dunque il caso di giustificare con i fatti e con le azioni quell’esigenza politica, partendo dal presente.

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Sull' Autore

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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