Le esternazioni che molti dei cinque stelle della prim’ora continuano a fare sui social non cambieranno di una virgola il risultato elettorale per il Movimento , che è un risultato che comunque lo porterà davanti al portone di Palazzo Chigi. Se Di Maio riuscirà ad entrarvi , da solo o accompagnato, non dipende più dagli elettori, ma dal Parlamento e dai partiti. Il vento forte non si può fermare con le mani ma solo con l’esaurirsi della spinta. Ciononostante quelle esternazioni sono la conferma di un doppio processo di separazione che è avvenuto nel movimento, esattamente in testa ed in coda, ed i cui riflessi probabilmente si vedranno proprio nel corso di questa legislatura che nelle intenzioni doveva segnare la conquista del Governo e nei fatti forse segnerà l’arretramento del Movimento. L’accordo trovato ai vertici, con un Grillo che si è messo di lato e che ha fatto un proprio blog, non è sufficientemente indagato dai media , né nelle motivazioni, né nel componimento bonario delle vertenza. E spaventa che una intera categoria di giornalisti, sbeffeggiati, dileggiati, maltrattati, offesi dalla violenza verbale di Grillo ,non abbia trovato il tempo e la capacità di penetrare nel camerino di questo enorme spettacolo politico, per capire cosa veramente sta emergendo dagli addetti ai lavori. E’ consistente e degna di considerazione l’ipotesi secondo cui Grillo abbia sempre immaginato un movimento capace di condizionare il Governo, non di essere Governo. Perché , per averlo fondato, ne porta l’intenzione e la visione, che era ed è quella di convogliare la protesta fino a farne elemento condizionante della politica, un lavoro di lungo respiro che doveva arrivare al 51 per cento per diventare responsabilità diretta ( e magari sognando in cuor suo che il tragitto sarebbe stato il più lungo possibile), mentre Casaleggio e Di Maio hanno accelerato sulla scalata politica sognando una spinta così forte da proiettarli direttamente all’investitura da parte del Quirinale. Questa diversità di visione ha portato ad una diversità di visione che si riverberava sulla piattaforma Rousseau , con la possibilità che ognuno si portasse i suoi. Ed è qui che il movimento è entrato in corto circuito con la base ideologica della prim’ora, quella più “rivoluzionaria dentro”, che non ammette pastrocchi né compromessi, e che, se lasciata libera di votare, avrebbe portato parlamentari meno allineati, meno fedeli e più liberi di scegliere. In sostanza, ma è solo un mio modesto modo di vedere le cose, Di Maio ha fatto esattamente quello che hanno fatto Renzi, Berlusconi, Salvini, la Meloni e via dicendo: scegliersi, a cominciare dai parlamentari, le persone che diranno sì al capo, a prescindere dalla decisione che questi prenderà sul dove andare e sul con chi andare. Questo spiega perchè ad un certo momento la piattaforma non ha funzionato oppure ha fatto uscire i nomi che nessuno aveva mai cliccato. Insomma , non c’è veramente nienet di nuovo sotto il cielo della politica, Se è così, al di là dell’esito elettorale, si tornerà a votare in autunno, e a quel punto il blog di Grillo tornerà a fare fuoco e fiamme. In tutte le direzioni, nessuna esclusa. Rocco Rosa
IL M5S , LA DOPPIA SEPARAZIONE DI CUI NESSUNO PARLA
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