IL MERCATO DEL LAVORO LUCANO: I PRIMI DATI DEL 2020

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RICCARDO ACHILLI

     economista

Sono usciti i dati Istat sul mercato del lavoro per il primo trimestre dell’anno, ovvero un trimestre ancora parzialmente, per i mesi di gennaio e febbraio, al riparo dagli effetti infausti dell’epidemia di Covid 19. Sebbene solo un mese, e in misura parziale, possa ritenersi affetto dall’impatto economico del coronavirus, l’occupazione regionale cala del 3,8% rispetto al quarto trimestre del 2019. E’ vero che il trimestre invernale, con il rallentamento dell’attività nell’edilizia, nel turismo e in alcune attività agricole, è tradizionalmente caratterizzato da dati occupazionali meno buoni, però il manifatturiero lucano, che normalmente fa da contrappeso a tali andamenti settoriali, vede ridursi la sua occupazione di quasi il 13% rispetto al primo trimestre del 2019, riflettendo la fine dell’effetto espansivo dell’investimento Fca e la perdurante difficoltà produttiva di interi comparti industriali della regione.

Inoltre, si verifica un ampliamento notevole dell’area dell’inattività, cioè della quota di popolazione attiva che lavora o è effettivamente in cerca di lavoro: sempre rispetto al primo trimestre del 2019, le forze di lavoro perdono il 7,5% della propria consistenza. E’ particolarmente grave la regressione della partecipazione femminile al mercato del lavoro (-9,6%) che evidenzia la specifica difficoltà delle lavoratrici lucane nel radicare posizioni occupazionali stabili: quando il mercato del lavoro va in difficoltà, sono le prime a doverlo abbandonare, per via di una maggiore diffusione di forme contrattuali precarie.  L’ampia fascia di lavoratori inattivi,  scoraggiati nella ricerca di un nuovo impiego, fra chi dichiara di cercare lavoro in modo non attivo/continuativo o chi non lo cerca, ma sarebbe disposto a lavorare, crea un bacino di disoccupazione “nascosta” pari a circa 47.000 persone, oltre il triplo rispetto alla disoccupazione “ufficiale” (costituita cioè da chi cerca lavoro in forma attiva e continuativa).

Tali fenomeni non sono dissimili, seppur in una misura più intensa, da ciò che è avvenuto su scala nazionale e meridionale, dove l’occupazione, rispettivamente, diminuisce dell’1,4 e del 3,2%. Ma manifestano, proprio per la loro intensità relativamente maggiore, i nodi strutturali irrisolti del mercato del lavoro lucano, che ne provocano oscillazioni più gravi della media in fasi cicliche negative. Ad esempio, la relativa carenza di occupati a più alto valore formativo, che riescono più facilmente, grazie alle loro competenze, a difendere il posto di lavoro: i laureati sono appena il 19,5% del totale degli occupati, a fronte del 21,3% nel Mezzogiorno e del 23,4% medio nazionale. Parallelamente, i NEET, ovvero i giovani che non lavorano e non seguono attività formative, destinati ad un futuro di precarietà esistenziale, sono  il 26% dei giovani di età compresa fra i 15 ed i 29 anni. Se il dato è migliore rispetto a quello del Mezzogiorno (33%) ciò è dovuto essenzialmente al minor tasso di abbandono scolastico prematuro, dovuto a migliori meccanismi di controllo familiare, ma il meccanismo della formazione professionalizzante, ovvero il segmento della formazione che deve accompagnare la transizione fra scuola e lavoro, è poco funzionale, se è vero che l’apprendistato, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere lo strumento principale di transizione fra educazione e lavoro, per quanto in crescita, rappresenta ancora soltanto il 3,3% del totale delle assunzioni a tempo indeterminato in regione nel 2019.

Con un mercato del lavoro dalle prospettive modeste, anche in ragione del fortissimo sottodimensionamento delle imprese, che non consente di aprire spazi rilevanti per nuove assunzioni, e del blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, che è il principale datore di lavoro in regione, la precarietà contrattuale è molto diffusa: il 22% dei dipendenti è a tempo determinato, a fronte del 17% medio nazionale. La precarietà, in presenza di un tessuto produttivo fragile e poco competitivo, non di rado si traduce in irregolarità: il 14,5% degli occupati lucani, secondo l’Istat, risulta concentrato nel sommerso. Il 23% delle famiglie lucane non ha nemmeno un occupato, mentre il 17,5% è costituita interamente da inattivi. Alla radice della povertà crescente vi sono questi dati, che mostrano, da un lato, una condizione occupazionale precaria ed insoddisfacente anche sotto il profilo remunerativo, e dall’altro un ampio strato della società che non accede nemmeno alla possibilità di lavorare (perlomeno in forma regolare e non sommersa).

Evidentemente, c’è una esigenza di riprogettazione sistemica delle politiche per l’istruzione, la formazione e il lavoro, anche se, senza crescita economica, tali problemi strutturali, soltanto con interventi di tipo strutturale, non possono migliorare. Se non riparte il ciclo degli investimenti produttivi, con una rinnovata capacità di creare grandi unità produttive radicate sul territorio, non si può andare da nessuna

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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