IL MIO VISSUTO CON NICOLA SAVINO

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DI ARMANDO TITA

Ho letto con particolare attenzione e  sensibilità su Talenti Lucani del 2 luglio scorso  gli stupendi articoli dedicati a Nicola Savino di Leonardo Pisani e Mariano Paturzo… con tanti inediti che ignoravo. Con la morte di Nicola Savino muore un pezzo importante della mia vita professionale e politica. Un pezzo di vita politica e professionale che non ho mai rimosso. Con Nicola Savino ci siamo conosciuti nelle regionali del 1980 io da  vice sindaco e assessore alla P.I. , lui assessore regionale alla P.I. , Formazione e Cultura. Aveva letto e apprezzato  le pubblicazioni scientifiche riguardanti le nostre fortunate campagne di scavo volute a suo tempo da Dinu Adamesteanu  e Angelo Bottini “sfociate” nel rinvenimento del celeberrimo Candelabro etrusco custodito nel Museo Nazionale di Melfi .(transeat sulla mediocrazia e sull’oblio odierno). Ci aveva ringraziato per i cento voti dati dalla nostra sezione socialista alla sua persona,  a una persona sconosciuta, a un  politico lontano dal Vulture, a un politico del  lagonegrese, a un politico del Sud della Basilicata. Aveva partecipato con tanto pathos, su mio invito,  alle sedute preliminari e propedeutiche per l’istituzione e la conferma  dei  cinque corsi di “Scuola a tempo pieno”. “Scuola a tempo pieno” molto avversata dai vecchi docenti che ritenevano non  giusta la cosiddetta continuità didattica senza il supporto dei “famigerati” compiti a casa. Da vecchio insegnante elementare Nicola Savino con una calma serafica mise in atto un armamentario di buone pratiche e di buoni esempi,  grazie pure ai buoni servigi del dirigente scolastico dell’epoca, dr Lorenzo Lupo, papà del noto scrittore Giuseppe,  che mi stupirono e che mi stupiscono, ancora oggi, conoscendo bene il focoso e impetuoso temperamento del nostro caro personaggio politico. Buone pratiche e buoni esempi  che convinsero i titubanti maestri ad aderire alla proposta e a inserire nel nostro deliberato dell’istituzione dei corsi l’agognato parere positivo del Gruppo Docente. E’ stata la prima volta che il sanguigno Nicola Savino non si era  alterato e non aveva  inveito. Uno dei rari  esempi di tolleranza “saviniana”. Nicola Savino apprezzava le gran belle esperienze di buon riformismo consumate nel nostro Vulture. Un riformismo di qualità, alla Manlio Rossi Doria. Un riformismo che riusciva a bilanciare una intelligente attività politica con una sana imprenditoria privata. Aveva un sacro rispetto della classe docente del Vulture/Melfese . Una classe docente vivace e propositiva, tesa a creare un clima e un senso del benessere,  e, soprattutto,  in grado di relazionarsi, in modo costruttivo,  con i propri alunni come lui ha sempre fatto nei suoi anni di dirigenza scolastica, dagli istituti magistrali al liceo scientifico “Galileo Galilei” di Potenza. Ero Coordinatore del Consultorio Familiare di Rionero in Vulture assegnatomi  grazie alla mia laurea in Sociologia e al Bando che mi aveva selezionato tra i primi quattro Sociologi della ULSSS(Unità Locale dei Servizi Sociali e Sanitari)n. 1 “Vulture Alto Bradano”. testo unico vinoMi convinse a trasferirmi al suo Dipartimento Formazione e Cultura  per colmare un vuoto di progettualità nel FSE(Fondo Sociale Europeo). Da quel momento fui nominato responsabile di ben quattro progetti PAD/FSE (Progetti di Accesso Diretto)che hanno consentito alla mia persona  di aprire scenari europei  ignorati in quell’epoca, dall’imprenditoria giovanile agli agenti di sviluppo, dalla domanda assente al Progetto Archimede, di concerto con la Regione Umbria, dal Progetto Infanzia con il CNITE  alla olandese  “Foundation Van Lear”, dal Progetto di Marketing nel settore vitivinicolo dell’Aglianico alla “Fondation Rurale del  la Vallonie”(Belgio)  fino ai pluripremiati e pluripubblicati mega progetti per l’artigianato e le PMI lucane, con oltre duemila assunti e novecento aziende coinvolte, a totale carico del  FSE e del Ministero del Lavoro (97% a carico Ministero e FSE e 3% a carico del bilancio regionale). Con Nicola Savino non ha mai trionfato il minimalismo del non fare, del non dire, della separatezza, del non sense collettivo della dipendenza,  fino agli estremi dell’imbonimento, della mistificazione e nascondimento – rinvio dei problemi : il peggiore armamentario del fare politica, per dirla, alla Giancarlo Vainieri del CSSEL. Ultimamente seguiva con tanta passione i Focus del nostro Comitato “Comunità e Sviluppo Basilicata”. Aveva compreso che le nostre esperienze personali, i nostri vissuti, il ritrovarsi, il rivederci poteva rispondere a quel vuoto di partecipazione lasciato dai partiti e dalle ignobili performance del Partito/Regione con le sue note stagioni  politiche “tafazziane”. Aveva sottolineato nei suoi interventi  che lo scarso spazio politico odierno  in cui organizzarsi nella nostra Basilicata e nelle nostre povere Comunità marginali aveva  creato in questi ultimi dieci anni  solo  egoismi, chiusure,  superficialità, approssimazioni  e pressappochismo,  brutalizzando la tanto amata  “collettività amica”  ben supportata da quell’elemento cosciente di direzione politica che oggi non esiste più. Memorabile fu  uno degli ultimi interventi al Focus  sull’Artigianato tenuto nel prestigioso Palazzo Gaeta di Pignola il 6 maggio 2022: “ Lo stato di marginalizzazione e di subalternità in cui versa la regione in questi ultimi dieci anni va ascritta alla classe dirigente politica, mossa in tanti interventi più da calcoli elettoralistici, da interessi di parte e da beghe clientelari che dalla promozione del “Bene Comune” confinato amaramente e brutalmente  in una polverosa soffitta”. Poche righe per dire che il suo intervento è stato: “Esaustivo, approfondito, completo e definitivo”. Niente, niente  da aggiungere.

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