IL PATRIMONIO EMOZIONALE DI MATERA

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Margherita Marzario

Sassi di Matera d’inverno, tutt’altro che un mortorio come si potrebbe immaginare o dire. Silenzio parlante, sonorità ancestrali, dalle mucche podoliche che tornano dal pascolo lungo i tratturi della Murgia ai versi dei passeriformi. Sparito temporaneamente il turismo di massa, sparuti turisti manifestamente affascinati. Solinghi passanti, quasi sempre gli stessi. Sornioni gatti che seguono tutto sottecchi, da veri padroni dei vicoli vuoti e degli angoli nascosti. Sordità e solidità apparenti della roccia calcarea. Sacralità e semplicità della vita di una volta ormai perse, come avevano paventato da Carlo Levi a Pier Paolo Pasolini. Sostegni di ogni tipo, dalle grucce per mantenere i fili per stendere il bucato alle impalcature per i continui lavori di ristrutturazione. Scorci inesplorati. Scale inerpicanti lungo le quali si immaginano le donne di una volta fare su e giù con l’acqua presa ai fontanini (che erano punti di riferimento di relazioni sociali, anche scontri o corteggiamenti) o altre scene di vita difficile. Storia e storie sconfinate che scorrono lungo la Gravina e lungo ogni solco. Soporifera l’atmosfera. Seraficità della luce del tramonto. Straniamento e solitudine interiori. Sensazioni e suggestioni a fior di pelle. Murgia Timone, territorio di Matera. Storia antropologica rappresentata dai resti del villaggio neolitico, tombe sotterranee, Masseria Radogna. Abbondanti piante di finocchio selvatico, profumo inebriante di timo tutto in giro. Fiorellini minuscoli di ogni colore che spuntano come le punte spezzate dei colori a pastello in mezzo al marrone della terra o al grigio delle pietre. Gallerie disseminate di talpe o altri animali che scavano sotto terra. Escrementi essiccati di mucche che sembrano sculture astratte. Uno spiazzo roccioso che pare uno scorcio di paesaggio lunare. Rupe baciata dal sole che evoca l’immagine biblica della consegna del Decalogo a Mosè sul Sinai. Persone chinate a raccogliere asparagi o altre verdure selvatiche. Tomba di un cane sotto un albero antropomorfo dalla ramificazione come tante braccia umane che si intrecciano e si elevano danzanti al cielo… E tanto altro. Al ritorno la macchina singhiozzante è in sintonia con le emozioni palpitanti! Camminata primaverile sulla Murgecchia. Fiori spontanei di tutti i colori e di tutte le fogge, dalle orchidee selvatiche a stelline rosate e pelose. Paesaggi di ogni sorta, da quello lunare a quello verdeggiante, dall’altra parte, che richiama la campagna irlandese o scozzese. Su una pietra la forma evidente di un cuore, su una base rocciosa scanalature che sembrano solchi tracciati da un aratro e ti fanno immaginare una comunità di uomini preistorici. Una grotta usata in passato come iazzo. Nascosta la grotta del brigante Chitarrid che sembra un ombelico in mezzo a Madre Terra. Due cani che si rincontrano come vecchi amici. Un papavero, esile a causa della siccità, spicca come un cuore pulsante in mezzo alla sterpaglia. In fondo scorre il torrente Gravina che in alcuni tratti splende alla luce del sole quasi al tramonto dando l’impressione di pepite d’oro che emergono dal letto fluviale. In lontananza la cattedrale di Matera che emana la sua bellezza da qualsiasi distanza. In giro rifiuti di ogni genere, tra cui quello che rimane dopo rapporti sessuali. Matera: uno dei luoghi più ispiranti la geografia emozionale! Matera è una poesia-racconto che si scrive da sola. Incontro culturale nel cuore dei Sassi in un giardinetto nascosto e incastonato tra pareti, circondato da elementi della flora e della fauna locali (in particolare rondini garrenti e passeri cinguettanti che sembravano dire la loro su quello che si andava svolgendo). È citato più volte Cesare Pavese, esponente di una sensibilità che non esiste più. Al ritorno verso casa il cielo si va inabissando nel blu oltremare della notte mentre un artista di strada intona la sempreverde “Una lunga storia d’amore” di Gino Paoli. Le luci accese dipingono colori che sembrano sempre nuovi sul tufo ultramillenario e nuove emozioni si incidono nel cuore che è meglio del più segreto diario! Sasso Caveoso, un brulicare di colori in contrasto con il grigio delle rocce senza tempo. Un gatto fulvo aspetta con il muso in su ai piedi di un tavolino attorno a cui mangia una coppia di turisti. Due camerieri, dalla pelle color ebano, vanno a prendere da un deposito due “serte” di “peperoni cruschi” color rosso amaranto. Un colombo dal piumaggio marmorizzato sta solo sul balcone come un innamorato sedotto e abbandonato, mentre gli altri stanno tubando di qua e di là. Una bimba di meno di due anni, tutta rosea, gareggia con la mamma a farsi sollevare il vestitino dal vento correndo spedita con i suoi piedini infilati negli infradito. Una donna porta al guinzaglio il suo alano maculato (cosiddetto alano Arlecchino). Mentre il cielo terso da celeste si va “bluettando” verso la sera che rende tutto ancora più magico e affascinante. Matera è anche una città in bianco e nero: come il bianco e nero dei vecchi documentari che la riguardano e delle vecchie foto che la ritraggono, come il bianco e nero dei vecchi vestiti degli uomini e delle donne di una volta, come il bianco e nero del tufo dei Sassi nelle giornate nuvolose o negli angoli bui e nascosti, come il nero su bianco delle parole che si scrivevano nelle lettere d’amore e nei documenti importanti, come il bianco e nero degli alti e bassi della storia locale, come il bianco e nero di molti animali autoctoni e in particolar modo della livrea delle tante gazze ladre presenti nel cielo e di qua e di là come i vecchi ricordi… Matera: materia e arte, mare che si è ritirato e terra che è uscita dal buio. Matera, da “materia viva” che era, ora è spesso trattata solo come materiale. Un tuffo negli abissi e nelle pieghe del tufo, tra qualche tonfo e qualche tanfo. Matera, città nata dai meandri della terra, nel rispetto della terra e che ha combattuto contro la guerra. Città per paesologi e speleologi, come nella vita occorre essere paesologi e speleologi, ovvero guardare intorno e in fondo. I Sassi di Matera di notte: regno del silenzio, quando riaffiorano gli antichi saperi e sapori. “Ogni persona dovrebbe essere un artista. Tutto può diventare arte bella” (il pittore tedesco Joseph Beuys). La notte è il regno degli artisti in cui ognuno può esprimere la propria arte del sognare, dell’amare, del poetare, del contemplare… A Matera ognuno si sente artista e Matera, in particolare di notte, è il regno degli artisti emozionali, quelli che scendono lungo le anse e negli anfratti dell’anima.

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Sull' Autore

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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