I passaggi essenziali del piano della medicina territoriale nella bozza predisposta dall’Agenas e che dovrà passare il vaglio del Ministero prima e poi delle Regioni apre ufficialmente il confronto sul modello organizzativo che si intende portare avanti e mette le Regioni in condizione di sedersi al tavolo del confronto. Per quanto riguarda la Basilicata , il tema è ancora in alto mare e non solo non è uscito uno straccio di proposta ma non ci si è nemmeno degnati di affrontare il problema a livello di semplice discussione preliminare. Le impressioni che si ricavano alla prima lettura del lavoro dell’Agenas è che si costruisce un modello organizzativo che ricalca le stratificazioni burocratiche già consolidatesi con le ASL e che ai livelli di competenze non sembrano corrispondere livelli di funzionalità. Una struttura che sembra ingessata in un corpetto ortopedico , poco elastica e per niente orientata al risultato. Qualcuno, che vede tutto in chiave di polemica politica, ha già parlato di “ impostazione comunista” che privilegia il modello verticale rispetto a quello dell’ interscambio funzionale tra strutture diverse. I più critici sono i medici di famiglia che vedono minacciata la loro autonomia, nel timore che siano andati per chiedere grazia, sotto forma di servizi di diagnosi a disposizione e di organizzazione moderna del loro lavoro anche attraverso la telemedicina, e si trovano ad ottenere giustizia, sotto forma di un mezzo arruolamento nella geografia sanitaria territoriale con la burocrazia che torna a farla da padrona. Anche sugli ospedali di comunità le idee sono discutibili: si abbonda nella ripetizione di vecchi schemi, col pericolo che si torni indietro rispetto ad un servizio generalista al posto di uno che copra esigenze specifiche ed ineludibili del territorio, con riguardo alle prestazioni di prossimità. Insomma è buona cosa che ci sia finalmente qualcosa su cui discutere, ma c’è il pericolo grande che i soldi del PNRR vadano a privilegiare nuova edilizia sanitaria al posto del vero fronte di guerra che deve essere il potenziamento delle attrezzature e il potenziamento professionale delle strutture, cioè badando al contenuto e non ai contenitori. Rocco Rosa
IL PIANO DELLA SANITA’ TERRITORIALE. SI BADA PIU AI CONTENITORI CHE AI CONTENUTI
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