
di Franco Cacciatore
Se non una storia avvolta da mistero, Senza dubbio che ha dello straordinario. In un piccolo borgo in parte sommerso e riemerso dal grande fiume Po, Santa Croce del Polesine, diocesi di Fidenza nel parmense, a distanza di tre secoli nascono due vescovi, fatto che ha già del singolare, ma la stranezza maggiore che entrambi sono destinati a reggere la stessa diocesi, quella di Melfi nella regione lucana, distante praticamente 800 Km. dalla loro terra.
Il primo è Lazzaro Caraffini, nato il 16 giugno 1594. La sua, una brillante carriera sacerdotale che lo porta ad essere vescovo a soli 28 anni, nel 1622, della Diocesi di Melfi e Rapolla. Vi resterà tre anni per poi passare a quella di Como. Caraffini di origine nobile nasce nella villa di famiglia (poi restaurata dall’italo americano Tomasetti) nei pressi della chiesa parrocchiale e che utilizzava durante la vacanza; ricoprì prestigiosi incarichi nella Chiesa cremonese, quindi all’episcopato di Melfi e poi Como a succedere a Fra Desiderio Scaglia (vescovo e cardinale), il frate persecutore degli eretici.
Anche lui proveniente dall’area del Po, era di Cremona, e strana coincidenza, anche lui vescovo di Melfi nel 1621 e ugualmente a precedere Caraffini. Il prelato che era stato stimato e venerato dal suo popolo per la vasta dottrina e le grandi opere di carità e bontà realizzate, morirà all’età di 75 anni e sarà sepolto nella cattedrale di Como. L’altro, Alberto Costa, nato il 15 marzo 873, di origine contadina, del quale sarà fiero, diventerà vescovo a 39 anni, della stessa diocesi di Melfi e Rapolla nel 1912. Vi rimarrà sino al 1928, quando sarà destinato a quella di Lecce.

Caraffini_casanatale
In entrambe si distinse per la profonda fede e la grande bontà d’animo occupandosi non solo di problematiche religiose ma anche di temi legati all’economia, al lavoro e al sociale. Morì nel 1950 a Lecce, dove fu sepolto nella cattedrale. Di Costa è da dire che durante il suo episcopato a Melfi, soggiornò nel 1919 per alcuni giorni in San Giovanni Rotondo e per primo dirà di Padre Pio di “aver conversato con un Santo” in una relazione,
ordinatagli dalla Santa Sede. Di questo ci occuperemo ampiamente in un prossimo servizio, nel quale pubblicheremo in esclusiva anche la corrispondenza fra il prelato e il frate di Pietrelcina.

lapide_santacroce

DETTAGLI ALLEGATO
Casolare-e-epigrafe