IL PONTE DI ANNIBALE

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LEONARDO PISANILeonardo Pisani

Qualche giorno in Lucania, ogni tanto se li concedeva quando il lavoro di “servo dello Stato” lo permetteva. Ovviamente concordate con la sua dolce metà di longobarda ascendenza; lunghe discussioni se andare nel Friuli oppure un lungo viaggio nel cuore della sua terra osca.

Giuseppe, dopo una laurea in Geologia e dopo mille tentativi di libera professione vanificati da una agguerrita concorrenza, fu sempre un brillante studente e poi un capace tecnico- ma aveva il problema della mancanza di Santi in paradiso, che, in Basilicata, sarebbero coloro che siedono nelle stanze dei Bottoni decidendo del destino dei molti. Capace e tenace, alla fine vinse un concorso in un Ente pubblico. Il lavoro fu il “ponte” verso un futuro dignitoso e una felicità coniugale. Giuseppe viveva quasi sulle rive del Ticino, nell’antica Pavia. Ogni giorno attraversava il Ponte dal Borgo Ticino per andare in ufficio a Pavia, città tranquilla- a parte i battaglioni di zanzare che da quelle parti sono grandi come elicotteri. Ma il legame con la sua Lucania era rimasto forte; molto forte seppur contrastato tra la logica di chi sa che al nord ha trovato la stabilità ed il sentimento di ancestrali ricordi in terra di uomini ingrati.

Tornava in Basilicata ogni volta che poteva; spesso solo pochi giorni; il giusto per rituffarsi nei ricordi di infanzia ed adolescenza e anche per rilassarsi nella godibile estate lucana. Tra parenti vicini e lontani; amici e conoscenti; costretto – ora affermato dirigente pubblico -anche a concedere strette di mano a chi quando era giovane in cerca di lavoro quella mano non la tesero; anzi mani che concessero solo schiaffi invisibili ma di quei colpi che fanno male. Quei colpi che non si vedono ma pesano nello stabilire chi deve e può e chi deve attraversare il “ponte” dell’emigrazione per campare.

Tecnico, cultura scientifica di base ma eclettico, Beppe – così lo chiamavano nella longobarda Pavia- era attratto da borghi storici, castelli e dalla natura. Semmai accompagnato da un buon libro di racconti o poesie. Una passione che aveva trasmesso al figlio Valerio. Un piccolo uomo come lo definiva, studente delle medie con mille interessi dalla musica alla matematica, e con il cruccio di cosa far da grande nella scelta degli studi. Ma per ora accompagnava volentieri il padre nelle zingarate  in Lombardia, in Friuli o nella antica Enotria.

ponteannibale2

Un Giorno il Beppe disse al figlio “ giovincello oggi andiamo a trovare Giovanna D’Angiò”

– Angiò? Ma erano quelli che uccisero Manfredi e Corradino?

– Sì. Andiamo a Muro Lucano dove c’è un loro castello, lì fu uccisa la regina Giovanna I D’Angiò. Una storia piena di leggende.

Era una domenica, una gran domenica piena di sole, lasciarono abbastanza presto la casa nelle campagne potentine per andare verso il Platano; a Muro li attendeva Salvatore, un antico compagno di Università di Beppe, brillante ed intelligente ma che aveva preferito le bellezze di Napoli, anche quelle notturne. Lasciò piuttosto tardi la Federico II con pochi esami ma con tanta esperienza in settori che difficilmente si impara sui libri accademici. Una amicizia di quelle più solide dell’acciaio e flessibili come l’acqua dei ruscelli. I due non si erano mai persi di vista; si vedevano spesso al nord ma era la prima volta che portava Valerio a Muro.

Arrivarono, parcheggiarono e incontrarono Salvatore. Capelli con la mascagna, nerissimi e con un pizzico di gel; elegantemente sobrio ed a braccia aperte.

– Bel Bell è arrivat il lumbard Peppiniello

– A Salvatò ma sempre a sfottere; hai 50 anni mica 20 come ai tempi di Spaccanapoli

– A cum sei diventato serio.. A Valè tuo padre si sta leghizzando

Valerio rise; sapeva quanto il padre aveva sui maroni la Lega

– Ma nò Salvatore, il papi è solo un uomo tutto d’un pezzo ; casa lavoro e libri. Valerio rideva

– Azz… A Valè questo dottore tutto d’un pezzo da giovincello studiava sì ; ma poi blues,

sigarette, birre e pure pure… Te lo dirò quando diventi maggiorenne sei ancora in fascia

protetta.

Scoppiarono a ridere. Poi Salvatore fece una faccia seria; molto seria, troppo seria. Quindi era in

arrivo qualche sua genialata o colpo di scena.

– Seguitemi prego. Non disse altro Salvatore ma li fece entrare nella sua opel; la macchina da

combattimento che usava in paese.

Li portò al castello. Imponente. Valerio ne rimase affascinato. Giuseppe lo conosceva bene ma

non vi era mai entrato, era proprietà privata.

– Signori ora entriamo ma attenzione al fantasma della Regina Giovanna; è molto permalosa e

non ama i plebei come voi . Disse ridendo il murese

– Ma non è chiuso? Non è proprietà privata? Chiese incuriosito Giuseppe

– Giovaneeeee.. Sorpresaaaaa… mi sono procurato le chiavi dal proprietario.

Un piccolo favore in cambio di un mio grande favore.. Su cui vi prego di non chiedere nulla :è celato il

segreto di stato – Salvatore lo pontificò con una falsa faccia seriosa .

Visitarono il castello e Salvatore gaudente murese, pessimo studente, ma anche ottimo imprenditore

si rivelò uno straordinario Cicerone. Spiegò l’origine del maniero , prima longobardo poi l’arrivo

dei normanni; gli angioini e la ristrutturazione e la tragica sorte della regina di Napoli Giovanna I

imprigionata e poi uccisa proprio in quel castello nel 1382 .

– Ogni anno c’è il corteo storico, ben fatto ed organizzato. L’anno prossimo dovete venirci e

vi portate anche la friulana di Cividate, Così impara che qui c’era la Longobardia Minor e

sono durati di più i longobardi del sud finchè il Guiscardo non ha sposato la loro

principessa Sichelgaita di Salerno e poi conquistato i principati longobardi del sud. Mazzat a

tutt: longobardi, bizantini, saraceni.. Mazzat a tutt quant…

Scoppiarono a ridere tutti e tre. Quante volte molti lombardi diceva no al Beppe “Ma va là. I

Longobardi in terronia. Ma erano qui in Lumbardia ,,, tel chì el terrun che vuole rubarci pure il

nome”.. Era inutile insistere…

Poi pranzarono e anche tanto. Salvatore non si faceva mancare nulla e se poi aveva ospiti

raddoppiava. Pasta di casa con salsiccia, carne di maiale, agnello e aglianico. E dolci. Tanti

dolci.. Padre e figlio lumbard non erano abituati a cotanta abbondanza, ma in Basilicata

facevano il sacrificio.. ,

Poi chiacchiere, risate, ricordi; una suonata blues con Giuseppe alla chitarra e Salvatore alla

voce ed armonica. Arrivò il pomeriggio inoltrato. Salvatore aveva una riunione a Potenza.

Padre e figlio non avevano impegni.

“ Salvatore ma c’è ancora quel ponte di Annibale?” chiese Giuseppe

“Annibaleeeeeeeeeee.. che figataaaaaaa – fu il controcanto di Valerio

“Si, certo e anche in ottime condizioni per fortuna. Facile anche ad arrivarci; vi accompagno e

poi vado a Potenza.

Li caricò sulla Salv.-Mobile come chiamava la opel e li scaricò nel centro storico nel Pianello e

gli diede indicazioni per andare al ponte di Annibale. Si salutarono con il loro classico : come i

Blues Brothers imitando una aquila dopo la stretta di mano.

Padre e figlio si avviarono;.Arrivarono al ponte. Lo ammirarono. Lo attraversarono imitando

scherzosamente Annibale ed il suo esercito di punici, numidi e frombolieri iberici. Ed anche i

famosi elefanti. Si ritrovarono in un luogo pieno di verde; alberi, in quella straordinaria natura

spesso incompresa e maltrattata dall’uomo, lucani compresi. Camminarono a lungo, anche

troppo. Il sole fece capolino sui Monti del Platano e persero la strada. Non era la prima volta

che capitava ma era tardi. Immancabilmente arrivò la telefonata della longobarda genitrice e

immancabilmente la bugia del lucano consorte: “Cara tra poco arriviamo”. Cercarono di trovare

la strada inutilmente ma come in una fiaba arrivò un viandante; un classico contadino con

zappa in spalla e vestiti ornati di terra e polvere. Due mani possenti. Avrebbero frantumanto

anche una pietra. Capelli bianchi; occhi azzurri, pelle ramata dal sole enotrio.

“Vi sit pers? Fu la secca domanda dell’uomo.

“Sì, abbiamo attraversato il ponte di Annibale e non sappiamo come ritrovarlo” accennò

Giuseppe

“Allora non lo troverete mai perché nun esiste”- secco il villano

Padre e figlio si guardarono stupiti e Valerio educato replicò “ ma cosa dice signore, il ponte

c’è. Ci siamo passati e lo sanno tutti. Forse non siete di queste parti”.

“La mia famiglia vive qui da quando c’erano gli enotri, gli osco lucani, i romani ecc. Il Ponte è

medioevale, è una leggenda che sia romano del tempo di Annibale. Probabile che la battaglia

con il console Marcello si è combattuta; può darsi che il Cartaginese si è riposato sotto una

quercia o qualche fresca frasca. Ma so leggende, ma “re leggend so cose serie non cos pi

criature. Di dove siete?- le parole divennero dolci.

“Io sono di Potenza, ma vivo a Pavia, piacere Giuseppe e questi è mio figlio Valerio” tese la

mano.

“Non ve la do che è sporca. Quando ho tempo libero vado a lavorare un pezzo di terreno della

mia famiglia. Conosco bene la Lombardia; ci ho insegnato per anni ma tanti anni fa. Forse Muro

si chiamava ancora Numistro come la popolazione oscolucana di questa zona. Ma poi sono

ritornato. Eh si il richiamo della foresta enotria”. Rise e poi “Io sono Gerardo; ex insegnate di

storia e filosofia ma ora zappatore felice”.

“Ma Annibale gli elefanti? Chiese incuriosito Valerio.

“Sai Valerio, io sono un antropologo non uno storico però credimi gli elefanti di Annibale

morirono tutti per il freddo delle Alpi, tranne uno ma morì poco dopo nella Padanìa come lo

chiama quello lì che nun ricordo il nome anzi che non voglio manco ricordare. In Basilicata fu

Pirro a combattere con gli elefanti; i romani non li avevamo mai visti e ne furono terrorizzati : li

chiamarono buoi lucani. Annibale era un eccezionale stratega e vinse con il suo esercito

ingrossato anche dalle popolazioni italiche , compresi i nostri antenati oschi” sorrise lo

zappatore antropologo.

“Dunque il ponte non è romano? Giuseppe.

“Ma no, medioevale ma comune poco importa. La leggenda vuole che Annibale abbia passato

quel Ponte? E vabbuò. E dopo che ha sconfitto i romani si è riposto sotto una quercia? Va

benissimo perché sta leggenda è la memoria di un popolo, di una comunità e è da preservare.

La Lucania è una terra piena di storie, leggende, anche magie. Non c’è bisogno di leggerle, è

memoria orale e chissà forse sussurrata anche dalle querce”- sorrideva Gerardo

“Quindi il ponte non è importante professore?” incalzò Valerio

“Azzz… Prufussor? Mi chiama Girard.. lu pont è importantissimo perchè collegava il paese

medioevale con la frazione Capodigiano dove c’erano i mulini. Quel po’ di frumento o altro

veniva macinato lì. Ma è l’importanza è anche un’altra: Prima gli spostamenti avvenivano

lungo i fiumi ed un ponte non era una semplice architettura. Era il mezzo per passare, per

viaggiare, per unire le comunità. Gli umili a volte credevano che fossero anche magici perché si

reggevano nel vuoto; opere divine o anche malefiche. Quanti racconti su ponti e satanassi

oppure “tirangini” invisibili che afferrano i malcapitati e li buttavano giù dai ponti ahh ahahah-

la risata fragorosa coinvolse padre e figlio

Chiacchierando e ridendo arrivarono al Ponte di Annibale, lo attraversarono e si salutarono.

Giuseppe e Valerio fecero appena pochi metri quando una voce tonate gridò:

“Un proverbio lucano dice che purtroppo ci sono troppi uomini che costruiscono muri e pochi

che costruiscono ponti. Non è solo ingegneria; un ponte è una metafora della vita perché

simboleggia l’unione e la fratellanza, simboleggia la capacità dell’uomo di superare gli ostacoli

con l’ingegno ed anche la fantasia. E pure con le leggende popolari.. Evviva Annibale.. Stacitiv

buon…”

 

 

 

 

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