gerardo lisco
Nelle fasi di profonda trasformazione il riposizionamento dei ceti politici periferici in funzione della propria salvaguardia rispetto al centro è fondamentale per capire le politiche che verranno poi in concreto attuate sui territori. Per capire il contesto attuale bisogna, per forza di cose, fare un salto indietro intrecciando i fatti nazionali con quelli locali. La Basilicata, a partire dalla Lista dei Progressisti che vide l’elezione di Di Nardo a Presidente della Giunta, anticipa le dinamiche nazionali, di li a poco tempo nascerà l’Ulivo guidato da Prodi . In quel caso i ceti politici lucani, rispetto al centro, furono lungimiranti. Le cose cambiano con la crisi finanziaria del 2007. Il PD nasce a ottobre di quell’anno e nasce vecchio, nel senso che non fa altro che riproporre le stesse politiche economiche social- liberiste ormai in crisi. Sono gli anni nei quali la classe dirigente del PD coopta i nuovi quadri dirigenti. La cultura politica che il PD accetta in modo acritico è il pensiero economico neoliberale e l’ideologia europeista. Entrambe in contrasto con ciò che ha ispirato la politica economica dei governi della Prima Repubblica rispetto al Mezzogiorno e alla Basilicata. I quadri dirigenti del PD, cooptati dal 2007 in poi, allevati all’insegna del pensiero unico neoliberista e dell’ideologia europeista si sono trovati a gestire una realtà completamente diversa da quella immaginata. Non c’era più nessuna rendita da amministrare. Alle elezioni regionali del 2014 Marcello Pittella, alla crisi, dà una risposta rivelatasi fallimentare. Vince le primarie che lo porteranno alla Presidenza della Giunta grazie all’allargamento verso destra. La Basilicata anticipa le scelte che farà il PD guidato da Renzi. La vittoria di Pittella alle Regionali del 2014, la non vittoria di Bersani alle politiche del 2013 e l’elezione di Renzi a Segretario del PD modificano i rapporti di forza all’interno del PD e le relazioni tra il ceto politico locale e il centro. Il tentativo mal riuscito rappresentato da Art. 1 Mdp e Liberi e Uguali sono l’esempio di una politica ridotta a semplice tatticismo priva di visione. Art. 1 Mdp si configura come un fenomeno lucano. E’ il tentativo di un ceto politico provinciale di assurgere a dimensione nazionale. Sul piano della cultura politica, Art.1 Mdp, è la riproposizione del “catto – comunismo” dimenticando che quel mondo non esiste più. Alle politiche, LeU/Art.1Mdp non elegge nessun parlamentare in Basilicata. A questo punto la questione politica diventa dramma esistenziale. Alle elezioni regionali Art.1 Mdp perde l’occasione di giocare una partita autonoma. L’occasione è data dalla giornalista Carmen Lasorella. Rispetto a un PD renziano e schiacciato sui Pittella, la candidatura di Carmen Lasorella avrebbe potuto rompere gli schemi. Non avrebbe vinto nè il centrosinistra guidato da Pittella e nemmeno quello guidato da Carmen Lasorella. Sarebbero state comunque messe le basi per costruire un nuovo centrosinistra. Art. 1 Mdp consente a Marcello Pittella di completare l’opera di pulizia etnica all’interno del PD eliminando qualsiasi opposizione. Cosa questa che non sarebbe successa con un centrosinistra alternativo guidato da Carmen Lasorella. L’ elezione comunale a Potenza può essere letta solo come baratto tra PD e Art. 1 Mdp. Alle regionali Speranza ha sostenuto Pittella, mettendo in conto che non avrebbe eletto nessuno dei suoi candidati, riservandosi il candidato a Sindaco alle comunali a Potenza dove gode, di questo deve esserne convinto solo lui, di consenso a sufficienza per rafforzare il suo ruolo di leader rispetto a Zingaretti. In sostanza, dietro il siluramento di Carmen Lasorella e di Dario De Luca c’è solo il tentativo di Roberto Speranza di salvare se stesso accreditandosi come rappresentante di Zingaretti in Basilicata. Tutto questo non ha nulla a che vedere con il futuro della Città o della Regione. Il ragionamento fatto fin qui è applicabile anche per i ceti politici di centrodestra. La domanda da porsi è: la vittoria del centrodestra alle regionali e la possibile vittoria alle comunali di Potenza possono essere considerate fattori di cambiamento?. Non mi sembra. Siamo solo in presenza di un avvicendamento di ceti e non di un cambiamento sostanziale delle politiche. Per capirlo è sufficiente dare una lettura agli Accordi preliminari sottoscritti dal Governo italiano rappresentato dall’On. Bressa Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni e i Presidenti delle regioni Veneto e Lombardia Zaia e Maroni. I protocolli di intesa riguardano l’attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, ossia il federalismo differenziato. Il ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie del Governo Conte, esponente della Lega, sta esattamente lavorando per tradurre in fatti il contenuto dei protocolli sopra richiamati. Tra il precedente Gentiloni e l’attuale Governo, su questo tema, c’è la più totale e completa continuità. La piazza pro TAV di Torino evidenzia gli interessi e le intese che esistono tra i ceti politici rappresentati da Lega, Forza Italia e PD. E’ dagli interessi presenti in quella piazza che si può capire in che modo si riposizioneranno i ceti politici locali di centrodestra rispetto alle politiche che verranno fatte dalla Lega presente nel Governo. Il Centrodestra vince in Basilicata contestando le politiche nazionali e locali condotte dal centrosinistra e nello specifico dal PD. Vince ma non propone nessuna rottura degli schemi. La questione del federalismo differenziato è emblematica. Il problema che ha il ceto politico di centrodestra venuto alla ribalta è quello di mantenere il consenso acquisito e per farlo ha bisogno di risorse. I protocolli sopra citati alla lettera D) prevedono la compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferiti al territorio per far fronte ai fabbisogni finanziari rivenienti dalle competenze ex terzo comma art. 116 Cost.. Interpreto questo passaggio nel senso che siccome tutta una serie di materie diventeranno di competenza regionale le risorse da attribuire devono essere di gran lunga superiori a quelle fino ad ora ricevute. Provate solo ad immaginare le entrate relative all’IRPEF relative allo Lombardia e quelle relative alla Basilicata. Il reddito pro capite di un lombardo è il doppio di un lucano. Di fronte all’applicazione dell’art. 116 , terzo comma Cost., che vede : PD, Forza Italia e Lega concordi, l’unica possibilità che ha il ceto politico di centrodestra lucano, ma anche di centrosinistra, è quello di consentire l’aumento delle estrazioni petrolifere e non solo. Il centrodestra per poter continuare a mantenere il consenso deve consentire che tutta una serie di politiche, che ha anche contestato, debbano trovare forme di attuazione. In campagna elettorale il centrodestra , e non solo, ha proclamato che avrebbe ricontrattato le royalties. I ceti politici tanto di centrodestra quanto di centrosinistra per poter stare a galla hanno bisogno di mantenere un rapporto privilegiato con il centro. Questo è un dato storico Per stare a galla i sistemi sociali che rappresentano devono sopportare dei costi. Bisogna solo vedere su quali fasce sociali verranno scaricati. Una cosa mi sento di poter affermare: non sui ceti sociali che da sempre sono parte integrante del sistema di gestione del potere in Basilicata. Veri e propri elettori che controllano le filiere del consenso. Rocco Rosa ha scritto, sul giornale che dirige, un articolo dal titolo “Esempi di democrazia malata”. La sua è un’analisi condivisibile che mette a nudo i limiti di un ceto politico che interpreta il rapporto con il centro solo per autotutelarsi. Il male della Democrazia è che , senza partiti dotati di cultura politica, è diventata solo uno scatolone vuoto dove “ l’uno vale uno” grillino contribuisce a peggiorarla ulteriormente.