IL RINNOVAMENTO ALLA VANNA MARCHI. VENGHINO SIGNORI!

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Giuseppe Digilio

 

Ci sono i “rinnovisti”, che sono la maggior parte di quelli che conosco (i quali si offendono se li definisco transfughi seriali), e ci sono i “rinnovatori”, tutt’altra categoria di gente che riesce a cogliere le opportunità per se stessi e per gli altri, semplicemente aggiornandosi, migliorando le proprie performance, studiando ed efficientando le proposte.

Il processo di rinnovamento è complesso ma può essere veloce e agevole perseguendo l’obiettivo con determinazione e partecipazione. Così si fa nelle più importanti aziende del mondo quando, chi le dirige, intuisce il momento di migliorarsi anticipando i tempi della concorrenza ponendo per tempo tutte le condizioni perché questo processo possa attuarsi senza traumi e, soprattutto, senza dichiararsi sconfitto abbandonando l’azienda prima di averci provato. Come dicono gli americani: the way out is the emergency one.

Nei partiti, però, è diverso. Chi può impedire un processo di miglioramento di un partito se non quelli che poi sono destinati a lasciarlo? La storia ricorda le grandi scissioni tra chi si è rinnovato restando e chi ha abbandonato per creare altri partiti e/o movimenti ideologicamente prossimi a quelli costretti ad abbandonare.

Ora, guardando a quello che è accaduto nel PD in Basilicata con la fuoriuscita dei renziani verso Italia Viva, ci sarebbe da chiedersi per quale ragione chi non è riuscito a fare il rinnovamento nel Pd, avendone tutte le possibilità, oggi dovrebbe convincerci  che  la sua ( o la loro) sia una scelta di rinnovamento e non di POSIZIONAMENTO personale

Ecco perché è necessario distinguere tra Rinnovisti (coloro i quali per loro tornaconto personale non si curano ex ante di quello che gli elettori pensano delle loro scelte) e Rinnovatori che studiano, propongono e attuano azioni di rinnovamento offrendo nuove prospettive di crescita a tutta la comunità che li segue e che, come in questo caso, pure li ha eletti e votati come capitani alla guida del partito.

La domanda, a questo punto, nasce spontanea: chi ha impedito al segretario regionale del PD di rinnovare il partito? E chi ha impedito di farlo a Luca Braia, Maria Antezza e a tutti “gli amici e gli amministratori del PD che hanno firmato il documento di adesione a Italia Viva con cui si esprime sinteticamente le ragioni fondamentali dell’adesione al progetto di Renzi”

Non sono stati forse loro, rispettivamente per Potenza e Matera, i capitani condottieri del popolo democratico?

Noi siamo per il rispetto DI OGNI SCELTA, purchè chi la fa abbia il rispetto della nostra intelligenza e non venga a  propinarci fiumi di retorica sul nuovo che avanza. Di nuovo non c’è niente, purtroppo.

E’ vero, siamo in un’epoca in cui contano i leader e il carisma personale degli uomini più che dei simboli, delle ideologie e della storia dei partiti. Si seguono, infatti, uomini che si fanno forti a parole, che agiscono prima di pensare, che giovano a POKER con l’Italia come posta, mentre gli ideali  sono stati rilegati al rango di sogni utopici ad appannaggio di obsolete generazioni di politici sconfitti dalla narrazione, dalla storia e dai risultati.

In fondo, gli elettori, questo l’hanno anche accettato. Perché allora continuare a parlare di scelte ideologiche quando invece si tratta di scelte di collocamento personale?

Sarebbe interessante conoscere nomi e cognomi di chi ha impedito a questa classe dirigente del PD che ha governato il partito negli ultimi dieci anni di fare tutte queste belle cose per il PD, per il centrosinistra e per l’intera la Basilicata.

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