Ormai denunciare le cose che non vanno in questa città è tempo perso perchè dal Palazzo municipale non arrivano segni di vita. PIù che un governo è un’amministrazione controllata, una sorta di commissariamento per fallimento che è solo diretta alla gestione corrente e non ha il gravame morale di pensare al futuro della comunità cittadina. Se di questo si tratta, coerenza vorrebbe che si parlasse chiaro alla città, si dicesse perchè non si può andare al di là di quello che si sta facendo e quali e quanti problemi ci sono ancora da superare prima di tornare ad una amministrazione normale. L’impressione è che il tessuto politico sia così autoreferenziale che neanche ci si accorge del gap che passa tra le vedute, le richieste, le necessità di un capoluogo regionale e la capacità di dare risposte di una Amministrazione in quanto a decisioni politiche di prospettive. In tutte le stagioni della politica il capoluogo regionale ha esercitato un peso nella programmazione regionale, così come ha avuto un ruolo dialettico nel dibattito politico concernente il ruolo e il destino della Basilicata. Qui adesso passano i grandi momenti di dibattito senza che ci sia la presenza politica del Comune capoluogo e del suo rappresentante, si veda il tema dell’Università e della sua crescita, o quello, altrettanto importante posto dal Presidente Somma riguardo alle scelte, alle occasioni ed alle modalità di agganciare il treno dello sviluppo in relazione ai finanziamenti che possono arrivare. Si tace sul sistema sanitario, forse per non guastare i rapporti con gli amici di cordata, si tace sul sistema scolastico nel momento in cui esso sta subendo un tentativo di ridimensionamento, si tace sui servizi che sono storicamente minimali rispetto a quelli di cui hanno fruito e fruiscono altre città. Si tace sull’autonomia differenziata, sull’assistenza agli anziani, sulla sicurezza nelle contrade che hanno costretto perfino i cittadini ad iniziative di difesa privatistiche. Per non parlare del problema del centro storico che pure era stato messo tra le priorità da risolvere: non una idea, non una proposta, non un tentativo di trovare una strada per invertire il trend di decrescita commerciale e di spopolamento di questa parte della città. Nè giungono segnali di come si vuole onorare l’impegno a fare di questa città la città dello sport, con il palazzetto Coni in quelle condizioni, con il parco fluviale che non ha registrato alcun passo avanti riguardo alla ultimazione dell’anello pedonale e ciclabile, dell’ex Ferrovia Potenza Laurenzana, su cui da tempo il Comune capoluogo avrebbe dovuto investire sul piano turistico, con Bucaletto che langue nel tira e molla tra Comune ed Ater, con gli ascensori di via Cavour che non partono, con il servizio ACTA che ha fatto un vistoso passo indietro, con l’illuminazione trascurata al punto da ricordare i tempi della Potenza terremotata. Insomma può darsi che sia solo una impressione e che la fucina delle idee progettuali sia in fermento senza che lo si sappia, ma si ha la sensazione che questa Amministrazione si nasconda al dibattito pubblico, rinchiudendosi in una gestione contabile e minimale di una città. Sarà difetto di comunicazione ma l’immagine che il cittadino imprime nella mente è quella data dalle decine di dissuasori e di nastri segnalatori disseminati per la città ad evidenziare muri crollati, buche , situazioni di pericolo incombente lasciate a futura memoria. Ecco, se c’è qualcosa che si muove, rispetto a questo desolante racconto, la città avrebbe diritto di saperlo per nutrire almeno la speranza di un futuro migliore, di una immagine diversa che non quella di una città appena uscita dal pronto soccorso con bende e ingessature dopo essere scivolata sul terreno inconsistente di gestioni politiche finora apparse inadeguate e senza spessore. Vorremmo credere che si lavori in silenzio, ma forse è una nostra illusione. rocco rosa